Bruxelles – La Commissione europea non ha ricevuto la lettera in cui la presidente del Consiglio dei ministri, Giorgia Meloni, chiede più “flessibilità” per l’inflazione infiammata dal caro-energia. L’ha riferito oggi (1 ottobre), il portavoce dell’esecutivo comunitario, Balazs Ujvari, durante il briefing quotidiano con la stampa. E anche se fosse il contrario, “abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri”, ha ribadito l’altra portavoce, Paula Pinho.
Meloni ieri (30 settembre) ha spiegato di aver scritto alla presidente dell’esecutivo UE, Ursula von der Leyen, chiedendo la possibilità di avere una “flessibilità aggiuntiva per sostenere famiglie e imprese” alle prese con l’aumento dei prezzi energetici. Un tema, che la premier vorrebbe affrontare al prossimo Consiglio Economia e Finanze (Ecofin) del 9 ottobre. Da Palazzo Berlaymont, pur sottolineando che “terranno d’occhio la lettera” e che faranno sapere “se la situazione dovesse cambiare”, hanno evidenziato di aver già messo in campo misure di flessibilità. “Per quanto riguarda l’energia, dall’inizio dell’estate, c’è effettivamente un’iniziativa molto importante sul tavolo”, ha affermato il portavoce, facendo riferimento allo spazio già concesso per alcune spese legate alla sicurezza energetica. Ora, però, l’Italia vuole capire quanto quel margine si possa estendere o utilizzare per affrontare direttamente gli effetti del caro energia.
Più nel dettaglio, lo strumento cui si fa riferimento è la “cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, prevista inizialmente per la difesa” ed estesa poi “all’energia, proprio per offrire agli Stati membri margini di manovra fiscale necessari ad adottare misure di risposta alla crisi energetica che stiamo affrontando attualmente”, ha spiegato il portavoce. L’iniziativa offre agli Stati membri la possibilità di distaccarsi dal “percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6 per cento del PIL, nel periodo compreso tra il febbraio 2026 e la fine del 2028”. Si tratta di “un margine fiscale aggiuntivo di cui è possibile avvalersi, a condizione che vengano espletate le relative procedure”. In particolare, l’attivazione non cancella i vincoli europei e non eroga fondi UE, ma consente di sostenere alcune spese aggiuntive senza che lo scostamento venga considerato una violazione delle regole fiscali. Finora “abbiamo ricevuto indicazioni da due Stati membri intenzionati a muoversi in questa direzione” e “uno dei due è proprio l’Italia da cui abbiamo ricevuto una richiesta di attivazione”, ha affermato Ujvari, chiarendo che la richiesta, “attualmente al vaglio della Commissione”, è arrivata un paio di settimane fa.
“Esiste un quadro di riferimento per la politica di bilancio”, per cui “è fondamentale garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche e rispettare gli obiettivi fissati in quello che, in termini tecnici, definiamo ‘piano strutturale di bilancio a medio termine'”, ha ricordato il portavoce precisando che, in tale documento, l’esecutivo “ha stabilito un tetto massimo per la crescita della spesa netta ed è essenziale attenersi a tali obiettivi”. Nell’ultimo anno e mezzo o due, “abbiamo dimostrato che, laddove giustificato, è possibile proporre iniziative che prevedano forme mirate di flessibilità”, ha osservato. Dunque, “Gli Stati membri hanno la possibilità di richiedere l’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale”, ma “ciò non deve andare a scapito dell’impegno complessivo verso la disciplina di bilancio“.
Una seconda lettera da Roma
Quella sulla flessibilità per far fronte al caro-energia non è l’unica lettera che il governo italiano ha inviato a Bruxelles. Firmata assieme al governo di Andrej Babiš, della Repubblica Ceca, Roma ha inviato una seconda missiva – ricevuta da Bruxelles – che contiene degli “spunti di riflessione” sulla revisione del sistema ETS per lo scambio di quote di anidride carbonica. Nel documento, i due leader lamentano che “l’attuale shock energetico sta esercitando una pressione senza precedenti sull’industria europea”. Secondo Roma e Praga, sebbene la “sicurezza degli approvvigionamenti” rimanga la “priorità immediata, la combinazione di prezzi dell’energia tra i più alti al mondo, elevati costi del carbonio e prezzi eccezionali dei combustibili rischia di indebolire ulteriormente il settore manifatturiero europeo e di accelerare la delocalizzazione della produzione e degli investimenti”. Con due economie trainate dal settore manifatturiero, Meloni e Babiš sperano che “una sospensione temporanea dell’ETS offrirebbe all’industria europea un sollievo immediato dai costi del carbonio”.
Rispetto a questa seconda lettera, il portavoce comunitario ha specificato che “è prassi normale, in vista del Consiglio europeo che si terrà tra due settimane, ricevere contributi, idee e suggerimenti dagli Stati membri. Pertanto, stiamo valutando la questione e le discussioni proseguiranno in sede di Consiglio europeo”. Ributtando la palla nel campo dei Paesi membri.











