Bruxelles – Sono iniziati nelle prime ore di questa mattina i trasferimenti dei migranti accampati sulla spiaggia di El Trampolín e Loma Colmenar per le strade di Ceuta verso i nuovi spazi di accoglienza allestiti in tendoni dell’esercito. Le strutture di Loma Margarita ed El Embolsamiento possono accogliere inizialmente circa 1.800 persone, 300 in più rispetto ai posti annunciati nei giorni scorsi dalla ministra per l’Inclusione e le Migrazioni, Elma Saiz. L’operazione, coordinata con Polizia nazionale, Guardia Civil e autorità della città autonoma, è su base volontaria e punta a offrire una sistemazione temporanea a chi da settimane dorme all’aperto.
Lo sgombero della spiaggia di El Trampolín è iniziato intorno alle 7, senza incidenti. Secondo le stime della polizia, nell’area si trovano tra 3.500 e 5.000 persone. I migranti stanno raccogliendo i propri effetti personali e vengono progressivamente raggruppati per consentire un trasferimento ordinato. I posti nelle strutture temporanee dovrebbero aumentare con il completamento degli altri spazi in allestimento.
La situazione è il lascito dell’eccezionale ondata migratoria che ha travolto l’exclave spagnola tra il 30 e il 31 luglio. In quelle 48 ore, secondo l’ultima stima del governo di Madrid, circa 72mila persone sono entrate a Ceuta dal Marocco, in gran parte via mare. La maggior parte è tornata rapidamente in Marocco. Il governo spagnolo ha stimato che circa 70mila persone abbiano lasciato l’enclave nelle 24-48 ore successive, mentre oggi a Ceuta ne restano circa 5mila. La stima dell’esecutivo locale è però più alta e arriva ad almeno 9mila.
Quella di fine luglio è stata una crisi senza precedenti per la città, che conta poco più di 80mila abitanti. L’afflusso improvviso ha messo sotto pressione il sistema di accoglienza e i servizi locali, lasciando migliaia di persone senza una sistemazione stabile. Il bilancio umano della traversata è stato inoltre particolarmente grave: il governo spagnolo ha successivamente parlato di oltre 140 morti. Madrid ha reagito rafforzando il dispositivo di sicurezza con Polizia, Guardia Civil e Forze armate e avviando le procedure per il rimpatrio. Il governo ha anche predisposto barriere galleggianti al largo dello spigolo di confine e intensificato la cooperazione con Rabat.
La crisi ha avuto conseguenze anche sul piano europeo, alimentando uno scontro tra Spagna e Italia dopo la decisione di Roma di reintrodurre controlli alle frontiere con la Spagna. Madrid ha contestato duramente la misura, sostenendo che gli ingressi irregolari a Ceuta non consentono ai migranti di accedere liberamente allo spazio Schengen.
A quasi tre settimane dall’ondata di luglio, dunque, l’emergenza non è ancora chiusa. I trasferimenti di oggi rappresentano il tentativo di togliere migliaia di persone dalla strada e dalla spiaggia, mentre resta aperto il nodo della loro destinazione finale. Tra i migranti ancora presenti ci sono anche 1.898 minori già identificati, mentre per gli adulti sono state esaminate oltre 500 richieste di protezione internazionale, nella maggior parte dei casi respinte.

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