Bruxelles – Il comparto industriale dell’elettrodomestico deve essere considerato “strategico come l’auto”. Lo ha sottolineato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, oggi, 28 maggio, prima del Consiglio Competitività dell’Unione europea. Il nodo è la multinazionale svedese Electrolux, che l’11 maggio ha annunciato l’intenzione di chiudere una fabbrica, diminuire la produzione e ridurre di quasi il 40 per cento il personale in Italia. “Ho chiesto che anche questo importante comparto industriale dell’elettrodomestico sia considerato strategico, come l’auto, così da consentirci di realizzare un piano europeo sulla filiera del bianco e di realizzare misure di salvaguardia”, ha dichiarato il ministro nell’incontro con i giornalisti”, ha dichiarato il ministro nell’incontro con i giornalisti. L’obiettivo è quello di “garantire migliori condizioni di parità nella competizione con la concorrenza sleale asiatica e supportare gli investimenti dell’impresa”. Per arrivare allo scopo, Urso ha spiegato che presenterà alla Commissione “un non-paper – un documento di indirizzo – che permetta di realizzare un piano europeo sull’elettrodomestico come si sta tentando di realizzare con le automobili”.
Il ministro delle Imprese non si è, poi, risparmiato nelle critiche nei confronti della politica industriale europea. “Se l’UE è costretta in pochi mesi a presentare dieci pacchetti omnibus, a presentare la revisione del regolamento CO2 e la revisione degli ETS e tante altre decine di progetti di riforma, significa che l’Europa ha sbagliato”, ha osservato. Per Urso, la politica energetica, economica e industriale deve essere “cambiata radicalmente sotto tutti gli aspetti, perché l’Europa pensava di vivere in un mondo senza conflitti” mentre “il mondo in cui viviamo è ben diverso da quello che speravamo”. La richiesta, ha sintetizzato Urso, è che l’Europa “non impedisca ai singoli Stati di realizzare una politica industriale” e che si concentri su “quello che serve davvero al nostro continente, lasciando liberi gli Stati di operare come ritengono meglio per raggiungere gli stessi obiettivi”. In questo contesto, “siamo fiduciosi che la Commissione europea comprenda che l’Europa non ha più tempo“, ha puntualizzato rispondendo a una domanda sulla richiesta italiana di flessibilità sul Patto di stabilità per affrontare le perturbazioni energetiche. “Ci aspettiamo una soluzione che sia sostenibile, che ci consenta di utilizzare le risorse per fronteggiare quella che è evidentemente una grande emergenza” perché “crediamo che sia assolutamente necessario che anche l’energia sia considerata come la difesa e la sicurezza nel nostro continente, e credo che i cittadini lo comprendano pienamente”, ha scandito.
Non è la prima volta che il ministro italiano si esprime accusando le politiche UE. Quando l’azienda Electrolux ha annunciato il piano di licenziamenti, che coinvolge circa 1700 dipendenti, Urso ha definito “inaccettabile” il progetto e ha collegato le difficoltà del settore anche “alle scelte ideologiche del Green Deal” e alla concorrenza cinese nel mercato europeo degli elettrodomestici. Un elemento che ha ribadito ai giornalisti anche questa mattina prima della riunione del Consiglio Competitività: “Stiamo fronteggiando anche su questo comparto l’invasione di prodotti asiatici” che stanno “inondando come uno tsunami il mercato europeo“.
In realtà, il calo della produzione è iniziato prima che il Green Deal venisse approvato. Il 25 maggio, poi, Urso ha convocato il tavolo Electrolux alla presenza dell’azienda, delle organizzazioni sindacali, di Confindustria, delle Regioni e dei Comuni sede degli stabilimenti del gruppo. Qui ha definito il piano dell’azienda “irricevibile, inaccettabile, sia per l’assenza di adeguate prospettive industriali sia per le ricadute occupazionali che comporterebbe”, senza però indicare una proposta concreta.
Un nuovo tavolo è previsto per il 15 giugno. Nel frattempo Electrolux si è impegnata con i sindacati a non spostare le produzioni e a non iniziare i licenziamenti prima di proseguire il confronto. Ieri, però, le rappresentanze dei lavoratori in audizione alla Camera hanno comunicato che sono già state avviate produzioni gemelle – rispetto a quelle di Cerreto d’Esi (in provincia di Ancona, nelle Marche), stabilimento che l’azienda vuole chiudere – in Polonia.
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