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    Home » Energia » La BCE: “Da coordinamento su rinnovabili +42 per cento di solare e +110 per cento di eolico”

    La BCE: “Da coordinamento su rinnovabili +42 per cento di solare e +110 per cento di eolico”

    Un'analisi su sicurezza energetica e competitività della Banca centrale europea invita i governi a procedere con il Green Deal e la doppia transizione, in modo ordinato. "Da caro-energia rischi per la competitività delle imprese"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    18 Maggio 2026
    in Energia
    Rinnovabili Italia

    Source: ec.europa.eu

    Bruxelles – L’Unione europea deve insistere con determinazione lungo la strada della doppia transizione energetica e digitale, e farlo in modo coordinato: è questo l’unico modo per mettersi al riparo dagli shock internazionali. E’ la conclusione a cui giunge la Banca centrale europea nella speciale analisi sulla sicurezza energetica e la competitività industriale, dove rivolge un esplicito invito per i governi degli Stati membri ad avanzare insieme: “Un approccio europeo coordinato, che dia priorità agli investimenti nelle energie rinnovabili laddove presentano il più alto potenziale di produzione a livello UE, potrebbe aumentare la produzione media fino al 42 per cento circa per il solare e al 110 per cento per l’eolico, rispetto a uno scenario con minore coordinamento tra gli Stati membri”.

    Per i tecnici della BCE non c’è alternativa alla sostituzione delle fonti fossili con quelle alternative. Come dimostrato anche dalla guerra in Iran e le ricadute sull’energia, “l‘UE dipende fortemente dalle importazioni di combustibili fossili, il che la rende particolarmente esposta agli sviluppi del mercato energetico globale”. L’unione europea e la sua area dell’euro hanno tutto da perdere da queste dipendenze: “Essendo un fattore chiave in praticamente ogni processo produttivo, i prezzi dell’energia hanno un impatto significativo sui costi delle imprese e possono comprometterne la competitività internazionale”.

    Da qui la necessità di andare avanti con la transizione sostenibile, con la BCE che produce raccomandazioni mirate: in primo luogo occorre insistere su investimenti transfrontalieri, vale a dire connettori. “L’espansione degli interconnettori e delle reti elettriche tra gli Stati membri – rileva l’analisi della Banca centrale europea – è fondamentale per distribuire in modo efficiente l’energia dalle regioni ricche di fonti rinnovabili alle aree con un’elevata domanda industriale, stabilizzando i prezzi dell’energia e migliorando la sicurezza dell’approvvigionamento”. Inoltre, il rafforzamento della connettività con i paesi extra-UE può fornire un sostegno reciproco durante le crisi energetiche, colmando il divario e stimolando gli investimenti in progetti di energia pulita”. In secondo luogo si suggerisce di lavorare a “proposte relative a una capacità di bilancio dell’UE per gli investimenti verdi, alle obbligazioni verdi (green bond) e a una maggiore partecipazione del settore privato sono fondamentali per colmare il divario e stimolare gli investimenti in progetti di energia pulita”.

    Energia, Italia e Belgio bocciano l’agenda della Commissione. Costa: “Accelerare la transizione”

    Terza raccomandazioni per gli Stati: sistemi fiscali che tengano conto delle prestazioni ambientali delle diverse fonti energetiche con “incentivi che favoriscano l’elettrificazione e lo sviluppo delle energie pulite”, scoraggiando quindi il ricorso alle fonti tradizionali. Quarta raccomandazione: andare avanti con la transizione digitale e tecnologica. “La digitalizzazione consente alle tecnologie delle reti intelligenti di ottimizzare la distribuzione dell’energia, integrare le fonti rinnovabili intermittenti e gestire la domanda in tempo reale”, sottolinea il documento d’analisi della BCE. In questo contesto “anche i sistemi di accumulo energetico, come batterie e impianti idroelettrici a pompaggio, e i programmi di gestione della domanda sono essenziali per bilanciare domanda e offerta”.

    Infine la strategia industriale. Dati alla mano, nel 2023 la Cina ha dominato gli investimenti nel settore manifatturiero delle tecnologie pulite, rappresentando l’80 per cento, rispetto al solo 20 per cento di UE e Stati Uniti messi insieme. Questo però non deve scoraggiare. “Sebbene la Cina comandi gli investimenti globali in tecnologie pulite, l’UE vanta un solido ecosistema in settori quali batterie, veicoli elettrici, energia eolica e pompe di calore“. E’ qui che occorre puntare, con decisione e in modo mirato e coordinato, per vincere la partita del futuro. “Per mantenere la leadership globale, l’UE deve sostenere questi settori“, raccomandano i tecnici della Banca centrale europea, secondo i quali iniziative come il Clean Industrial Deal della Commissione europea “possono contribuire a ridurre i costi energetici, promuovere i mercati delle tecnologie pulite e mobilitare finanziamenti significativi per la decarbonizzazione industriale”.

    Tags: Banca Centrale europeabceinnovazioneretirinnovabilisostenibilità

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