Bruxelles – Mentre i rappresentanti delle tre principali istituzioni europee si preparano ad affrontare una lunga notte di trattative per definire il testo dell’accordo tra Bruxelles e Washington sui dazi statunitensi, gli ultimi dati sull’andamento del commercio internazionale dell’Unione europea tracciano un quadro a tinte fosche. Secondo un report pubblicato oggi (19 maggio) da Eurostat – l’Istituto di statistica dell’UE –, a marzo 2026, i Ventisette hanno registrato un surplus di 5,9 miliardi di euro negli scambi di beni con il resto del mondo, in drastico calo rispetto ai 34 miliardi toccati nel marzo 2025, e la zona euro ne ha incassato uno di 7,8 miliardi di euro, con un crollo rispetto ai 34,1 miliardi di euro di marzo 2025.
I numeri assoluti dell’export e dell’import restituiscono ancor più efficacemente l’immagine di questo declino. Per quanto riguarda l’UE nel suo complesso, due mesi fa, il valore complessivo delle esportazioni non è altro oltre la cifra di 233,9 miliardi – un calo dell’8,7 per cento rispetto ai 256,1 miliardi del marzo 2025 – mentre le importazioni hanno toccato quota 228 miliardi, crescendo del 2,7 per cento a confronto con i 222,1 miliardi di 12 mesi prima.
Il calo dell’export registrato a marzo, peraltro, non sembra essere un fenomeno isolato. Non solo il flusso di beni verso Paesi extra-UE aveva già registrato un declino nel confronto su base annua nei mesi di gennaio (-9,2 per cento) e febbraio (-9 per cento) di quest’anno, ma il trend negativo è confermato anche se si utilizzano ‘pietre di paragone’ differenti: senza bisogno di tornare indietro allo scorso anno, il surplus registrato a marzo è in calo anche rispetto a febbraio 2026 (9,1 miliardi).
Non migliora il confronto su base trimestrale. Tra gennaio e marzo 2026, l’UE ha fatto segnare un avanzo commerciale di 8,4 miliardi di euro, una cifra estremamente lontana dai 50,7 miliardi dello stesso trimestre nel 2025. A subire una riduzione sono state sia le esportazioni che le importazioni, ma il calo dell’export (-8,9 per cento) non è stato sufficientemente compensato da quello dei beni in entrata (-3 per cento).
Secondo l’analisi di Eurostat, questa sequela di cifre negative è da imputarsi principalmente alle “sostanziali riduzioni” degli avanzi in due settori chiave come quello della chimica e quello dell’automotive. Nel confronto tra marzo 2026 e marzo 2025, i surplus registrati da queste due macro-aree sono passati rispettivamente da 40,8 a 17,6 miliardi di euro e da 21,6 a 11,3 miliardi. Il ruolo cruciale giocato dalla crisi di questi due settori è confermato dal fatto che i dati relativi ad altri ‘campi’ – come l’agroalimentare, l’energia e le materie prime – sono rimasti sostanzialmente stabili nel confronto su base annua.
A contare, però, non sono soltanto le specifiche dinamiche dei singoli settori, ma anche il progressivo mutamento dei rapporti che l’UE ha con alcuni dei suoi partner commerciali chiave. Su tutti, gli Stati Uniti. Mentre l’Europa recita la parte dei capponi di manzoniana memoria – scontrandosi al proprio interno sul testo finale dei cosiddetti Accordi di Turnberry – i dazi del ‘novello Renzo’ Donald Trump (la legittimità dei quali – è bene ribadirlo – è sempre più messa in discussione dai tribunali americani) continuano a mordere.
Secondo i numeri di Eurostat, il surplus commerciale di Bruxelles nei confronti di Washington è passato da 40,4 miliardi nel marzo 2025 a 13,5 miliardi nel marzo 2026, causata da un calo del 37 per cento dell’export e un lieve aumento dell’1 per cento dell’import.
Ma non è solo l’America. A peggiorare è anche la bilancia commerciale con la Cina: il saldo – già negativo – è passato da -30,9 a -32,6 miliardi di euro, con le esportazioni che sono dimunuite del 2,3 per cento e le importazioni che sono aumentate del 2,7. Peggiorano – seppur lievemente – anche i disavanzi con il Giappone (da 0,0 a -0,2 miliardi) e con l’India (da -1,9 a -2,1), scende il surplus con la Turchia (da 1,4 a 0,8) e infine il Brasile passa da una situazione di bilancia negativa per 0,2 miliardi ad un surplus della medesima cifra.
Nel tentativo di leccarsi le ferite, all’Unione converrà guardare ai pochi miglioramenti: il surplus con il Regno Unito e con la Svizzera sono passati rispettivamente da 16 a 18 miliardi e da 8,4 a 9,1 miliardi e il deficit con la Corea del Sud si è ridotto da -0,8 a -0,2 miliardi.
I dati Eurostat, infine, forniscono anche il quadro dell’andamento del commercio internazionale dell’Eurozona. Restringendo il campo ai soli Paesi che hanno adottato la moneta unica, però, la musica non cambia. Nel marzo 2026, la bilancia commerciale è rimasta positiva per 7,8 miliardi di euro, ma il surplus è comunque in netto calo rispetto ai 34,1 miliardi del marzo 2025.
Anche per l’Eurozona, si tratta del terzo mese in cui l’export registra un calo nel confronto su base annua: dopo il -7,2 per cento di gennaio e il -6,9 di febbraio, a marzo i flussi di beni in uscita si sono contratti del 5,5 per cento, passando da 280,6 a 265,3 miliardi di euro. Di contro, le importazioni sono aumentate del 4,4 per cento, raggiungendo quota 257,4 miliardi (a marzo 2025 si erano fermate a 246,5).
Non va meglio né se si guarda al confronto con il mese immediatamente precedente (a febbraio 2026 l’avanzo commerciale era di 11,1 miliardi), né se si effettua un paragone su base trimestrale. Come l’intera UE, anche l’Eurozona ha visto il suo surplus tra gennaio e marzo di quest’anno contrarsi del 70 per cento su base annua, passando da 55,4 a 16,6 miliardi di euro. Ancora una volta, il calo delle esportazioni (-6,5 per cento) ha nettamente superato quello dell’import (-1,5).



![Il presidente della commissione Commercio internazionale, Benrd Lange [foto: Alain Rolland/European Parliament]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2025/09/lange-350x250.jpg)







