Bruxelles – Israele impedisce alle organizzazione non governative umanitarie internazionali (OING) di svolgere il proprio ruolo a Gaza, attraverso l’introduzione di regole che rendono complicato poter operare sul territorio. Un’accusa e una condanna unanime dell’Unione europea, che vede Parlamento e Commissione UE sullo stesso piano: il governo di Benjamin Netanyahu chiude la strada alle ONG.
La prima accusa arriva dal Parlamento europeo, attraverso un’interrogazione sollevata da 18 europarlamentari di socialisti (S&D) e Verdi, e che vede tra i firmatari esponenti del PD e AVS. Nel mirino le nuove disposizione del governo israeliano, per cui ai fini della registrazione le organizzazioni non governative umanitarie internazionali che operano a Gaza e in Cisgiordania devono fornire una serie di dati personali sui propri dipendenti, nonché sui loro familiari, a fini di screening e profilazione. Questo, si denuncia, da una parte “compromette i principi della privacy e mette a rischio la sicurezza degli operatori umanitari”, e dall’altra parte queste nuove norme “potrebbero costringere le ONG internazionali a lasciare a breve i Territori palestinesi occupati, aggravando ulteriormente la situazione umanitaria sul campo”.
Cisgiordania, Israele ordina demolizione di campo sportivo nel campo profughi. L’UE: “Monitoriamo”
Preoccupazioni condivise anche dall’esecutivo comunitario: “La Commissione riconosce che le nuove norme di registrazione per le organizzazioni non governative umanitarie internazionali costituiscono un ostacolo significativo alle loro operazioni a Gaza”, scandisce Michael McGrath, commissario per la Giustizia, che risponde a nome dell’intero collegio. La questione ora cosa fare nei confronti di Israele. Lo Stato ebraico rispetta i criteri di adeguatezza in materia di trattamento dei dati della privacy o, al contrario, c’è il rischio di sorveglianze e controlli di massa in piena violazione dei diritti fondamentali?
Per i parlamentari europei firmatari dell’interrogazione la Commissione dovrebbe fare pressione per indurre Israele a “revocare gli obblighi di registrazione al fine di mantenere lo status di adeguatezza”, altrimenti in caso contrario dichiarare Israele Paese non in linea alle normative UE. Per ora non cambia niente. Ma, assicura McGrath, “il quadro giuridico fornisce alla Commissione gli strumenti per reagire in caso di riduzione del livello di protezione, compresa la possibilità di proporre la modifica, la sospensione o l’abrogazione di una decisione di adeguatezza”. L’UE potrebbe dunque intervenire. Intanto Israele si becca l’ennesima condanna dell’Europa.


![[Photo by Omar Ashtawy/APAImages/Shutterstock (16497571m), via IPA agency].
Palestinians inspect the damaged and largely destroyed building after the Israeli army targeted it in Nasser neighborhood of Gaza City, Gaza on January 31, 2026. At least 29 Palestinians were killed at dawn on Saturday in a series of Israeli airstrikes targeting various areas across the Gaza Strip. Since ceasefire took effect in early October, Israeli actions have killed more than 524 Palestinians.
Palestinians inspect the damaged and largely destroyed building after the Israeli army targeted it in Nasser neighborhood, Gaza city, Gaza Strip, Palestinian Territory - 31 Jan 2026](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/IPA_Agency_IPA70789453-350x250.jpg)






![[foto: Vince Paolo Gerace/imagoeconomica]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/04/Imagoeconomica_1477916-120x86.jpg)


