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    Home » Energia » L’Enea a Bruxelles: la certificazione energetica degli edifici è decisiva per le politiche e la consapevolezza

    L’Enea a Bruxelles: la certificazione energetica degli edifici è decisiva per le politiche e la consapevolezza

    "In Italia quasi il 50 per cento degli edifici non si trova in classi elevate", ma "le classi meno performanti non costituiscono più la metà" delle strutture. "Qualcosa sta cambiando", ma "dobbiamo lavorarci di più"

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    26 Marzo 2026
    in Energia
    Case Green clima
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    Bruxelles – Cresce la consapevolezza dei cittadini dell’importanza della certificazione energetica degli edifici e le situazioni geopolitiche, che compromettono la stabilità dei mercati e causano aumenti delle bollette, spingono le persone a valutare i costi e i benefici degli interventi necessari di miglioramento delle strutture. A dirlo è la direttrice del Dipartimento Unità per l’Efficienza Energetica (DUEE) di Enea, Ilaria Bertini, a Bruxelles per la presentazione del Rapporto annuale sulla certificazione energetica 2025 dell’Italia, redatto da Enea e CTI (Comitato Termotecnico Italiano Energia-Ambiente), al Parlamento europeo. Il documento offre un quadro aggiornato dell’efficienza energetica del patrimonio edilizio italiano e si inserisce nel quadro del Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) 2024, che mira a ridurre le emissioni del 43,7 per cento nel settore non ETS (il Sistema di scambio quote di emissioni UE) entro il 2030 e un incremento del tasso di ristrutturazione degli edifici, con particolare attenzione a quelli meno performanti e alle situazioni di povertà energetica. “In tale contesto, la certificazione energetica assume un ruolo centrale non solo tecnico, ma anche sociale”, si legge nel report.

    “Il certificato di performance degli edifici è uno strumento che dà al cittadino proprietario l’idea della qualità del proprio appartamento” ed “è il primo passo: se non si misura, se non si ha la fotografia del punto di partenza, come si fa a migliorare?”, spiega a margine dell’evento ‘Energy Performance Certificates as a Policy Tool: Insights and Perspectives from Italy and Europe’, alla presenza della vicepresidente della commissione per l’Industria, la ricerca e l’energia (ITRE), Elena Donazzan (FdI). “Quindi, è inevitabilmente uno strumento di supporto alle politiche che riguardano il miglioramento dell’efficienza energetica del nostro parco immobiliare. Crediamo che sia uno strumento fondamentale per la consapevolezza dei cittadini, ma anche per le politiche”, precisa Bertini.

    In Italia, la situazione sta migliorando. “Sappiamo che quasi la metà degli edifici non si trova in classi elevate, ma i report anche degli anni precedenti hanno dimostrato un’evoluzione importante: proprio dall’anno scorso le classi meno performanti non costituiscono più la metà degli edifici“, illustra. Un “risultato” che attesta che “qualcosa sta cambiando”, ma “chiaramente dobbiamo lavorarci sopra di più“. Di sicuro, “sempre maggiore consapevolezza sull’efficienza energetica si vede” e “tutti gli strumenti che il nostro Paese mette in campo vengono molto utilizzati dai cittadini”. Dunque, “c’è una consapevolezza e, naturalmente, le situazioni di contingenze che aumentano i prezzi sempre più fanno ottenere quei costi-benefici che portano i cittadini anche a fare gli interventi”, precisa.

    Il Rapporto si basa sull’analisi di circa 1,2 milioni di Attestati di Prestazione Energetica (APE) emessi nel 2024 e trasmessi al SIAPE (Sistema informativo sugli APE). Dati che, “sottoposti a un rigoroso processo di verifica, costituiscono un campione rappresentativo e affidabile per valutare l’evoluzione della prestazione energetica del patrimonio edilizio nazionale”, chiarisce Enea. Più nello specifico, il rapporto spiega che nel 2024, rispetto al 2023, “si conferma la progressiva riduzione degli immobili collocati nelle classi energetiche meno efficienti. Le classi F e G registrano un calo di circa 3 punti percentuali, scendendo complessivamente sotto il 44 per cento del totale, in favore degli di immobili nelle classi intermedie (C, D ed E). Le classi più performanti (da A4 a B) restano sostanzialmente stabili al 20 per cento”. Il documento precisa che “questo andamento conferma un miglioramento graduale delle prestazioni energetiche medie del patrimonio edilizio certificato, pur con alcune differenze tra settori e aree geografiche”.

    Inoltre, il Report mostra una diversa distribuzione per classe energetica tra il settore residenziale e quello non residenziale. “Entrambi i settori presentano una percentuale inferiore di APE nelle classi energetiche migliori (A4-B) intorno al 20 per cento, mentre quello non residenziale ha una quota maggiore nelle classi intermedie (C-E: 49,7 per cento contro 34,7 per cento). Le classi energetiche peggiori (F-G) risultano invece maggiormente presenti nel settore residenziale (45,3 per cento) rispetto al non residenziale (30,9 per cento)”, si legge. Rispetto all’anno prima, nel 2024 il settore residenziale presenta “una lieve riduzione della percentuale di immobili certificati nelle classi energetiche migliori (A4-B) pari a -0,6 per cento, mentre aumentano gli immobili nelle classi intermedie (+2,7 per cento) e diminuiscono quelli nelle classi peggiori (-2,1 per cento)”. Il settore non residenziale, invece, “mostra un miglioramento della distribuzione delle classi energetiche, con un incremento degli immobili nelle classi più efficienti (+4,2 per cento) e intermedie (+5,8 per cento) e una riduzione nelle classi energetiche peggiori (-9,9 per cento)”.

    Per quanto riguarda la copertura, “l’attività di certificazione energetica ha acquisito un ritmo costante nel tempo per tutti i territori amministrativi italiani”, si legge nel rapporto. “La Regione Lombardia si conferma l’Ente Locale con il maggior numero di APE emessi con i circa 308 mila attestati del 2024, seguita da Regione Piemonte (circa 154 mila APE), Regione Veneto (circa 140 mila APE) e Regione Emilia-Romagna (circa 133 mila APE). Queste quattro Regioni da sole rappresentano circa il 50% del totale nazionale”, dettaglia il documento. Seguono Lazio (128 mila), Toscana (107 mila), Sicilia (105 mila) e Campania (104 mila).

    Sul fronte più ampio, “l’Unione Europea sta facendo tantissimo” e “le direttive ci danno tantissimi obiettivi molto ambiziosi”, commenta Bertini. Ma “è inutile dirci che uno degli aspetti fondamentali è la parte finanziaria” a cui si aggiunge “senza dubbio anche la preparazione” perché “una cosa su cui noi ci stiamo mobilitando moltissimo riguarda le maestranze” dal momento che “per fare tutti questi lavori ci vogliono imprese e professionisti, ma anche installatori“. Per Bertini si tratta di un aspetto “che secondo noi presenta una criticità anche per il declino demografico” e sui cui “come Enea ci stiamo impegnando moltissimo” – con “diversi progetti che mirano per esempio a collaborazioni con gli ITS” -, perché “poi, alla fine, non ci vogliono solo i laureati, ma anche gli installatori giovani che conoscano le nuove tecnologie, anche quelle più performanti”, conclude.

    Per Donazzan, “c’è necessità di abbassare i costi dell’energia, di semplificare la vita alle imprese in particolare e di avere un mercato unico che vuol dire anche certificazioni condivise, non partire sempre da zero, ma partire da ciò che c’è”. In questo contesto, l’evento di presentazione del rapporto, “voluto da Enea e da me sostenuto, è proprio per dire che abbiamo già un pregresso, abbiamo già dati che ci dicono cos’è un certificato, non dobbiamo inventarci qualcosa, dobbiamo semplificare il più possibile”, sottolinea.

    Tags: certificazione energetica edificiDonazzanEneaparlamentoue

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