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    Home » Agrifood » De Castro (Nomisma): “Così il bilancio pluriennale UE non si può negoziare, eliminare il fondo unico”

    De Castro (Nomisma): “Così il bilancio pluriennale UE non si può negoziare, eliminare il fondo unico”

    Il presidente di Nomisma a Eunews: "Von der Leyen non ha ascoltato il Parlamento, vulnus molto forte. Il Green Deal ha prodotto eccesso di burocrazia in agricoltura, bene la semplificazione"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    30 Ottobre 2025
    in Agrifood, Politica
    Paolo De Castro [foto: Saverio De Giglio/imagoeconomica]

    Paolo De Castro [foto: Saverio De Giglio/imagoeconomica]

    Bruxelles – “Così com’è non è possibile negoziare”. Va dritto al punto Paolo De Castro, un presente da presidente di Nomisma, un passato recente (e lungo) di europarlamentare impegnato a lavorare sulla Politica agricola comune. Quando guarda la proposta di nuovo bilancio pluriennale UE presentata dalla Commissione europea (MFF 2028-2034) vede proprio nell’idea di accorpare agricoltura e coesione in un unico fondo il vero ostacolo su cui, a suo giudizio, occorre fare marcia indietro se si vuole dotare l’Unione europea di un nuovo bilancio. “La contrarietà è solo su quello”, dice nell’intervista concessa a Eunews. “Se si toglie il fondo unico allora si potrà riuscire a chiudere il negoziato entro il 2027 senza alcuna problematica”.

    Eunews: L’idea di fondo unico cosa comporta per l’agricoltura?
    Paolo De Castro: “Per chi auspica di avere più Europa dare agli Stati membri la facoltà di di allocare risorse è un passo indietro, non è un passo avanti. Inoltre la Politica agricola comune (PAC,ndr) si troverebbe in competizione con le Regioni, il fondo sociale europeo, la pesca. Non si riesce a intravedere il vantaggio per gli Stati membri. Mettere insieme agricoltura e coesione non era auspicabile.

    E: Parlamento europeo, regioni, Stati membri: la proposta di bilancio è stata criticata praticamente da tutti. E’ ragionevole e percorribile l’ipotesi di ritiro della proposta e presentazione di una nuova?
    PDC: “L’elemento di rottura è questo fondo unico. Questa Commissione non ha ascoltato il Parlamento europeo. A fronte di un voto della Plenaria di una risoluzione in cui chiedeva di non procedere a un fondo unico, la Commissione l’ha introdotto. Questo mi ha sorpreso”.

    E: Come giudica questo operato di Ursula von der Leyen? Facendo così è andata contro anche le indicazioni del suo partito, il PPE…
    PDC: “Non mi voglio sbilanciare, ma mi ha colpito molto. Quanto accaduto tra von de Leyen e il Parlamento europeo è un vulnus moto forte. Non è possibile non ascoltare 720 deputati europei direttamente eletti in tutti gli Stati membri. Quanto meno avrebbe dovuto sedersi e negoziare”.

    E: La Commissione sembra essere venuta incontro alle richieste degli agricoltori con le proposte per i giovani e l’ingresso dei giovani nel settore. Le piacciono? Aiutano il settore? Ancora, potevano arrivare prima?
    PDC: “L’attenzione ai giovani era già stata data con le due riforme della PAC. Sono favorevole ad aumentare le dotazioni e alle proposte del commissario Hansen, ma tutto questo non può sostituirsi ad aziende in grado di fare reddito. Per convincere gli agricoltori a fare agricoltura e restare servono aziende forti e competitive, non si può vivere di rendite europee. Quindi le iniziative sono utili, ma va rafforzato il tessuto imprenditoriale”.

    E: Visto che questa Commissione ora punta sulla semplificazione, la semplificazione in agricoltura può aiutare?
    PDC: “Certo che sì, assolutamente sì. E’ uno dei problemi che è stato creato in nome della sostenibilità, l’eccesso di burocrazia. Alla fine abbiamo avuto talmente tante regole e procedure amministrative che molti rinunciavano a chiedere l’accesso ai fondi PAC”.

    E: Sta dicendo che l’agricoltura ha scontato le ambizioni sostenibili del Green Deal?
    PDC: “E’ così. Io sono stato deputato europeo fino alla scorsa legislatura, e gran parte della legislatura l’abbiamo impiegata per raffreddare questo eccesso di regolamentazione ambientale. Penso al regolamento sul ripristino della natura, o la direttiva emissioni, o le norme sui fito-farmaci. Poi siamo riusciti a respingere quasi tutte queste iniziative. Nella scorsa legislatura sembrava che ogni giorno in Commissione si svegliassero e cercassero di rendere più complicata la vita agli agricoltori. Questa nuova legislatura invece mi sembra partita con un piede migliore”.

    E: Tornando al bilancio pluriennale, davvero il fondo unico è l’unico vero ostacolo? In Consiglio c’è già chi ha detto ‘no’ a idee di debito comune…
    PDC: “C’è chi spinge per la creazione di Eurobond, che poi è quello che ha proposto Draghi e anche quello su cui si è espressa [la presidente della BCE, Christine] Lagarde. Va ricordato che qualora si arrivasse all’idea di mettere titoli di debito, questi avrebbero un effetto benefico per l’euro in risposta ai dazi degli Stati Uniti. Se invece di un euro a 1,17 dollari avessimo un euro a 1,02 dollari si recupererebbe la fregatura dei dazi”.

    E: A proposito di dazi: giusto ratificare l’accordo commerciale con il Mercosur, dato il contesto?
    PDC: “L’Europa non può permettersi di non negoziare, soprattutto oggi.  Gli accordi di libero scambio non devono però creare distorsioni di mercato nei confronti dei nostri produttori. Se l’UE alza l’asticella sugli standard di qualità e sostenibilità anche i produttori extra-europei che esportano devono rispettare le stese regole, altrimenti si mettono in difficoltà le nostre imprese e si prendono in giro i nostri consumatori”.

    Tags: agricolturabilanciocoesionemff 2028-2034NomismaPaolo De Castroueursula von der leyen

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