Bruxelles – Causa guerra in Iran e ricadute sull’economia reale, le famiglie adesso rischiano seriamente di soffocare i consumi. La nuova ondata di rincari trainata dall’aumento dei prezzi dell’energia può far rivivere le ansie e le preoccupazioni per le situazioni analoghe già vissute negli ultimi anni, con maggiori propensioni al risparmio. È l’allarme lanciato dai tecnici della Banca centrale europea nell’analisi sulla combinazione tra rischi geopolitici ed esperienze negative lasciate dalle precedenti crisi innescate da pandemia e guerra in Ucraina. Nella propensione ai consumi, pesa anche il fattore definito della ‘doppia cicatrice’, vale a dire la memoria che amplifica scelte e reazioni nell’attualità.
“Molte famiglie ora portano un’esperienza cumulativa dagli episodi di inflazione post-pandemia e legati alla guerra in Ucraina“, spiega il documento di analisi. All’inizio del 2026 le famiglie dell’area dell’euro avevano vissuto cioè “sia la più grande impennata dell’inflazione degli ultimi tempi sia una grande guerra in Europa”. Non è un elemento di poco conto. Al contrario, la ricerca mostra che “sia l’esperienza sia la memoria possono avere un’influenza pervasiva sul comportamento economico“, e dunque sulle scelte relative all’utilizzo del denaro. Quindi, “ci sono buone ragioni per credere che le aspettative dei consumatori siano modellate non solo dagli sviluppi attuali, ma anche dai ricordi di questi recenti eventi avversi”.
Secondo gli analisti della BCE, “tali ‘cicatrici’ possono aumentare la sensibilità dei consumatori a nuovi shock“. Questo vuol dire che gli scenari stagflazionistici che sono certamente paventati, ma al momento non presenti, rischiano di essere “più pronunciati e persistenti nelle loro convinzioni”. Di conseguenza, questo credere “potrebbe rafforzare l’incertezza macroeconomica e, in ultima analisi, influenzare la spesa dei consumatori” in senso contrario all’espansione. Detto in altri termini: “Il conflitto geopolitico prolungato può inibire la spesa dei consumatori e creare un freno alla crescita economica“.
Gli orientamenti presi in esame a Francoforte suggeriscono che “i consumatori stanno vivendo la guerra in Iran con una potenziale ‘doppia cicatrice'”, una relativa all’impennata dell’inflazione, l’altra determinata dagli effetti prolungati delle precedenti tensioni geopolitiche. “Queste due cicatrici possono rafforzarsi a vicenda e probabilmente daranno forma alle aspettative e ai comportamenti dei consumatori nei prossimi mesi, poiché i conflitti e l’accresciuta incertezza macroeconomica persistono”.
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