Bruxelles – Sullo stop agli acquisti di gas e petrolio russo niente ripensamenti, niente passi indietro. La Commissione europea è decisa a tenere il punto, anche di fronte alle ripercussioni della guerra di Stati Uniti e Israele in Iran sui prezzi dell’energia. È il commissario europeo per il Clima, Wopke Hoekstra, a sgomberare il campo da dubbi e ipotesi di fronte a richieste di chiarimenti che giungono dal Parlamento europeo.
Fabio De Masi, eurodeputato tedesco dei Non Iscritti, denuncia in un’interrogazione parlamentare che i prezzi del petrolio “sono schizzati alle stelle” a seguito della guerra in Iran. A questo, si aggiunge il rischio della riduzione delle consegne di gas naturale liquefatto (GNL) attraverso lo Stretto di Hormuz, che “potrebbe causare ulteriori shock di prezzo nel mercato energetico europeo”. Di fronte a questa situazione, “la Commissione sta riconsiderando la sua decisione di interrompere le forniture energetiche dalla Russia?”
È qui che arriva la risposta di Hoekstra: “La Commissione ritiene che l’UE debba proseguire sulla strada intrapresa con la sua strategia a lungo termine di diversificazione, decarbonizzazione ed eliminazione graduale dei combustibili fossili russi”. In tal senso, scandisce, “abbandonarla renderebbe l’UE più dipendente, più vulnerabile e più debole“.
Dunque, niente concessioni a Mosca e avanti con il divieto di importazioni di petrolio e gas russi. La replica del commissario per il Clima non poteva essere più chiara. Di fronte al rischio di shock energetici fatti di interruzioni delle forniture e caro-bollette, l’esecutivo comunitario si rende tuttavia disponibile ad esplorare misure che possano facilitare acquisti da altri Paesi terzi: il 18 marzo di quest’anno, ricorda Hoekstra, proprio per rispondere al
conflitto in Medio Oriente e del suo impatto sui mercati energetici globali, “la Commissione ha pubblicato un orientamento aggiornato sull’attuazione del regolamento RepowerEU, al fine di ridurre eventuali barriere non necessarie alle importazioni di gas non russo nell’UE“. ‘Sì’ al gas straniero, ma ‘no’ a quello di Gazprom: ecco linea e politica della Commissione europea per rispondere alle ripercussioni della guerra in Iran e continuare a tenere fede a proclami e azioni anti-russi. Nel nome del sostegno all’Ucraina, e nel solco di una rotta tracciata da Mario Draghi ai tempi in cui era presidente del Consiglio italiano.