Bruxelles – “Colmare le lacune che hanno lasciato esposte infrastrutture e tecnologie a influenze esterne“: con questo obiettivo il Parlamento europeo punta a creare una legislazione uniforme per “identificare e affrontare potenziali rischi per la sicurezza o l’ordine pubblico degli investimenti esteri pur rimanendo aperti agli afflussi di capitali esteri“. L’Eurocamera riunita oggi (19 maggio) in sessione plenaria a Strasburgo, ha approvato a larga maggioranza – con 508 voti favorevoli, 64 contrari e 90 astensioni – una proposta di modifica del regolamento del 2019 sul filtraggio degli investimenti dall’estero in settori sensibili come la difesa, i semiconduttori, l’intelligenza artificiale, le materie prime critiche e i servizi finanziari.
Il testo impone a tutti gli Stati membri di istituire meccanismi di controllo nazionali armonizzati per evitare di creare “condizioni di disparità che aumentano i costi di conformità a carico degli investitori che devono notificare operazioni in più Stati membri”. Il controllo, inoltre, non riguarda più solo gli investimenti diretti, ma viene esteso agli investimenti ‘greenfield’: nuove strutture o imprese spesso controllate da soggetti esteri che operano in Europa tramite imprese figlie già stabilite nell’UE.
“Con questo testo chiudiamo un capitolo di ingenuità europea”, ha dichiarato il relatore Raphaël Glucksmann (S&D, Francia). Secondo Glucksmann, l’Unione sta finalmente voltando pagina rispetto a una “cecità volontaria” che ha permesso ad attori stranieri di assumere il controllo di settori economici sensibili con l’obiettivo di indebolire l’Europa. La necessità di questa stretta è stata accelerata dalle recenti crisi globali, tra cui la pandemia di COVID-19 e la guerra d’aggressione della Russia contro l’Ucraina, che hanno evidenziato la vulnerabilità degli asset critici europei. Il provvedimento punta, dunque, al rafforzamento della “sicurezza economica”, intesa come resilienza delle catene di approvvigionamento, sicurezza fisica e cibernetica delle infrastrutture critiche per il funzionamento dell’Unione e contrasto alla coercizione economica da parte di governi stranieri. L’obiettivo dichiarato dalla proposta parlamentare è, dunque, “identificare e affrontare potenziali rischi per la sicurezza o l’ordine pubblico pur rimanendo aperti agli afflussi di capitali esteri”.
Il potenziamento della sicurezza mira, comunque, alla semplificazione delle procedure per “rendere l’UE una meta d’investimento più attraente”, migliorando al contempo la cooperazione tra le autorità nazionali e la Commissione per gestire i rischi di sicurezza transfrontalieri. A tal fine, in determinati casi di disaccordo tra lo Stato membro ospitante e la Commissione (o altri Stati membri) riguardo a rischi che interessano l’intera Unione, alla Commissione viene conferito il potere di adottare una decisione finale di autorizzazione condizionata o divieto.
Il regolamento attende ora l’approvazione formale del Consiglio. Una volta entrato in vigore, le nuove norme diventeranno applicabili 18 mesi dopo la loro pubblicazione ufficiale, dando tempo agli Stati membri di armonizzare i propri meccanismi di controllo nazionali. “Il nostro lavoro sugli investimenti esteri non è finito” – ha concluso il relatore riferendosi a futuri dossier per l’Eurocamera – perché “la lotta per l’indipendenza e la sovranità dell’Europa continua con la proposta di legge sull’acceleratore industriale“.
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