Bruxelles – “Oggi la West Bank appare come un intreccio di strade separate e insediamenti che si stringono attorno ai villaggi palestinesi, fino a disegnare una vera e propria griglia di prigione”: questa è l’immagine del territorio occupato della Cisgiordania resa da Lucia Annunziata, eurodeputata del Partito Democratico (S&D) a seguito del suo viaggio di osservazione, tra il 4 e il 7 maggio scorso, insieme al collega irlandese Berry Andrews (Renew Europe).
Annunziata ha aperto l’incontro sottolineando la complessità della missione: “L’esito è positivo, innanzitutto perché siamo riusciti a rientrare in sicurezza: un risultato mai scontato quando si parla di entrare in un territorio occupato da Israele”. L’eurodeputata ha evidenziato come, mentre l’attenzione globale è quasi interamente assorbita dai conflitti a Gaza e dalle tensioni con l’Iran, i recenti dati raccolti nella West Bank delineino un quadro allarmante. Dall’inizio delle ostilità con Teheran, si sono registrati circa 378 attacchi nel territorio, con una media di 10 episodi al giorno che hanno colpito 148 comunità palestinesi. Ad aprile 2026, il numero delle comunità completamente sfollate è salito a 45, con circa 33 mila palestinesi costretti ad abbandonare i campi profughi a causa delle operazioni militari.
Citando i dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA), il report presentato alla stampa indica che dall’inizio del 2026 sono state effettuate 476 demolizioni di abitazioni, scuole e infrastrutture. Tali abbattimenti sono giustificati dalle autorità israeliane con la mancanza di permessi — quasi impossibili da ottenere per i palestinesi — o presentati come misure punitive o legate ad attività militari.
Durante la missione, i parlamentari hanno dialogato sia con realtà palestinesi che con organizzazioni della società civile israeliana. Annunziata ha citato gruppi come Breaking the Silence (formato da ex soldati) e Commanders for Israel’s Security (composto da ex generali), che criticano aspramente l’attuale politica militare di Israele. Secondo la parlamentare, l’occupazione lenta della West Bank segue un piano deliberato, avviato già nel 1997, che delega l’espansione territoriale ai civili anziché all’esercito regolare. “L’aggressività dei coloni, che sottraggono terre, incendiano proprietà e costruiscono nuovi insediamenti, sta di fatto annullando ogni spazio vitale per i palestinesi e i soldati arrivano a garantire la sicurezza dei coloni”, ha dichiarato l’eurodeputata, aggiungendo che tale dinamica “rende ormai quasi impraticabile la soluzione diplomatica dei due popoli e due Stati”.
In merito alle sanzioni approvate ieri dal Consiglio Affari Esteri contro i coloni violenti, Annunziata si è mostrata scettica: “È un passo avanti, ma insufficiente. Ai coloni importa poco del blocco dei conti correnti o del divieto di viaggiare in Europa”. Ha poi definito il sistema vigente in Cisgiordania come un vero e proprio regime di apartheid, dove le infrastrutture — strade, risorse idriche e reti commerciali — vengono utilizzate come armi.
A queste riflessioni si sono aggiunte quelle di Nicola Zingaretti, capodelegazione del PD al Parlamento Europeo, che ha accusato il governo Netanyahu di voler “cancellare dalla storia la possibilità stessa di esistenza di una comunità palestinese nella regione“. Zingaretti ha poi criticato duramente la passività delle istituzioni comunitarie: “Il rifiuto dei governi europei di comprendere la gravità di questa escalation rende l’Europa, di fatto, complice della situazione”.
Infine, è stato affrontato il tema dei fondi UE e dell’istruzione. Sebbene nella raccomandazione numero 200 alla Commissione europea, il Parlamento Europeo ha recentemente vincolato il sostegno economico alla revisione dei libri di testo palestinesi per eliminare contenuti antisemiti o incitamenti alla violenza — un processo che Annunziata definisce “un grande successo dell’Autorità Palestinese” — come denunciato da alcuni media, lo stesso rigore non sembra essere applicato ai testi scolastici israeliani, dove permangono narrazioni che disumanizzano i palestinesi. “L’unica vera speranza per il popolo palestinese è che la guida dello Stato d’Israele passi a leader diversi da Benjamin Netanyahu,” ha commentato a riguardo Zingaretti, guardando con favore alle forze democratiche israeliane che chiedono un cambiamento. Annunziata ha però avvertito che la sfiducia dei cittadini verso l’Autorità Palestinese, percepita come incapace di attuare riforme, rischia di spingere molti verso posizioni più radicali, come quelle di Hamas: “Il palestinese è talmente disgustato dall’Autorità Palestinese che ti dice tranquillamente che se deve votare preferisce dare un voto ad Hamas. Con l’ANP riforme non ne vediamo“, conclude Annunziata.

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