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    Home » Green Economy » Materie prime, l’Ue chiamata a sfruttare la sua ‘miniera urbana’ di rifiuti elettronici

    Materie prime, l’Ue chiamata a sfruttare la sua ‘miniera urbana’ di rifiuti elettronici

    Secondo il rapporto 'Critical Raw Materials Outlook for Waste Electrical and Electronic Equipment', l'Unione europea potrebbe recuperare tra 0,9 e 1,5 milioni di tonnellate di materie prime essenziali (Crm) all'anno entro il 2050. La commissaria all'Ambiente Jessika Roswall: "Il riciclaggio è sia un imperativo ambientale che una strategia geopolitica"

    Giulia Torbidoni di Giulia Torbidoni
    14 Ottobre 2025
    in Green Economy

    Bruxelles – L’Unione europea potrebbe recuperare tra 0,9 e 1,5 milioni di tonnellate di materie prime essenziali (Crm) all’anno entro il 2050. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Critical Raw Materials Outlook for Waste Electrical and Electronic Equipment‘, redatto dal consorzio FutuRaM e finanziato dall’Ue in occasione della Giornata internazionale dei rifiuti elettronici. Il documento sottolinea che le apparecchiature elettriche ed elettroniche (Aee) sono fondamentali per l’economia e la vita quotidiana dell’Europa e che, con la domanda europea di materie prime essenziali in crescita, parallelamente alle tensioni geopolitiche e ai rischi di approvvigionamento, l’Europa è chiamata a sfruttare la sua “miniera urbana” di rifiuti elettronici, migliorando la raccolta, la progettazione e il riciclaggio dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee).

    “Telefoni, laptop, server, cavi, elettrodomestici e altri prodotti elettronici dismessi nell’Ue+4 (Ue, Regno Unito, Svizzera, Islanda e Norvegia) contengono ogni anno circa 1 milione di tonnellate di materie prime essenziali (Crm): metalli e minerali essenziali per alimentare le tecnologie verdi, le infrastrutture digitali e la difesa moderna”, afferma il rapporto.

    Una situazione importante da attenzionare e su cui agire: secondo la commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall, “il riciclaggio è sia un imperativo ambientale che una strategia geopolitica“. Attualmente, “l’Europa dipende da Paesi terzi per oltre il 90 per cento delle sue materie prime essenziali, eppure ne ricicliamo solo una parte, pari all’1 per cento”, rileva Roswall. Per tale ragione, “abbiamo bisogno di un vero cambiamento di mentalità nel modo in cui l’Europa raccoglie, smantella e trasforma questa montagna di rifiuti elettronici in rapida crescita in una nuova fonte di ricchezza”. Soprattutto in un momento in cui “le interruzioni degli scambi commerciali, dai divieti di esportazione alle guerre, mettono a nudo la vulnerabilità dell’Europa”.

    Nel 2022 – in base agli ultimi dati disponibili -, nell’Ue+4 sono state generate 10,7 milioni di tonnellate di Raee, circa 20 kg a persona, ed erano presenti nei rifiuti elettronici 29 materie prime critiche, con un milione di tonnellate di materie prime critiche incorporate in tale flusso. Il 54 per cento di tali rifiuti (5,7 milioni di tonnellate) era gestito in conformità alle normative Ue, mentre il 46 per cento (5 milioni di tonnellate) al di fuori dei canali conformi. Dal trattamento conforme, sono state recuperate circa 400 mila tonnellate di materie prime critiche, tra cui 162 mila tonnellate di rame; 207 mila tonnellate di alluminio; 12 mila tonnellate di silicio; mille tonnellate di tungsteno; 2 tonnellate di palladio. Anche all’interno dei sistemi conformi, circa 100 mila tonnellate di materie prime critiche sono andate perse, in gran parte terre rare in magneti e polveri fluorescenti. Dall’altro lato, i percorsi non conformi hanno causato perdite ingenti, pari a 3,3 milioni di tonnellate mescolate a rottami metallici, con un recupero parziale nella migliore delle ipotesi; 700 mila tonnellate di rifiuti elettronici smaltiti in discarica o inceneriti; 400 mila tonnellate esportate per il riutilizzo. E il resto non è stato documentato

    Questa è la fotografia del più recente passato. Ma se si guarda al futuro, il rapporto specifica che, entro il 2050, si prevede che il volume totale di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) nell’Ue+4 aumenterà da 10,7 milioni di tonnellate nel 2022 a una cifra compresa tra 12,5 e 19 milioni di tonnellate all’anno. Un range di variazione il cui andamento esatto dipenderà da quale dei tre scenari seguirà l’Europa: business-as-usual, recupero o circolarità. “Si prevede che la quantità di materie prime critiche (Crm) incorporate in questo flusso aumenterà da circa 1,0 milioni di tonnellate nel 2022 a una cifra compresa tra 1,2 e 1,9 milioni di tonnellate all’anno entro il 2050. In altre parole, anche se i rifiuti elettronici complessivi si stabilizzassero nell’ambito di un’economia circolare, la concentrazione di materiali di valore in prodotti come pannelli fotovoltaici, caricabatterie per veicoli elettrici e server continuerà ad aumentare”, illustra il documento. Perciò, in base alle scelte politiche, dei tassi di raccolta e dell’efficienza del riciclo, “l’Europa potrebbe recuperare tra 0,9 e 1,5 milioni di tonnellate di Crm all’anno entro il 2050. In uno scenario di normalità, i livelli di recupero rimangono modesti, lasciando gran parte di questa risorsa inutilizzata”, si legge. “Nello scenario di recupero, gli investimenti in infrastrutture e tecnologie di lavorazione aumentano i rendimenti, mentre lo scenario di circolarità raggiunge volumi di recupero simili nonostante generi complessivamente meno rifiuti elettronici, a dimostrazione del fatto che strategie di progettazione, riparazione e riutilizzo più intelligenti possono bilanciare la riduzione dei rifiuti con un elevato ritorno sui materiali”, chiarisce il documento.

    La relazione ricorda che il percorso di circolarità offre “un doppio vantaggio” perché da un lato “mantiene i volumi annuali di Raee vicini agli attuali 10,7 milioni di tonnellate, consentendo comunque il recupero di oltre 1 milione di tonnellate di Crm ogni anno” e, dall’altro, con tale stabilità “riduce la pressione ambientale, il rischio di perdite pericolose e garantisce all’Europa una fonte resiliente di metalli come rame, alluminio e palladio“. In più, sottolinea l’importanza di concentrarsi non solo sulla quantità di rifiuti elettronici generati, ma anche sull’efficacia con cui l’Europa progetta i prodotti per lo smontaggio, li raccoglie a fine vita e li ricicla attraverso processi avanzati di riciclo.

    In particolare, nei prossimi 25 anni, i rifiuti delle grandi apparecchiature, come lavatrici e lavastoviglie, passeranno da 4 milioni di tonnellate a un massimo di 7,5 milioni di tonnellate; le piccole apparecchiature da 3,2 milioni di tonnellate a un massimo di 4,5 milioni di tonnellate; le apparecchiature per lo scambio termico, da 1,8 milioni di tonnellate a un massimo di 3,3 milioni di tonnellate; i piccoli IT da 800 mila tonnellate a un massimo di 1 milione di tonnellate. Schermi e monitor, invece, caleranno da 800 mila tonnellate a una cifra compresa tra 700 mila e 400 mila tonnellate; mentre i pannelli fotovoltaici cresceranno da 150 mila tonnellate (2022) a un massimo di 2,2 milioni di tonnellate (2050), a dimostrazione della transizione dell’Europa all’energia solare. Stabili attorno alle 100 mila tonnellate di rifiuti saranno le lampade.

    Tags: materie prime criticheRAEEriciclorifiutirifiuti elettroniciue

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