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    Home » Economia » Via libera finale del Parlamento europeo alle tutele per l’acciaio made in UE

    Via libera finale del Parlamento europeo alle tutele per l’acciaio made in UE

    Tagli all'import e aumento dei dazi sono al centro del regolamento a cui la plenaria dell'Eurocamera a Strasburgo ha detto sì a stragrande maggioranza. Karlsbro: "Contrastare gli effetti negativi è essenziale"

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    19 Maggio 2026
    in Economia, Energia
    Voto alla plenaria di Strasburgo, maggio 2026. Crediti: Parlamento europeo

    Voto alla plenaria di Strasburgo, maggio 2026. Crediti: Parlamento europeo

    Bruxelles – Riduzione delle quote di importazione e aumento dei dazi doganali e migliore tracciabilità dei prodotti siderurgici. Sono alcune delle misure a tutela del settore siderurgico europeo contro la sovraccapacità globale di acciaio che il Parlamento europeo ha oggi (19 maggio) confermato in aula plenaria. Approvate a larga maggioranza – con 606 voti a favore, 16 contrari e 39 astensioni – le norme sostituiscono le attuali misure di salvaguardia in scadenza il 30 giugno 2026 e introducono quote di importazione che limitano a 18,3 milioni di tonnellate annue i volumi di importazione d’acciaio esenti da dazi, segnando una riduzione del 47 per cento rispetto all’anno precedente. È stata inoltre stabilita l’applicazione di un dazio doganale al 50 per cento (il doppio dell’attuale) alle importazioni che superano la quota e ai prodotti siderurgici non coperti da essa. “L’Europa ha bisogno di un’industria siderurgica forte e competitiva, fondata sul commercio, l’innovazione e una concorrenza equa“, ha dichiarato l’eurodeputata del gruppo Renew, Karin Karlsbro. Mentre il capogruppo de La Sinistra, Martin Schirdewan, osserva “che la Commissione si allontana dal libero scambio e dall’importazione incontrollata di acciaio a basso costo e passa a una misura protezionistica”.

    Il regolamento prevede anche l’introduzione del requisito relativo a “fusione e colata”, in base al quale gli importatori dovrebbero individuare il Paese in cui l’acciaio grezzo è stato per la prima volta fuso e colato, per rafforzare la tracciabilità dei prodotti di acciaio e limitare l’elusione delle misure da parte di aziende non UE attraverso trasformazioni minime dell’acciaio effettuate in Paesi terzi. Pertanto, da oggi la Commissione dovrà prendere in considerazione l’origine dell’acciaio quando assegnerà le quote di importazione. Sul tema è stato sottolineato che per l’Ucraina, in quanto Paese candidato all’adesione UE, dovranno esser prese in considerazioni le sue difficoltà nel momento dell’assegnazione delle quote. “L’Ucraina non deve essere penalizzata dalle misure dell’UE mentre la sua industria siderurgica è sotto attacco diretto della Russia“, ha precisato Karlsbro, ribadendo che Kiev va trattata “come un futuro Stato membro dell’UE” e che “l’Unione deve ora mantenere la promessa di accordare all’Ucraina uno status speciale nel quadro del nuovo regolamento“.

    Secondo uno studio del servizio di ricerca del Parlamento europeo pubblicato a maggio 2026, l’industria siderurgica dell’Unione europea è il terzo produttore di acciaio al mondo e impiega direttamente circa 300mila persone. Attualmente, il sistema si trova sotto pressione a causa degli elevati livelli di sovraccapacità mondiale, che secondo le previsioni saliranno a 721 milioni di tonnellate entro il 2027, più di cinque volte il consumo annuo di acciaio dell’UE. A tali livelli di sovraccapacità mondiale, si aggiungono uniscono le misure adottate da Paesi terzi, come i dazi statunitensi, che limitano le importazioni nei loro mercati, rendendo l’UE il principale destinatario dell’acciaio in eccesso a livelli mondiale e causando ripercussioni negative sulla competitività della sua industria. Le misure di oggi si basano su una proposta legislativa adottata dalla Commissione a ottobre 2025 e si sostituiscono le attuali misure di salvaguardia che sarebbero scadute il 30 giugno. Il nuovo regolamento adottato oggi dovrà ora essere formalmente approvato dal Consiglio ed entrerà in vigore il primo luglio 2026.

    Tags: competitivitàdazienergiala sinistraparlamento europeorenewstrasburgoueusa

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