Bruxelles – L’Unione bancaria va fatta, senza indugi né ripensamenti. Il presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis, invita i partner tutti a superare i limiti esistenti, in quello che è un nuovo richiamo all’Italia poiché l’approvazione del trattato di riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES) è un elemento necessario per questo passo da dover compiere. “Il completamento dell’Unione bancaria non riguarda semplicemente il settore finanziario: è un elemento cruciale della strategia di crescita dell’Europa“, scandisce in occasione Eurofi Financial Forum di Dublino.
La situazione non aiuta un’Europa anemica. “Non stiamo crescendo abbastanza velocemente”, denuncia Pierrakakis, e ciò anche per via del fatto che “il nostro settore bancario rimane frammentato lungo i confini nazionali e privo di dimensioni adeguate”. In tal senso, sottolinea, “il costo della frammentazione sta diventando una tassa strategica. Una tassa sull’Europa, una tassa sulla scala, una tassa sugli investimenti, una tassa sulla crescita“.
Nel mondo che cambia l’Europa mantiene logiche vecchie e superate, insiste il presidente dell’Eurogruppo, che offre le dimensioni del problema: “Solo circa il 16 per cento dei prestiti alle imprese nell’area dell’euro è di natura transfrontaliera“. Allo stato attuale “i gruppi bancari operanti a livello transfrontaliero incontrano ancora ostacoli al trasferimento efficiente di capitale e liquidità tra i vari paesi, il che limita l’integrazione e il consolidamento”.
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Unione bancaria e grandi gruppi
Nell’ambito del completamento dell’Unione bancaria occorre promuovere la creazione di grandi gruppi bancaria, superando resistenze nazionali come mostrato nel caso Unicredit-Commerzbank. In ambito bancario, sottolinea Pierrakakis, “la dimensione conta sempre di più ai fini della competitività e degli investimenti in tecnologia”. Solo per fare un paragone, “le maggiori banche statunitensi investono in tecnologia, in rapporto al totale dell’attivo, più del doppio e mezzo rispetto alle loro omologhe europee”, e la situazione “è analoga” se si effettua il confronto con le banche cinesi.
L’Unione bancaria passa per la ratifica del MES
Per completare l’unione bancaria come richiesto dal presidente dell’Eurogruppo bisognerà superare l’ostacolo italiano del MES. In base agli accordi politici presi dai membri dell’eurozona, dall’1 gennaio 2022 il fondo salva-Stati ESM avrebbe dovuto iniziare a fornire denaro al Fondo di risoluzione unico, istituito per ristrutturare o liquidare le banche in difficoltà, senza gravare sui cittadini. Questo contributo di liquidità (noto come ‘backstop’, o paracadute finanziario) dovrebbe essere pari all’1 per cento di tutti i depositi presenti nelle banche europee che partecipano allo strumento di risoluzione delle crisi, per un ammontare complessivo pari a circa 80 miliardi.
Con la riforma del MES, l’organismo inter-governativo verrebbe in soccorso dello Stato membro su richiesta, con prestito di denaro a condizioni più severe e rigorose. E’ questo il nodo politico che ha impedito fin qui all’attuale governo di tenere fede agli accordi presi dai precedenti governi, tenendo in ostaggio tutti i partner.
Per completare l’Unione bancaria non serve solo la ratifica del MES. C’è anche la questione dello schema europeo sui depositi (EDIS) ancora da risolvere, ancora tutta in sospeso, necessaria quanto il nuovo mandato per il Meccanismo europeo di stabilità.
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