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    Home » Politica Estera » Il Vaticano bacchetta l’UE: “Sanzioni alla Russia, ma armi a Israele”

    Il Vaticano bacchetta l’UE: “Sanzioni alla Russia, ma armi a Israele”

    L’accusa arriva durante il discorso di apertura di un Concistoro straordinario in Vaticano con Papa Leone XIV dal cardinale Víctor Manuel Fernández che ha aggiunto che "la distruzione di intere città da parte di Israele non può essere considerata un'azione difensiva proporzionata"

    Valeria Schröter di Valeria Schröter
    29 Giugno 2026
    in Politica Estera
    [Foto: Imagoeconomica]

    [Foto: Imagoeconomica]

    Bruxelles – “L’Unione Europea, di fatto, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro, venendo meno di fronte ad altre invasioni ancora più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni”. L’accusa arriva dal cardinale Víctor Manuel Fernández, durante il discorso di apertura di un Concistoro straordinario in Vaticano venerdì (26 giugno) con Papa Leone XIV. 

    Il riferimento è chiaro. L’UE impone sanzioni alla Russia, ma fornisce armi a Israele. Per evitare incomprensioni, il cardinale ha aggiunto che “la distruzione di intere città da parte di Israele non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata. L’enorme sproporzione degli interventi militari a Gaza e nel Libano meridionale è evidente“. Inoltre, “poiché si tratta di territori densamente popolati, la percentuale di morti civili rispetto alla popolazione totale, l’enorme numero di bambini uccisi e il numero di abitazioni bombardate ci consentono di parlare di distruzione totale“, ha aggiunto.

    Fernández ha inquadrato l’inazione dell’UE nei confronti di Israele come sintomatica di un ordine globale in cui “non esiste più un quadro reale e stabile di verità e valori”. Il cardinale, poi, ha detto che Israele e la Russia stanno inquadrando le proprie aggressioni nei “criteri teologici delle guerre giuste”. Una “manipolazione della Dottrina Sociale della Chiesa” che così “viene usata per dare fondamento teorico alle guerre più ingiuste”, ha precisato. Nonostante i devastanti effetti degli attacchi in corso, il cardinale ha osservato che “sia in Russia che nella cooperazione degli Stati Uniti nelle guerre in Medio Oriente, la giustificazione è sempre una qualche forma di autodifesa”. 

    Da oltre due anni l’Unione Europea discute di sanzioni contro Israele senza riuscire a tradurle in misure concrete. A settembre 2025 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato una proposta di sospensione parziale dell’Accordo di associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, che garantisce a Israele accesso preferenziale ai mercati europei. Il pacchetto prevedeva dazi sul 37 per cento delle importazioni israeliane, sanzioni individuali contro i ministri Ben-Gvir e Smotrich, e il congelamento di circa 20 milioni di euro di fondi europei. La proposta si è arenata quasi subito, fino al Consiglio Affari esteri di Lussemburgo di aprile 2026, dove l’Alta rappresentante dell’Unione per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, ha dovuto ammettere di “non aver visto alcun cambiamento di posizioni attorno al tavolo”. 

    L’unico passo avanti concreto è arrivato l’11 maggio quando, con la caduta di Viktor Orbán in Ungheria – che aveva posto il veto per anni -, i 27 ministri degli Esteri hanno approvato all’unanimità sanzioni contro alcuni coloni violenti e membri di Hamas. Il prossimo appuntamento è fissato per il 13 luglio 2026, quando il Consiglio Affari esteri dovrà esaminare nuove opzioni sugli insediamenti illegali. 

    Per ora il messaggio dal Vaticano non ha avuto risposta da palazzo Chigi. La premier italiana Giorgia Meloni si trova in una posizione complessa. Da un lato, ha progressivamente – e timidamente -preso le distanze da Israele. Ad agosto 2025 ha dichiarato che le operazioni israeliane avevano “superato la proporzionalità” e a settembre all’ONU ha annunciato il sostegno italiano ad alcune delle sanzioni proposte dalla Commissione. Ad aprile 2026, poi, ha sospeso il rinnovo automatico dell’accordo di cooperazione difensiva bilaterale con Tel Aviv. Dall’altro, a Bruxelles il governo italiano ha continuato a bloccare la misura più sostanziale, cioè la sospensione dell’Accordo di associazione. 

    Tags: accordicardinalecisgiordaniacommissionegazagiorgia meloniisraelePapa Leonerussiasanzioniuevaticano

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