Bruxelles – “Lavoravo a meno due chilometri sotto terra”. Valentino Di Pietro è abruzzese, ha novant’anni e si definisce uno degli “ultimi minatori” italiani in Belgio. Sabato 8 agosto si commemorerà il 70° anniversario della tragedia di Marcinelle (Belgio), il disastro minerario che nel 1956 causò la morte di 262 minatori di 12 nazionalità diverse, tra cui 136 italiani. Come ogni anno, presso la miniera del Bois du Cazier – che nel frattempo è diventata un museo – si terrà una cerimonia ufficiale per ricordare le vittime. Vi parteciperanno anche le autorità italiane, il Consolato e l’Ambasciata italiana in Belgio, e alcuni sindacati. Nel 1956, Di Pietro non era presente a Marcinelle, perché lavorava in una miniera vicina. Tuttavia, conosce bene le condizioni di un lavoro estremamente logorante.

L’uomo racconta di esser partito all’età di vent’anni perchè la sua regione, l’Abruzzo, “era stata completamente distrutta dai tedeschi, che volevano evitare l’avanzata degli americani”. Sottolinea che il motivo per cui è uno degli ultimi minatori rimasti è puramente anagrafico: gli italiani che erano arrivati in Belgio avevano già 30, 35 anni, mentre lui era molto più giovane. Poiché l’Italia del dopoguerra era un Paese estremamente povero, furono in migliaia ad emigrare in cerca di lavoro. Secondo di Pietro, ciò “è stato essenziale per la ricostruzione del Paese”.
L’immigrazione italiana in Belgio
Il 23 giugno 1946, Italia e Belgio firmarono un accordo bilaterale, noto come il patto uomo – carbone, in cui si stabiliva che, all’invio di lavoratori nelle miniere belghe, l’Italia avrebbe ottenuto in cambio forniture di carbone a prezzo agevolato. Più precisamente, il fabbisogno di manodopera italiana era fissato a 50.000 lavoratori, per cui si dovevano mandare 2.000 persone a settimana, con un’età massima di 35 anni e in buono stato di salute. Alla fine del 1954 la comunità di lavoratori italiani in Belgio contava 161.495 unità.

Nelle miniere, le difficili condizioni di lavoro e l’assenza di adeguate misure di sicurezza provocarono moltissimi incidenti e numerosi disastri. Tuttavia, poiché non hanno avuto la tragicità di Marcinelle, sono stati dimenticati. Gran parte dei siti in Vallonia presentava strutture vecchie e malandate, tanto che già dagli anni Venti si discuteva di una possibile chiusura del Bois du Cazier. L’aumento della domanda di carbone e l’arrivo di manodopera straniera a basso costo spinsero gli industriali a sfruttare al massimo gli impianti, rinviando il loro ammodernamento e la loro messa in sicurezza. Di tale inazione, furono solo i minatori a pagarne le conseguenze.
Di Pietro racconta che inizialmente i belgi erano ostili nei confronti dei lavoratori italiani, li accusavano di “rubare il loro pane”, nonostante fossero i primi a non voler lavorare nelle miniere. Aggiunge inoltre che ad emigrare erano soprattutto italiani del Sud, in quanto le attività industriali del Nord Italia erano già redditizie e offrivano molti sbocchi lavorativi. Nel disastro di Marcinelle, l’Abruzzo fu la regione italiana che perse più persone. L’episodio gli da ancora rabbia, “perché non è stata fatta giustizia”.
Il processo di Marcinelle e l’importanza di ricordare
Il processo per accertare le responsabilità della catastrofe e le carenze nella sicurezza della miniera è iniziato a maggio del 1959 presso il tribunale di Charleroi. Con la sentenza di primo grado, emanata a ottobre 1959, il tribunale ha assolto tutti gli imputati, scatenando forti polemiche e delusione tra i familiari delle vittime e le comunità degli emigranti.parzialmente il giudizio assolutorio, condannando il direttore della miniera a sei mesi di carcere con la condizionale e a una multa di 2.000 franchi belgi (circa 300 euro rivalutati), confermando invece l’assoluzione per gli altri imputati.
Per questo motivo Di Pietro ribadisce che è importante mantenere viva la memoria del disastro, per cui partecipa a eventi e dibattiti, per garantire soprattutto che le giovani generazioni, sia in Belgio che in Italia, comprendano questa storia. Il valore di questa pagina della storia italiana e belga è stato riconosciuto anche dalle istituzioni europee. Lo scorso 22 luglio, la Commissione europea ha proposto di sancire l’8 agosto come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro e per la tutela della dignità dei lavoratori, un’iniziativa a cui il Parlamento europeo aveva dato il suo sì durante la sessione plenaria del 21 maggio.
Nonostante tutto, oggi l’ex minatore è orgoglioso del duro lavoro, perchè gli ha permesso di costruire una casa nel suo paesino d’origine, dove torna ogni estate.



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