Bruxelles – Tutta colpa di Donald Trump e Benjanim Netanyahu, e le loro guerre in Medio Oriente. Il dato politico sotteso alle previsioni economiche di primavera della Commissione è tutto qui, nella condanna neppure troppo velata che il commissario per l’Economia, Valdis Dombrovskis, rivolge alle manovre militari di Stati Uniti e Israele. “Il conflitto in Medio Oriente ha innescato un grave shock energetico, mettendo ulteriormente alla prova l’Europa, già alle prese con un contesto geopolitico e commerciale instabile”, lamenta Dombrovskis presentando i dati, che confermano quanto già anticipato dalla BCE, cioé la perdita di un terzo di punto di crescita.
Causa caro-energia da guerra in Iran la Commissione europea taglia le stime per l’UE e per l’eurozona. Per l’Unione europea nel suo complesso la crescita attesa adesso è dell’1,1 per cento nel 2026 (rispetto all’1,4 per cento previsto a novembre), e dell’1,4 per cento nel 2027 (rispetto all’1,5 per cento precedentemente atteso). Anche l’eurozona si vede privata di 0,3 punti percentuali: per l’eurozona adesso la crescita attesa è dello 0,9 per cento al termine del 2026 (anziché 1,2 per cento) e dell’1,2 per cento nel 2027 (invece dell’1,4 per cento).
“L’economia dell’UE continuerà a crescere, ma a un ritmo più lento”, sintetizza la Commissione europea, e questo a causa delle azioni di attori tradizionalmente partner dell’UE ma che con il loro operato mettono tutto in discussione. La nota di accompagnamento delle previsioni economiche chiarisce “prima della fine di febbraio 2026, l’economia dell’UE avrebbe dovuto continuare a espandersi a un ritmo moderato, accompagnata da un’ulteriore diminuzione dell’inflazione, ma le prospettive sono cambiate sostanzialmente dallo scoppio del conflitto“ in Iran. È qui che si punta il dito contro Stati Uniti e Israele. A causa delle loro azioni, “l’inflazione ha iniziato ad aumentare poche settimane dopo l’inizio del conflitto, spinta dal forte incremento dei prezzi delle materie prime energetiche, e l’attività economica sta perdendo slancio”. Per Bruxelles la situazione “dovrebbe migliorare leggermente nel 2027 se le tensioni sui mercati energetici si attenueranno”. Tradotto: serve la pace in Iran.
Il rischio principale legato alle previsioni riguarda la durata del conflitto in Medio Oriente e le sue implicazioni per i mercati energetici globali: è questo il vero elemento di previsioni economiche redatte tra tanti punti interrogativi. Dato “l’insolito grado di incertezza e la finestra temporale sempre più ristretta per una rapida normalizzazione delle condizioni di approvvigionamento”, le previsioni di base sono integrate da uno scenario alternativo che ipotizza interruzioni più prolungate.
In questo scenario, ammettono a Bruxelles, si presume che i prezzi delle materie prime energetiche aumentino significativamente al di sopra delle curve future di base, raggiungendo il picco alla fine del 2026 prima di riallinearsi gradualmente con esse entro la fine del 2027. In questo scenario, l’inflazione non diminuirebbe e l’attività economica non riuscirebbe a riprendersi nel 2027 come previsto nelle previsioni di base. Inoltre, prezzi più elevati potrebbero indurre famiglie e imprese a ridurre più drasticamente consumi e investimenti.
Non va poi dimenticato che “lo shock energetico sta anche intaccando il sentimento economico, con le famiglie che sono tentate di aumentare i risparmi esponendo così le imprese a una domanda più debole”, avverte Dombrovskis. Di fronte a questa situazione, gli Stati membri dovrebbero prendere cautele e politiche del caso. Cosa vuol dire lo spiega lo stesso commissario per l’Economia: “Agendo con unità e determinazione, l’Europa dovrebbe accelerare le riforme, rimuovere gli ostacoli alla crescita e salvaguardare la solidità delle finanze pubbliche”. Più in generale, continua Dombrovskis, “l’UE deve imparare dalle crisi passate, mantenendo il sostegno fiscale temporaneo e mirato e riducendo ulteriormente la dipendenza dai combustibili fossili importati”.
Metà UE oltre la soglia del 3 per cento deficit/PIL
I richiami di Dombrovskis a “fare attenzione” ai bilanci pubblici e a garantire “la sostenibilità delle finanze pubbliche” non sono casuali, perché a causa della situazione in atto ci sono
13 Stati membri dell’UE su 27 che si troveranno sia nel 2026 sia nel 2027 in situazione di deficit eccessivo, vale a dire oltre la soglia del 3 per cento nel rapporto deficit/PIL. “Non siamo qui a presentare la situazione di bilancio dei Paesi, ma le previsioni economiche”, taglia corto il commissario per l’Economia, ma le stesse previsioni parlano chiaro:
Austria, Belgio, Bulgaria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Ungheria per almeno un biennio si troveranno a sforare i parametri di riferimento, che possono valere
il meccanismo di correzione dei conti, la procedura per deficit eccessivo.