Bruxelles – Non ci sono indicazioni di carenze di carburanti, ma la situazione è in evoluzione e non si possono escludere criticità nel lungo periodo. Perciò, la Commissione europea monitora e lavora a ogni scenario possibile derivante dalla crisi energetica e dalla guerra di Israele e USA contro l’Iran. Durante la conferenza stampa di presentazione del ‘Pacchetto passeggeri‘ di oggi (13 maggio), il commissario europeo per i Trasporti sostenibili e il turismo, Apostolos Tzitzikōstas, ha cercato di diffondere un messaggio di calma, dichiarando che “non c’è alcuna indicazione finora di una carenza di carburante in Europa nell’immediato futuro“. A supporto di questa tesi, Tzitzikōstas ha ribadito la solidità del sistema europeo: “Il 70 per cento del carburante per aerei è prodotto internamente all’UE, mentre solo il 20 per cento viene importato dai paesi del Golfo“. Tuttavia, l’ottimismo della Commissione si scontra con i timori espressi da Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della BCE, secondo cui l’Europa potrebbe iniziare a esaurire le scorte già entro la fine di maggio. Incalzato su questa discrepanza, il commissario ha ammesso che “sarà il futuro a dirlo”, evidenziando l’impegno dell’esecutivo UE nel monitoraggio costante della situazione nello Stretto di Hormuz. “Naturalmente, il ruolo di coordinamento della Commissione è fondamentale per monitorare e decidere le azioni collettive. E al momento stiamo lavorando su tutti i possibili scenari“, ha dichiarato. “Se necessario, adotteremo anche alcune delle politiche e delle decisioni prese per agevolare gli Stati membri, le compagnie aeree o qualsiasi altro settore o componente dell’economia europea, solo ed esclusivamente se necessario, cosa che al momento non si verifica”, ha scandito.
Se le scorte reggono, a cedere è la sostenibilità economica delle rotte: “Il vero problema attuale è l’aumento dei prezzi del carburante”, ha osservato Tzitzikōstas. Spiegando che il rincaro sta rendendo molti voli pianificati molto costosi, portando diverse compagnie aeree a cancellare rotte già programmate.
In questo scenario, la Commissione ha richiamato le compagnie ai propri doveri. Sebbene le cancellazioni preventive siano considerate “accettabili” di fronte a costi insostenibili, Tzitzikōstas ha avvertito che per i tagli comunicati con scarso preavviso le compagnie “dovranno rimborsare i passeggeri”. Il commissario ha sostenuto che l’UE può puntare sulla forza del suo sistema legislativo, definito da Tzitzikōstas come “uno dei migliori al mondo per la protezione dei passeggeri”.
Nonostante la guerra e le sue ripercussioni globali, il turismo sembra tenere. Titolare del portafoglio del turismo – e alle porte dell’avvio della stagione -, Tzitzikōstas ha ricordato che, dopo aver consultato gli attori del settore in tutta Europa, non ci sono indicazioni di cancellazioni di massa di turisti. Al contrario, si registra una certa stabilità dei flussi rispetto allo scorso anno, segno che l’Europa “è una destinazione turistica sicura e stabile”. E si è lanciato nella promozione: “Vogliamo invitare chiunque a visitare l’Europa, un posto che non deluderà. Non ci saranno problemi e naturalmente potranno godersi le vacanze con le loro famiglie”.
Ma se da Bruxelles Tzitzikōstas rassicura, da Nicosia il commissario europeo per l’Energia, Dan Jørgensen, si mostra più teso. Nella conferenza stampa al termine del Consiglio informale dei ministri dell’Energia a Cipro. Secondo Jørgensen, “la Commissione non prevede problemi molto seri per la sicurezza dell’approvvigionamento nel brevissimo termine, ma non può escludere criticità nel lungo periodo“. Un’evoluzione, ha puntualizzato, che dipenderà sia dalla situazione in Medio Oriente sia dalle reazioni dei mercati e delle compagnie aeree.
Il commissario ha ricordato che la Commissione europea ha istituito un osservatorio dedicato per monitorare scorte, importazioni ed esportazioni di carburante per l’aviazione, ribadendo tuttavia la necessità di “accelerare e raddoppiare gli sforzi per abbandonare i combustibili fossili e migliorare l’efficienza energetica”.
Jørgensen ha voluto, poi, chiarire la natura della situazione attuale: quella iniziata a fine febbraio “non è una crisi energetica, ma una crisi dei combustibili fossili“. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, ha spiegato, “abbiamo pagato 35 miliardi di euro in più per l’energia senza ottenere alcuna fornitura aggiuntiva”. E “nonostante l’Unione europea sia oggi più preparata rispetto alla crisi degli anni ’70 e del 2022, con una maggiore diffusione delle rinnovabili, fornitori più diversificati e una migliore efficienza energetica, questa crisi è peggiore e noi siamo ancora troppo vulnerabili“, ha concluso Jørgensen.












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