Bruxelles – “Non possiamo eliminare ogni rischio, ma il nostro ufficio europeo di garanzia per la protezione dei dati (GEPD) ha tutti gli strumenti per guidare l’amministrazione dell’Unione nell’uso dell’intelligenza artificiale”. A dirlo è Wojciech Rafal Wiewiórowski, il garante europeo della protezione dei dati, in una conferenza stampa, oggi (7 maggio), in cui ha commentato il rapporto annuale del GEPD, dopo averlo presentato, in mattinata, davanti alla commissione per le Libertà civili, la Giustizia e gli Affari interni (LIBE) del Parlamento europeo.
Al centro, il futuro della protezione dei dati. “Nel 2024 ci siamo detti che era il momento di fare un passo avanti, ora stiamo contribuendo a tutti gli effetti alla governance dell’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Wiewiórowski. Il prossimo passo è “motivare le istituzioni ad usare l’IA nel modo giusto e nel contesto corretto”.
Ad agosto sarebbero dovute entrare in vigore le disposizioni relative all’IA ad alto rischio previste dalla legge sull’intelligenza artificiale. Sempre oggi, però, Consiglio e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio per razionalizzare alcune norme su questo tema. L’accordo rivede le scadenze di applicazione e introduce nuovi obblighi. I sistemi di IA ad alto rischio autonomi dovranno essere conformi entro il 2 dicembre 2027, mentre quelli integrati in prodotti avranno tempo fino al 2 agosto 2028. “Ovviamente non posso essere contento dello slittamento delle scadenze – ha commentato il garante Wiewiórowski -, ma riconosco che c’erano modifiche reali da fare”. Tra queste, il divieto esplicito di usare l’IA per generare contenuti sessuali non consensuali o materiale pedopornografico.
Con l’entrata in vigore dell’AI Act, il GEPD è diventato l’autorità di sorveglianza del mercato per i sistemi AI usati dalle istituzioni UE. Così, è stata istituita “un’unità dedicata all’IA ed è stato avviato un progetto pilota di ‘sandbox’ normativo, che consente alle istituzioni dell’Unione di testare i sistemi di IA sotto la guida delle autorità di regolamentazione”, ha spiegato il garante. Un dato interessante è il numero di consultazioni legislative registrate, 145 nel 2025. “Questo strumento – ha chiarito Wiewiórowski – ci permette di fornire pareri di esperti su questioni essenziali come l’identità digitale o le modifiche ai regolamenti”.
Il 2025 è stato l’anno “della governance attiva – ha continuato il garante – e per questo abbiamo organizzato una mappatura dell’uso dei sistemi di IA ad alto rischio nelle istituzioni dell’UE. Così ci siamo resi conto che le istituzioni dell’UE tendono a non sviluppare strumenti di IA interni e sono sempre più dipendenti dagli strumenti già disponibili sul mercato e dall’IA generativa”.
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