Bruxelles – Istituzioni, imprese ed esperti a confronto per affrontare insieme un “momento decisivo” per il futuro delle politiche europee su ricerca e innovazione, e per il ruolo dell’Italia in questo contesto. L’occasione per avviare questo dialogo è stata l’evento – che ha raccolto oltre 350 partecipanti, di cui 150 dall’Italia – dal titolo ‘La ricerca e innovazione italiana in Europa: verso il nuovo Horizon Europe e il Fondo per la Competitività‘, organizzato ieri pomeriggio (21 aprile) al Parlamento Europeo dall’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE), l’associazione italiana che dal 1990 supporta la partecipazione del nostro Paese ai progetti di ricerca comunitari.
Al fine di “rafforzare la posizione italiana nel dibattito europeo su ricerca, innovazione e competitività” in vista della definizione del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034, i protagonisti dei vari panel hanno portato il loro punto di vista sui due strumenti chiave per il settore R&D (Research and Development): Horizon Europe, il principale programma UE per il finanziamento della ricerca che per il settennato ancora in corso poteva contare su un bilancio da 95,5 miliardi di euro e nella nuova proposta della Commissione Europea potrebbe raggiungere i 175 miliardi, e il nascente Fondo Europeo per la Competitività, un pacchetto di strumenti finanziari pensato per rafforzare la competitività delle imprese del Vecchio Continente e sostenerne gli investimenti in settori strategici.
Ad aprire i lavori è stata la presidente di APRE, Maria Cristina Pedicchio, che ha sottolineato subito la rilevanza del momento. Questo momento della costruzione del nuovo bilancio europeo pluriennale 2028-2034 “è un passaggio molto importante per l’Europa e, di conseguenza, per l’Italia”. La nuova programmazione è già “in piena fase di definizione” e il nodo principale riguarda il rapporto tra ricerca e applicazione industriale. “Abbiamo una ricerca d’eccellenza – ha ricordato – ma spesso non riusciamo a tradurla in mercato e crescita economica”. Di fatto, “il dibattito sul futuro Horizon Europe e sul Fondo europeo per la competitività non riguarda solo due programmi di finanziamento, ma il modo in cui l’Europa intende connettere ricerca, innovazione, competitività, capacità industriale e autonomia strategica“. Da qui la necessità di trovare un equilibrio tra Horizon e il nuovo Fondo competitività, in una logica ‘win-win in cui “devono vincere sia la ricerca sia l’industria”. E, in questo scenario, l’iniziativa di APRE mira ad “offrire uno spazio di dialogo e accompagnamento” tra Italia e istituzioni UE con “analisi e dati”.
Un tema ripreso anche nel messaggio inviato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, che ha insistito sulla necessità di garantire “autonomia scientifica, stabilità e governance separata” per Horizon, mantenendo al contempo un dialogo efficace con il Fondo competitività. Tra le priorità indicate: eccellenza scientifica, semplificazione amministrativa e sostegno ai giovani ricercatori.

Dal lato politico, l’eurodeputata di Fratelli d’Italia e vice-presidente della commissione Industria, Ricerca ed Energia (ITRE), Elena Donazzan (ECR), ha posto l’accento sulla necessità di trasformare le strategie in risultati concreti. “Quello che scriviamo oggi avrà ricadute per i prossimi anni”, ha detto, richiamando l’urgenza di rafforzare il trasferimento tecnologico verso i territori. “Dobbiamo tradurre la visione in fatti”, ha insistito, indicando come priorità la capacità di “far vivere all’Italia questa occasione straordinaria”. Donazzan ha anche lanciato un monito sul rischio di deindustrializzazione europea: “Significa impoverimento sociale e perdita per il sistema economico. Possiamo fare la differenza solo puntando sull’intelligenza e sull’innovazione”.
Sulla stessa linea l’altro vice-presidente della commissione ITRE, l’europarlamentare del PD Giorgio Gori (S&D), che ha inquadrato la questione in termini geopolitici. “La competitività è oggi al centro della politica europea, perché da essa dipende l’autonomia strategica del continente“. Per quanto il nuovo assetto affiancherà ad un Horizon rafforzato un Fondo esplicitamente dedicato allo sviluppo industriale, l’ex sindaco di Bergamo ha avvertito che “questo non deve significare subordinare la ricerca all’industria, perché rischieremmo di soffocarla”. Per questo il Parlamento europeo insiste su una governance affidata a esperti indipendenti e sulla tutela della natura civile di Horizon, perché “la difesa deve essere finanziata esclusivamente dal Fondo competitività”.
Più ampia la riflessione proposta dalla forzista Letizia Moratti (PPE), terza componente italiana della commissione ITRE, che ha invitato a “superare schemi del passato” di fronte a un’Europa che “non cresce”. I dati parlano chiaro: il peso del manifatturiero sul PIL è sceso dal 20 per cento al 14 per cento in vent’anni. In questo contesto, “la ricerca è la leva strategica per la crescita, soprattutto quando si trasforma in innovazione”, ha affermato, sottolineando però la necessità di un cambio di paradigma: “Non possiamo più lavorare a ‘silos’”, ma serve invece “una visione integrata che metta insieme pubblico e privato, livelli istituzionali e competenze diverse, anche a costo di rinunciare a un pezzettino della propria autonomia” per un progetto più ampio.
Accanto al dibattito politico, l’evento ha offerto anche un’analisi dei dati sulla partecipazione italiana a Horizon Europe. Il direttore di APRE, Marco Falsetti, ha evidenziato luci e ombre: quando l’Italia coordina progetti, riesce a far ritornare sul territorio nazionale circa il 35 per cento dei finanziamenti messi a disposizione dalla Commissione, contro una media europea del 40 per cento. Sebbene nel 2024 si sia registrato un calo, secondo Farsetti “non è un problema drammatico, ma segnala una questione di qualità” legata anche alla “distrazione delle risorse migliori verso altri impegni”, come il PNRR. La sfida, ora, è “valorizzare quanto costruito” e riportarlo nel programma europeo. Di fatto, i dati della performance italiana in Horizon Europe confermano il posizionamento della Penisola tra gli attori più rilevanti del Programma. Secondo i dati illustrati, aggiornati all’11 gennaio 2026, l’Italia ha ottenuto 4,46 miliardi di euro di contributi da Horizon Europe nel periodo 2021-25, con un ritorno finanziario pari
all’8,43 per cento del budget complessivamente assegnato. E il Paese si colloca al terzo posto in Europa per numerosità della partecipazione e al quinto posto per ritorno finanziario complessivo. Dunque, per APRE, i dati “mostrano un’Italia fortemente presente in Horizon Europe, ma ancora chiamata a rafforzare la capacità di trasformare questa presenza in leadership progettuale e in progetti mediamente più forti sul piano finanziario“. In questo contesto, “il confronto di Bruxelles ha messo al centro le questioni più sensibili del negoziato sul futuro assetto europeo della ricerca e innovazione: il rapporto tra Horizon Europe e Fondo europeo per la competitività, la governance complessiva del nuovo sistema, il ruolo degli Stati membri nella definizione delle priorità e la capacità del Programma quadro di restare autonomo, leggibile e credibile anche in un quadro di coordinamento più stretto con le politiche europee per la competitività”, precisa APRE in una nota stampa.
Uno sguardo più ampio sul contesto globale è arrivato da Lucia Aleotti, membro del Cda di Menarini e vicepresidente di Confindustria con delega al centro Studi. L’imprenditrice fiorentina ha sottolineato come la fase attuale sia “molto delicata e in rapidissima trasformazione” e “agli sviluppi tecnologici si sommano gli sconvolgimenti geopolitici“. In un contesto di questo tipo, secondo Aleotti, “l’Europa deve rafforzare la propria competitività e questo passa da un deciso salto tecnologico”. Se Confindustria da un lato sostiene la proposta della Commissione per un nuovo Fondo per la Competitività e per il rafforzamento di Horizon Europe, dall’altro avverte sulla necessità di “mantenere una governance unica per i due programmi“.
Se su quest’ultimo – e decisivo – aspetto la distanza rispetto a quanto sostenuto dal governo italiano tramite il messaggio inviato dalla ministra Bernini resta singificativa, il confronto di ieri ha fatto emergere un punto condiviso: l’Europa si trova a un bivio. Da una parte, la necessità di rafforzare la ricerca di base e l’autonomia scientifica; dall’altra, l’urgenza di trasformare conoscenza in innovazione e competitività con risultati concreti sul mercato. Una partita complessa, che nei prossimi mesi si giocherà nei triloghi tra Parlamento, Commissione e Stati membri.












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