Bruxelles – Dall’impegno “incrollabile” nell’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica, ai 140 miliardi da destinare all’Ucraina per il 2026 e il 2027. Dai 50 miliardi di appalti in difesa, alla Russia definita minaccia a lungo termine. Dall’Iran che mai dovrà avere l’arma atomica, al riconoscimento dell’impegno maggiore di alleati europei e Canada nella spesa. La dichiarazione conclusiva del Summit NATO ad Ankara, in Turchia, prova a tenere insieme tutti i pezzi di una Alleanza nervosa e fratturata al suo interno. Un “enorme successo”, contraddistinto da un “palpabile grande senso di unità”, dove “dove gli alleati hanno accolto con entusiasmo la leadership del presidente Trump che sta trasformando questa Alleanza e la sta rendendo più forte”, rassicura in conferenza stampa il segretario generale, Mark Rutte, che esulta: “L’Alleanza è più forte che mai”. Una forza dove, però, il tema non è “spendere di più, ma mantenere la sicurezza di un miliardo di persone”, ha dichiarato Rutte. In altre parole, “modernizzare la nostra Alleanza significa una Europa più forte in una alleanza più forte“. Di fatto, il punto centrale resta quello sulla spesa e su una spesa favorevole a Washington: “Tutti i contratti stipulati andranno a beneficio dell’industria americana, con più posti di lavoro. Perché noi siamo i migliori e i più veloci nella produzione”, commenterà a fine giornata il presidente USA, Donald Trump, nella sua conferenza stampa.
Sarà forse anche per questo che l’inquilino della Casa Bianca battezza il vertice come di “grande successo“, aggiungendo che “in quella stanza c’era un’unità straordinaria” e “amore”, dove “ognuno dei leader ha parlato molto bene” e si tratta di “persone molto intelligenti, che hanno tanto bene nel cuore, non il male, il bene, e stanno facendo un ottimo lavoro per il loro Paese”.
La giornata, però, non era iniziata con questa rosea disposizione da parte di Trump e il segretario generale ha fatto, nuovamente, da ‘pompiere’ davanti al malcontento nei confronti degli alleati che il Tycoon ha portato con sé in Turchia. La Spagna è “un partner terribile” con cui “non vogliamo più fare affari”; “il Regno Unito non ci ha permesso di usare l’isola per due settimane”, “l’Italia è stata pessima per quanto riguarda le sue basi”, insieme ad “alcuni altri” alleati. Che il presidente USA fosse “molto scontento della NATO” era già noto. Il motivo principale risiede in quello che bolla come mancato sostegno a Washington nella sua guerra contro “il principale Stato sponsor del terrorismo”, l’Iran. “Quando abbiamo chiesto di unirsi a noi hanno detto tutti di no“, mentre gli USA hanno speso “oltre mille miliardi di dollari”. Uno squilibrio della solita viziata Europa, ai suoi occhi: “Proteggiamo loro, ma loro non ci sono per noi”.
Ma alla riunione in Turchia torna anche un altro motivo di tensione: la Groenlandia. “La Groenlandia è molto importante per gli Stati Uniti, ma non lo è per la Danimarca. Quando la Danimarca fu invasa dai nazisti, in meno di un giorno Hitler li sconfisse e in un giorno prese il controllo. Ci chiesero di occuparci della Groenlandia. In effetti, prendemmo la Groenlandia e poi stupidamente la restituimmo. Non avremmo dovuto restituirla, perché siamo noi ad averne bisogno. Ne abbiamo bisogno per la protezione del mondo, non solo degli Stati Uniti“, ha affermato.
C’è poi l’Iran, con la tregua al capolinea e gli annunci di possibili attacchi statunitensi già da questa notte. I dirigenti di Teheran sono “bugiardi”, “feccia”, “persone malate” che “fanno un accordo e poi dicono che non se ne è mai parlato. Per quanto mi riguarda è finita”, ha affermato Trump. E ha avvertito: “Ieri abbiamo colpito duramente l’Iran ed è probabile che lo facciamo anche questa notte. È un avvertimento che sto lanciando”. Un attacco, quello della notte scorsa, che ha ricevuto la benedizione di Rutte. “Penso che fosse assolutamente necessario – ha commentato questa mattina prima del vertice -, perché quando c’è un cessate il fuoco e l’Iran lo viola penso che sia assolutamente fondamentale che gli Stati Uniti reagiscano con forza”. Poi, a fine giornata, Trump ha specificato: “Non credo che si torni in guerra, penso che succederà molto in fretta. Hanno colpito un paio di navi, e noi li abbiamo colpiti molto più duramente. Quando loro colpiscono, noi colpiamo 10 volte più duramente. Parliamo la loro lingua. Penso che qualsiasi cosa accada finirà molto in fretta”.
Nelle corde dell’inquilino della Casa Bianca ci sono, invece, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan: “Un grande leader, è stato straordinario. È un mio amico, lo è da molto tempo. È una persona forte, con una personalità molto forte, ed è per questo che governa un Paese così efficiente e ben organizzato, e direi che è davvero un grande Paese dal punto di vista militare”, ha detto in conferenza stampa. E il presidente cinese, Xi Jinping: “La Cina ci ha trattato bene”, “ho detto al presidente Xi che speravo non entrasse nel conflitto” contro l’Iran. “Riceve oltre il 50 per cento del suo petrolio dallo Stretto di Hormuz e non è entrato in guerra. Non ha fornito equipaggiamenti all’Iran. È stato eccezionale. Sono un grande ammiratore del presidente Xi”, ha affermato in mattinata.
In questo clima, Rutte ha prima confermato che Trump “è totalmente impegnato per la NATO“, anche se “c’è una aspettativa” che “gli europei e il Canada eguaglino le loro spese con quelle degli USA”. E, poi, ha sintetizzato che “si litiga per diventare più forti“. Sottolineando “la buona notizia” che “è la grande vittoria di oggi – ed è una sconfitta per Putin e una vittoria per il presidente Trump – che gli europei e i canadesi stanno facendo esattamente questo”. Un punto che il Tycoon ha riconosciuto in conferenza stampa. “Tutti i leader capiscono benissimo che gli Stati Uniti rimangono di gran lunga il maggiore contributore alla NATO in termini economici, e forse anche in altri ambiti, e la potenza militare più forte al mondo” e “ora tutti stanno andando verso la spesa del 5 per cento“, ha affermato.
Mentre sull’Iran, “lo so che sei deluso, ma 5 mila aerei sono decollati dagli aeroporti europei a sostegno dell’operazione Epic Fury“, ha fatto opera di persuasione Rutte questa mattina. “L’Europa è stata una grande piattaforma di proiezione della potenza americana, aiutando gli Stati Uniti nell’operazione”, ha specificato.
Quello del rispetto degli obiettivi fissati dall’Alleanza è stato un punto sottolineato e rivendicato dalla presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni. “Dove ho gli strumenti per rafforzare la difesa e la sicurezza li rafforzo finché posso. Oggi noi siamo al 2,8 per cento di prodotto interno lordo, il prossimo anno faremo i nostri sforzi per crescere ancora, per migliorare ancora, rispetteremo i nostri impegni. Ma gli impegni che ci siamo impegnati a mantenere mi paiono quelli adeguati in questo tempo, non andrei oltre rispetto a quelli“, ha affermato in conferenza stampa al termine del Summit. In base ai dati della NATO, la spesa dell’Italia è al 2,1 per cento, ma, includendo anche la parte dedicata alla sicurezza interna, la quota sale al 2,8 per cento. La Penisola, ha osservato, “è un alleato credibile” e “lo dimostrano i quasi 3mila militari italiani impegnati nei principali teatri dell’Alleanza: noi siamo la nazione della Nato che offre il maggior numero di uomini e di donne nelle missioni in cui la NATO è impegnata, proprio in assoluto”.
Perciò, il richiamo all’unità è il primo elemento che si legge nella dichiarazione conclusiva del Vertice. “Noi, capi di Stato e di governo dell’Alleanza Nord Atlantica, ci siamo riuniti ad Ankara per riaffermare il nostro incrollabile impegno per la difesa collettiva ai sensi dell’articolo 5 del Trattato di Washington e per il legame transatlantico. Un attacco a uno è un attacco a tutti”, si legge. “Per contrastare la minaccia a lungo termine che la Russia rappresenta per la sicurezza e la stabilità euro-atlantica e la persistente minaccia del terrorismo, gli Alleati stanno onorando l’impegno di difesa assunto all’Aia”, prosegue il testo. Che ricorda che, nel 2025, gli alleati europei e il Canada hanno aumentato i loro investimenti nei requisiti fondamentali per la difesa di oltre 139 miliardi di dollari, “fornendo le capacità di cui abbiamo bisogno, rafforzando al contempo la nostra base industriale e la nostra resilienza”. Mentre “oggi ad Ankara, annunciamo oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti e ci impegniamo ad ampliare la capacità produttiva collettiva e a collaborare con l’industria per accelerare l’innovazione“.
C’è spazio anche per l’Iran nella dichiarazione – i 32 alleati ribadiscono che “non deve mai possedere un’arma nucleare” -, mentre resta centrale l’Ucraina e il sostegno occidentale a Kiev. “Gli alleati europei e il Canada finanziano ormai la stragrande maggioranza dell’assistenza alla sicurezza dell’Ucraina attraverso mezzi bilaterali e multilaterali. Gli alleati sottolineano che tale sostegno deve essere equo, prevedibile e sostenibile a lungo termine. Per il 2026, gli Alleati si impegnano a fornire all’Ucraina 70 miliardi di euro in equipaggiamento militare, assistenza e addestramento e ribadiscono il loro impegno sovrano a mantenere almeno livelli equivalenti nel 2027“, dettaglia la dichiarazione.
Sul fronte orientale, Rutte ha scandito che Mosca “è in difficoltà” e che “l’economia è in condizioni gravi”, mentre “l’Ucraina sta penetrando profondamente in Russia, in termini di infrastrutture energetiche e di difesa”. Anche per il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, “le condizioni per la pace da parte della Russia stanno cambiando” perché “ora non si tratta più del numero di soldati, ma il punto principale è anche la tecnologia degli eserciti e credo che noi abbiamo una sorta superiorità“, ha aggiunto Zelensky.



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