Bruxelles – Rifugiati climatici, un tema ancora troppo attuale e ciononostante senza misure a prova di futuro. Il centro studi e ricerche del Parlamento europeo aggiorna i dati di un fenomeno mai realmente affrontato, per cercare di fornire uno strumento tutto nuovo ai deputati europei, messi di fronte a un qualcosa che non solo non è scomparso ma neppure fermato. Il documento di lavoro fa notare che in base alle cifre dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), solo nel 2024 si sono registrati 65,8 milioni di nuovi sfollamenti a livello globale, e 45,8 milioni di queste persone sono state costrette a spostarsi a causa di inondazioni, tempeste di vento, terremoti o siccità.
Numeri che suonano da campanello d’allarme, poiché “si tratta della cifra annuale più alta mai registrata dall’IDMC”, si precisa, pari a “quasi il doppio della media annuale dell’ultimo decennio“. Non solo: “Complessivamente, gli eventi meteorologici legati ai cambiamenti climatici hanno rappresentato il 99,5 per cento di tutti gli sfollamenti dovuti a disastri nel 2024″, a dimostrazione e riprova del fatto che “i cambiamenti climatici in atto sono destinati a generare un numero crescente di ‘rifugiati climatici'”. Le previsioni indicano che, se non si corre ai ripari, “entro il 2050 nei sei continenti del mondo 216 milioni di persone potrebbero essere costrette a spostarsi internamente”. Sono quelli che si chiamano sfollati interni, rifugiati climatici all’interno del proprio Paese o dell’area regionale.
La situazione, a prima vista, appare solo leggermente migliorata visto che, dieci anni fa, l’allora presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, avvertiva del rischio di 250 milioni di rifugiati climatici entro il 2050. Magre consolazioni, dunque, se alla fine gli sfollati interni dovessero essere ‘solo’ 216 milioni. Attenzione, però, perché i numeri raccolti dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) indicano che nel decennio 2014-2024 eventi meteorologici estremi hanno prodotto 218 milioni di sfollamenti interni. I numeri, in sostanza, sarebbero già una realtà consolidata.
Per i decisori politici dell’UE arriva quindi un nuovo invito ad affrontare il problema, e farlo seriamente oltre che in fretta. “Alla fine del 2023, il 75 per cento delle persone sfollate con la forza viveva in Paesi con un’esposizione da elevata a estrema ai rischi climatici”, rileva il documento del centro studi e ricerche del Parlamento europeo. “Poiché si prevede che il numero di persone colpite raddoppierà entro il 2050, è necessario affrontare adeguatamente il problema dello sfollamento annuale di milioni di persone in tutto il mondo a causa di disastri ambientali”, sottolinea.

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