Bruxelles – “Mia nonna ha scritto della Russia sotto Putin come di un Paese in cui la violenza è gradualmente diventata sistemica e l’indifferenza la norma”. Sono queste le parole con cui l’attivista politica, Anna Victoria Politkovskaja, ha deciso di ricordare sua nonna, la giornalista Anna Stepanovna Politkovskaja, ad un tributo che si è tenuto ieri (5 ottobre) a margine della sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo.
La giornalista, penna straordinaria del quotidiano russo indipendente Novaya Gazeta, è passata alla storia per la sua opera di denuncia contro la violazione dei diritti umani in Russia e in Cecenia, e contro le scelte politiche del presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, e dell’ex-capo della Repubblica della Cecenia, Akhmad Kadyrov. Minacciata più volte nel corso della sua vita, il 7 ottobre 2006 è stata uccisa nell’ascensore del suo palazzo con cinque colpi di pistola. A vent’anni dal suo assassinio, dunque, gli eurodeputati della commissione per i Diritti umani e della delegazione per la cooperazione parlamentare UE-Russia dell’Eurocamera le hanno reso omaggio invitando la nipote e l’attuale direttore di Novaya Gazeta, Kirill Martynov. Nei suoi saluti iniziali, il vicepresidente del Parlamento europeo, Nicolae Ștefănuță, ha sottolineato che “l’impavida ricerca della verità” della giornalista l’ha resa un faro di speranza per coloro che lottano per la giustizia e la dignità umana in Russia”.
La nipote ha ribadito che sua nonna “scriveva di persone comuni, di coloro che si trovavano soli ad affrontare la guerra, la violenza, l’ingiustizia e il sistema”, ma anche “di famiglie cecene che cercavano di sopravvivere in mezzo alla guerra e alla violenza, di coscritti russi uccisi in guerra, di torture, rapimenti, corruzione e di una guerra che distrugge non solo chi viene colpito, ma anche chi è costretto a sparare”. Per lei, “la cosa più importante del suo lavoro non era solo che smascherasse i potenti. Ancora più importante era che non permettesse che le storie umane passassero inosservate“, ha concluso.
Anna Stepanovna Politkovskaja si è unita al giornale indipendente “Novaja Gazeta” nel 1999. Il suo giornalismo critico le è valso il riconoscimento “Global Award “di Amnesty International nel 2001 e il premio dell’OSCE per il giornalismo e la democrazia nel 2003. Tra i suoi testi più celebri figura “La Russia di Putin“, in cui l’autrice ha raccontato la vita nella Federazione nei primi anni Duemila. Come spiegava: “Il mio libro è fatto di appunti disordinati ai margini della vita in Russia. Per il momento non posso analizzare quell’esistenza. Sto semplicemente vivendo, e prendendo nota di ciò che vedo”. Una dettagliata ricostruzione del percorso umano e professionale della giornalista è stata pubblicata in Italia dalla figlia Vera in un testo dal titolo “Una madre, la vita e la passione per la verità di Anna Stepanovna Politkovskaja“, pubblicato da Rizzoli nel 2023.













