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    Home » Politica Estera » Ceuta, l’appello del sindaco: “Vogliamo un’Europa più presente nelle nostre frontiere”

    Ceuta, l’appello del sindaco: “Vogliamo un’Europa più presente nelle nostre frontiere”

    In visita al Parlamento europeo, il primo cittadino ha chiesto l'impiego di Frontex e dell'Agenzia europea dell'asilo, nonché un maggior sostegno finanziario dalle istituzioni comunitarie

    Iolanda Cuomo di Iolanda Cuomo
    8 Settembre 2026
    in Politica Estera, Diritti
    il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, al Parlamento europeo. Crediti: Commissione europea

    il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, al Parlamento europeo. Crediti: Commissione europea

    Bruxelles – “Chiediamo alla Commissione europea, al Parlamento europeo e alle istituzioni europee di collaborare affinché Ceuta torni alla normalità il prima possibile”. L’ha dichiarato oggi (8 settembre) il sindaco di Ceuta, Juan Jesús Vivas, in visita all’Eurocamera. Vivas è stato invitato dal presidente della Commissione LIBE – Libertà civili, giustizia e affari interni – del Parlamento europeo, l’eurodeputato (Ppe) Javier Zarzalejos, per illustrare la situazione in corso nell’exclave spagnola. Qui, tra il 30 e il 31 luglio, sono entrati circa 60 mila migranti provenienti dal Marocco. 

    Secondo Vivas – sindaco eletto con il partito di centro destro Partido Popular -, “l’unico modo possibile” per rientrare alla normalità è “il rimpatrio di tutti coloro che sono arrivati ​​illegalmente e in massa”. Pertanto, ha richiesto che “la presenza dell’Europa sia più evidente” nelle “nostre frontiere e città”, attraverso “Frontex – l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera – e l’Agenzia europea per l’asilo”. Il sindaco punta anche ad ottenere il “sostegno finanziario necessario per affrontare i lavori infrastrutturali di cui la frontiera ha bisogno”, affinché il suo controllo sia nelle mani della Spagna e dell’Europa, “e non di un Paese terzo”. 

    Lo spagnolo ha sottolineato che sono due gli strumenti che potrebbero cambiare la situazione in corso. Il primo “il riconoscimento esplicito da parte dell’Unione Europea di un trattamento specifico” per Ceuta e Melilla – l’altra exclave spagnola presente sul territorio marocchino. “Bisogna tenere conto delle condizioni, delle difficoltà, dei limiti e delle minacce che esistono”, ha ribadito. In secondo luogo, ha esortato ad adottare  “il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo alla loro situazione” in particolare, per quanto riguarda “l’accoglienza dei minori non accompagnati” – quando in realtà le nuove norme entrate in vigore il 12 giugno 2026 sono state ampiamente criticate in quanto rischiano di sottoporre i minori a procedure accelerate e di identificazione in spazi di frontiera, con possibili misure di limitazione della libertà personale o fermi amministrativi. Dal punto di vista del sostegno politico, Vivas spera in una  “dichiarazione categorica e inequivocabile da parte del Parlamento europeo, che chiarisca che i nostri confini meridionali, gli unici due confini terrestri che l’Europa ha in Africa, sono confini europei” e che Ceuta inizi a far parte del Comitato europeo delle regioni, dato che ad oggi non ha ancora un seggio permanente. 

    A differenza del primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, che non ha accusato esplicitamente il Marocco della crisi migratoria, Vivas gli ha addossato esplicitamente le colpe. Per il sindaco si tratta “un comportamento assolutamente inaccettabile e una mancanza di rispetto, non solo per Ceuta o per la Spagna, ma per l’intera Unione Europea”. Secondo Vivas, non si può escludere la sua responsabilità perché “è impossibile che una mobilitazione di 80.000 persone abbia luogo senza che le autorità marocchine ne siano a conoscenza”. Ci sarebbero inoltre dei “rapporti della polizia spagnola che mostrano, attraverso immagini , alcuni unzionari doganali marocchini mentre indirizzavano le persone verso il confine”. Infine, “non è la prima volta che il Marocco usa il controllo delle frontiere e la pressione migratoria per destabilizzare le nostre città, per mettere a repentaglio la nostra integrità e per sovraccaricare i servizi di accoglienza per gli immigrati”, ha precisato. Dopo aver espresso il dolore per le vittime della crisi – 141 secondo le stime di Sánchez della settimana scorsa – il sindaco ha concluso la conferenza stampa sostenendo: “Ceuta è una pentola a pressione che potrebbe esplodere da un momento all’altro”. 

    Tags: asilo europeoCeutaComitato delle regionidiritti migrantidiritti minoriemigrazioneFronteximmigrazioneimmigrazione clandestinaimmigrazione e asiloMelillapatto migrazione e asilopedro sanchezspagnaUnhcr

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