Bruxelles – Sul tema dell’auto le famiglie politiche della cosiddetta maggioranza Ursula al Parlamento europeo devono trovare un compromesso. L’appello arriva dal presidente dei popolari europei, Manfred Weber, che ha organizzato all’Eurocamera un incontro sull’auto – un Car Summit – per continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica su un comparto che vale “oltre 38 milioni di posti di lavoro”. Con lui in conferenza stampa, Ola Källenius, CEO del Gruppo Mercedes-Benz e presidente dell’Associazione Europea dei Costruttori di Automobili (ACEA), e Matthias Zink, presidente dell’Associazione Europea dei Fornitori Automobilistici (CLEPA) e CEO di Schaeffler Chassis & Powertrain.
Al centro c’è il riconoscimento del fatto che l’Unione europea si trovi in “un momento decisivo per l’industria automobilistica” e che debba “decidere la direzione da intraprendere“. Weber riconosce che “dei passi avanti sono stati fatti” a Bruxelles. “Due anni fa, durante la campagna elettorale, avevamo promesso di abolire il divieto sui motori a combustione interna, e ora stiamo mantenendo la promessa. La Commissione europea ha proposto a dicembre la revisione del regolamento, basandosi sulle promesse del PPE”, sottolinea Weber. “Dobbiamo mantenere un approccio ambizioso: il 90 per cento di riduzione delle emissioni entro il 2035 è un obiettivo ambizioso, anche se puntiamo a una maggiore flessibilità“, ovvero quello che definisce il “punto debole” dell’attuale legislazione, che presenta una “scarsa integrazione con il mercato“.
A febbraio, l’eurodeputato di Forza Italia – quindi della famiglia del PPE – Massimiliano Salini, è stato nominato il relatore della revisione sui target di CO2: lui stesso aveva definito la revisione “l’occasione storica” per “correggere una rotta che, nella scorsa legislatura, aveva imposto di fatto la cancellazione del motore a combustione interna attraverso l’obbligo delle zero emissioni allo scarico al 2035”. Una revisione che la Commissione ha messo sul tavolo già a dicembre scorso, abolendo lo stop di immatricolazione di auto a benzina e diesel dal 2035 e trasformandolo in un obiettivo di riduzione del 90 per cento delle emissioni delle nuove vetture e dei furgoni, compensando il rimanente 10 per cento con l’impiego di acciaio a basse emissioni o con l’uso di carburanti sostenibili. Su questo testo, in qualità di relatore, è chiamato a lavorare Salini. E a quanto trapela da una prima bozza della sua relazione – che sarà presentata il 2 giugno alla commissione Ambiente (ENVI) dell’Eurocamera -, la proposta dell’eurodeputato azzurro italiano sarebbe quella di alzare dal 3 per cento al 10 per cento il contributo di carburanti alternativi (come biofuel e e-fuel) e di portare al 7 per cento quello dell’acciaio pulito.
In questo contesto, quindi, Weber tende la mano a socialisti e liberali, con l’obiettivo di costruire “un approccio comune all’interno del centro delle famiglie politiche, una pace legislativa e duratura sul tema”. Per il tedesco, “bisogna ammettere che sono stati fatti degli errori, ma la nostra è un’offerta: ora ascoltiamo cosa ci dicono socialisti e liberali su questi temi, e poi sediamoci insieme e cerchiamo di trovare un compromesso“, incalza il presidente dei popolari europei. “Voglio rivolgere un appello ai Socialisti: sul tema delle auto e la produttività dobbiamo trovare un compromesso all’interno della nostra famiglia politica. Su questo dossier spero di trovare un accordo stabile sul lungo periodo: non possiamo continuare ad avere discussioni politiche sui trasporti e sulla mobilità. Mi rivolgo a Socialisti, Liberali e Verdi: fate come il Ppe. E se non volete ascoltare noi, ascoltate i produttori” automobilistici, “i bisogni del settore e i sindacati”, afferma.
Infine, sul fronte della competitività, Weber ricorda che l’UE deve confrontarsi con “problemi fondamentali come la concorrenza sleale cinese, la questione dell’innovazione e il tema delle infrastrutture di ricerca“, questioni sentite e condivise anche da Källenius. Il CEO di Mercedes-Benz ribadisce l’urgenza di modificare il regolamento introdotto nel 2020, chiedendo “ai responsabili politici di essere aperti al dialogo e pragmatici, evitando di rimanere ancorati a posizioni ideologiche che contrastano con le realtà del mercato”.
La posta in gioco è alta, conferma Zink, rappresentante dei fornitori del settore automobilistico. “Si parla di circa 1,7 milioni di posti di lavoro collegati: l’anno scorso, il 30 per cento di questi posti di lavoro è andato perso a causa di insolvenze e fallimenti. Quindi la situazione è molto critica dal lato dei fornitori”, illustra. “L’impegno per la decarbonizzazione c’è, senza dubbio. Ma dobbiamo essere più pragmatici, più realistici, come hai detto, nel trasformare una regolamentazione benintenzionata in una realtà, una realtà pragmatica per la nostra Europa”, conclude Zink.


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