Bruxelles – “E’ un negoziato difficilissimo” quello sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea (MFF 2028-2034). La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è una dei primi leader a fare la sintesi del confronto tra i capi di Stato e di governo dell’UE sul tema in occasione del vertice informale del Consiglio europeo di Nicosia. Si concede ai cronisti anche prima della tradizionale conferenza stampa finale dei presidenti di Commissione UE e Consiglio europeo, e quindi tocca al capo di governo italiano riferire che “le posizioni tra loro partono in maniera molto diversa” e che serviranno altro tempo e altre riunioni per trovare un’intesa, comunque al momento difficile da prevedere.
Troppi soldi, si compatta il fronte dei frugali
I Paesi cosiddetti ‘frugali’, quelli che vorrebbero un bilancio con meno risorse, non cambiano idea. Al contrario, insistono, con il primo ministro dei Paesi Bassi, Rob Jetten, a guidare il fronte di chi vuole spendere meno per il funzionamento dell’UE e il finanziamento dei suoi programmi. “Ci sono molti Paesi che, come noi, chiedono un bilancio più snello“, scandisce a margine dei lavori, per poi avvertire: “Stiamo creando un ampio fronte”. Questo gruppo comprende Paesi Bassi, Paesi scandinavi (Danimarca, Svezia e Finlandia) e Irlanda. Ma ci sono anche Austria e Germania a ritenere che i quasi 2mila miliardi di euro per l’MFF 2028-20234 proposti dalla Commissione europea siano troppi.
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In questo contesto la posizione del Parlamento europeo rende il negoziato ancora più complicato. A livello di commissioni è stato votato un aumento di 200 miliardi, e l’Aula con ogni probabilità confermerà la posizione la prossima settimana. La presidente del Parlamento, Roberta Metsola, del resto è chiara nel riferire ai capi di Stato e di governo che “ciò di cui abbiamo bisogno ora è un bilancio adeguato allo scopo“. Il che vuol dire più soldi, da ricercare anche in nuove risorse proprie alternative ai contributi nazionali su cui al momento sembrano esserci pochi spiragli.
Le priorità dell’Italia
“Cerchiamo risorse nuove per finanziare nuove priorità, e obiettivamente non è che ce ne siano moltissime, abbiamo delle difficoltà a trovarle“, riconosce Giorgia Meloni, che nel negoziato che si annuncia già in salita fissa quelle che sono “le linee rosse” del governo italiano. “Una di questa riguarda i fondi della coesione e della politica agricola comune”, considerate come insufficienti e anche mal distribuite. “Siamo d’accordo sulla nostra difesa come sulla competitività ma le cose camminano insieme”. Perché, sottolinea la presidente del Consiglio, “è inutile occuparci della nostra sicurezza se poi non ci occupiamo della nostra sicurezza alimentare ed è inutile costruire competitività se non capiamo che la coesione, cioè mettere tutti i territori nella condizione di competere ad armi pari, è la pre-condizione di qualsiasi forma di competitività”.
Altra priorità italiana riguarda il fondo per la competitività il suo utilizzo. “Noi dobbiamo accompagnare la trasformazione dell’industria tradizionale, delle nostre filiere storiche, senza dimenticare le piccole e medie imprese”, importante per il ‘made in Italy’ come per l’Unione europea, visto che le PMI sono il 99 per cento del tessuto industriale e produttivo a dodici stelle.

I Paesi baltici (Estonia, Lettonia e Lituania), assieme alla Polonia, vogliono che qualunque cosa succede nel corso del negoziato si destinino risorse adeguate alla difesa. Un concetto espresso dalla prima ministra lettone Evika Silina. “Confiniamo con la Russia”, sostiene, e in quella che non è solo una nozione di geografia. “Come potete immaginare sono concentrato sul fianco orientale”, confida il primo ministro polacco, Donald Tusk.
Servirà dunque “altro lavoro”, ammette il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, convinto comunque dell’utilità di un dibattito per i riscontri comunque ottenuti. Il tema sarà di nuovo sul tavolo dei leader in occasione del vertice del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno. La presidenza cipriota di turno del Consiglio dovrà presentare per quella data una proposta di compromesso con le nuove cifre, un percorso tutt’altro che scontato, che porta Costa ad augurare “buona fortuna” a Nikos Christodoulides, presidente di Cipro, Paese con la presidenza di turno del Consiglio UE. “Siamo pronti a fare questo difficile lavoro“, sostiene il cipriota, che raccoglie la sfida.
Comitato delle Regioni sul piede di guerra
Sullo sfondo c’è la sfida nella sfida, quella delle regioni decise e determinate a fare pressioni sui rispettivi governi centrali. Con il Consiglio europeo impegnato a ragionare su risorse proprie e ammontare del complessivo bilancio settennale il ministro per la Politica regionale della Polonia, Jan Szyszko, annuncia di essere al lavoro, insieme ai rappresentati di altri 16 Stati membri dell’UE, per predisporre “una posizione comune per la nuova politica degli investimenti dell’UE” a partire dal documento informale diffuso ai partner, al fine di avere “maggiori risorse per gli investimenti, la protezione delle imprese europee e amministrazioni locali forti”. Si tratta di una contro-proposta politica che sconfessa l’impianto del prossimo bilancio settennale e riaccende lo scontro tra Comitato delle regioni e Commissione europea.




![Paolo De Castro [foto: Saverio De Giglio/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/10/Imagoeconomica_2541642-350x250.jpg)







