L’iniziativa raccoglie l’allarme di diciassette tra i più autorevoli scienziati italiani – tra cui il premio Nobel Giorgio Parisi, la senatrice a vita Elena Cattaneo e numerosi tra i massimi esperti nazionali di genetica agraria e biologia vegetale – che in una lettera aperta hanno segnalato una mancanza di coerenza tra i profili selezionati, all’esito della procedura, e le aree di ricerca dei centri diretti. Emblematico, secondo i firmatari, il caso del Centro di Genomica e Bioinformatica, struttura cruciale per il miglioramento genetico e le biotecnologie vegetali, alla cui direzione sarebbe stato indicato un profilo distante dalla missione del centro. Gli scienziati ricordano che lo stesso statuto del CREA richiede ai direttori un “alto profilo scientifico nelle materie oggetto di attività del Centro“.
Secondo la delegazione, “la vicenda ha una dimensione europea precisa” in quanto “il CREA riceve ingenti risorse dell’Unione a valere su Horizon Europe ed è titolare dell’HR Excellence in Research Award”. Quindi, ha assunto verso la Commissione l’impegno ad applicare i principi della Carta europea dei ricercatori e del Codice di condotta per l’assunzione.
“La ricerca pubblica non è un feudo da spartire”, ha dichiarato Nicola Zingaretti. “Quando si mette in discussione la competenza di chi guida l’ente di ricerca di riferimento del mondo agricolo, è in gioco la credibilità dell’Italia in Europa. Il merito non può essere evocato nei convegni e poi tradito nelle decisioni. Chi riceve fondi europei deve rispettare gli standard che l’Unione pretende: apertura, trasparenza, competenza. Porteremo questa vicenda dentro le istituzioni europee, perché difendere la scienza pubblica significa difendere il futuro del Paese”, ha aggiunto.
Secondo Laureti, “la qualità della ricerca, fondamento dell’innovazione, è un pilastro della competitività del nostro sistema agroalimentare, anche per affrontare la grande sfida della sostenibilità”. E, “proprio per questo, è indispensabile che gli enti pubblici di ricerca siano guidati solo da criteri di merito, competenza e trasparenza, tanto più quando gestiscono risorse comunitarie”, ha continuato. “La libertà e l’autonomia della ricerca scientifica -conclude- sono un patrimonio da difendere nell’interesse dei cittadini e dello sviluppo del Paese. Per questo diciamo no alle logiche spartitorie e a qualsiasi deriva di carattere politico a scapito delle competenze tecnico-scientifiche”, ha evidenziato.
Nell’interrogazione i due eurodeputati chiedono alla Commissione “se procedure selettive che esitano in profili non attinenti all’area di competenza del centro siano compatibili con i principi OTM-R; se intenda tenere conto della vicenda nella prossima valutazione esterna del CREA nell’ambito della strategia HRS4R, invitando l’ente ad affrontare la questione nel proprio piano d’azione; e se verificherà che la governance scientifica dei centri coinvolti in progetti Horizon Europe garantisca standard adeguati per l’utilizzo dei fondi UE”.