Bruxelles – I Paesi membri dell’Unione Europea possono derogare al diritto comunitario per conformarsi a quelli internazionale? La Corte d’Appello di Bruxelles ha deciso di non poter dare una risposta e di rimandare il quesito direttamente alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Si tratta della sentenza interlocutoria d’appello al procedimento, intentato nel luglio 2025 dal collettivo Droit pour Gaza, dall’Associazione belga-palestinese, dal Coordinamento nazionale per l’azione per la pace e la democrazia (CNAPD) e da due ricorrenti palestinesi, per chiedere, tra le altre cose, la chiusura dello spazio aereo belga al trasporto di armi e attrezzature militari, compresi i prodotti a duplice uso, destinati a Israele. La motivazione? Semplice: fin da gennaio 2024, la Corte Penale Internazionale ha constatato l’esistenza di un grave rischio di commissione di genocidio, crimini contro l’umanità e gravi violazioni delle Convenzioni di Ginevra nella Striscia di Gaza, e ha richiamato i Paesi, Belgio incluso, all’obbligo di adottare misure contro Tel Aviv.
Nel corso di questo anno, il Belgio ha adottato, a gennaio 2026, un decreto “che vieta il sorvolo dello spazio aereo nazionale e gli scali tecnici per gli aeromobili che trasportano attrezzature militari dal Belgio a Israele e ai Territori Palestinesi Occupati”. Un passo avanti che, però, teneva ancora fuori i beni a duplice uso. Il Paese ha chiarito di non averli inclusi perché un Regolamento UE (il 2021/821, che che istituisce un regime dell’Unione di controllo delle esportazioni, dell’intermediazione, dell’assistenza tecnica, del transito e del trasferimento di prodotti a duplice uso) stabilisce di vietarne il transito solo quando sono destinati alla proliferazione di armi chimiche, biologiche o nucleari, o a un Paese sotto embargo sulle armi. E non nei casi di violazioni delle Convenzioni di Ginevra e contro il genocidio. Un dubbio su cui i giudici di Bruxelles non hanno saputo far luce e che hanno spedito ai colleghi della Corte di Giustizia UE chiedendo loro di attuare la procedura accelerata dato che si tratta di “misure urgenti” contro il genocidio a Gaza e “in considerazione della drammatica situazione dei palestinesi nella Striscia”.
Più nel dettaglio, sono due le domande che Bruxelles pone alla Corte UE: se il regolamento UE che limita i casi di divieto di transito di beni a duplice uso sia compatibile con l’articolo 3 del Trattato sull’UE – che sancisce che “l’UE si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli” – e con le convenzioni di Ginevra e sul genocidio; se sia possibile derogare al diritto UE per conformarsi agli obblighi di diritto internazionale.
Soddisfatti gli appellanti. La sentenza “rafforza la nostra determinazione a costringere il Belgio e, di conseguenza, gli altri Stati membri dell’UE ad adempiere ai propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a fare finalmente tutto il possibile per prevenire e fermare i crimini sistematici, flagranti e ripetuti di Israele”. L’esito avrà ripercussioni su tutta l’UE e qui sta la forza di questa sentenza. Se da Lussemburgo arrivasse una risposta affermativa sulla prevalenza del diritto internazionale su quello UE, “gli Stati membri non potrebbero più sottrarsi alle proprie responsabilità richiamandosi a quelle dell’UE” e “potrebbero – e dovrebbero – imporre sanzioni commerciali contro Israele e rifiutarsi di attuare l’accordo di associazione con Israele”.
Dal trasporto dei beni a duplice uso, i cerchi si allargherebbero a tutto il resto. E questa potrebbe essere una storia di genocidio, di complicità europee messe al muro e di mobilitazioni dal basso che possono cambiare il corso degli eventi.

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![Riunione del consiglio Affari esteri [Lussemburgo, 15 giugno 2026. Foto: European Council]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/06/fac-council-250615-350x250.jpg)








