Bruxelles – I banner di consenso ai dati personali previsti dal Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) sono, nella pratica, “una finzione legale e tecnica”. Lo sostiene un working paper del think tank Bruegel firmato da Bertin Martens, ricercatore senior dell’istituto.
Secondo lo studio, il GDPR impone che il consenso sia libero, specifico, informato e inequivocabile, ma non stabilisce standard tecnici per gli strumenti di raccolta del consenso, lasciando editori e inserzionisti liberi di progettarli autonomamente. Questi però sfruttano spesso la “stanchezza da consenso” degli utenti e ricorrono a design ingannevoli per spingerli ad accettare la condivisione dei dati, tanto che pochissimi strumenti risultano pienamente conformi al regolamento.
Il problema, spiega il paper, va oltre la scarsa trasparenza: anche uno strumento di consenso perfettamente trasparente e imparziale non potrebbe dire ai cittadini come la condivisione dei loro dati influirà sul loro benessere, perché i soggetti che li raccolgono li aggregano e li analizzano in modi che i singoli individui non possono prevedere o valutare, rendendo di fatto impossibile un consenso realmente “informato”.
Lo studio segnala anche costi sociali legati a una minore condivisione dei dati, tra cui una ridotta trasparenza dei mercati, una maggiore concentrazione tra i broker di dati, uscite dal mercato delle app e prezzi più alti, pur riconoscendo che gli effetti complessivi sul benessere collettivo restano controversi. Quanto alle risposte politiche finora proposte dall’Unione europea, come i segnali di rifiuto automatico a livello di browser, il paper le giudica utili a ridurre i costi del consenso, ma non a migliorare l’informazione fornita ai cittadini. Lo studio ipotizza però che agenti di intelligenza artificiale operanti per conto degli utenti potrebbero in futuro spostare il potere negoziale dalla pubblicità basata sull’attenzione verso una concorrenza reale sulla qualità dei servizi online, risolvendo così la “finzione del consenso” — ma solo a condizione che tali agenti siano davvero neutrali e non condizionati da interessi commerciali.




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