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Il Progetto Pegasus insignito del premio giornalistico Daphne Caruana Galizia

Il Progetto Pegasus insignito del premio giornalistico Daphne Caruana Galizia

La prima edizione del premio, intitolato alla giornalista maltese Daphne Caruana Galizia uccisa da un'autobomba nel 2017, è stata conferita al Progetto che portato alla luce Pegasus, il software israeliano che ha rubato informazioni dai telefoni di più di 50mila persone

Bruxelles – La prima edizione del premio giornalistico Daphne Caruana Galizia ha incoronato il Progetto Pegasus come vincitore della competizione. Il progetto, promosso dal consorzio giornalistico Forbidden Stories, ha avuto il merito di portare alla luce il software Pegasus, responsabile del furto di informazioni tramite smartphone ai danni di decine di migliaia di persone.

Il Progetto Pegasus

Pegasus è un software sviluppato dalla società israeliana NSO Group, del genere spyware. Lo strumento è in grado di installarsi sugli smartphone ed estrarre dati sensibili del proprietario come posizione, numeri di telefono, conversazioni e password – senza che l’interessato si renda conto di essere interessato. A partire dal 2016 le vittime di Pegasus sono state più di 50mila. Tra di loro figurano molti personaggi in vista, tra cui il Presidente francese Emmanuel Macron.

Nel 2021 Forbidden Stories, collettivo giornalistico che raccoglie più di 100 partner per la tutela della libertà di stampa e di informazione, lanciò il Progetto Pegasus. Si trattava di un’inchiesta che voleva raccogliere informazioni sullo spyware, in realtà già noto dal 2016. Le investigazioni, coadiuvate anche dal security Lab di Amnesty International, portarono alla scoperta di una lista di più di 50mila persone, tra cui figuravano decine di giornalisti – documento che la società NSO ha sempre giudicato come privo di fonti.

A servirsi di Pegasus, secondo l’inchiesta, sono diversi Paesi autoritari come gli Emirati Arabi e l’Arabia Saudita – che lo usano per tenere sotto controllo i dissidenti – ma anche organizzazioni criminali come i cartelli della droga messicani.

Il Premio

A introdurre la premiazione è stato il presidente del poarlamento David Sassoli, che dalla Sala Stampa Anna Politkovskaya dell’Europarlamento ha ricordato la necessità di preservare il giornalismo indipendente: “Esempi recenti, come i Pandora Papers, hanno dimostrato il potere unico del giornalismo audace e irremovibile, in particolare quando viene svolto in un contesto di un network internazionale” e ha ricordato il sacrificio della giornalista Daphne Caruana Galizia a cui è intitolato il premio.

Nel 2019 era stato proprio l’Ufficio della presidenza del Parlamento europeo a promuovere l’istituzione del premio. Sassoli ha ricorda l’omicidio della giornalista – uccisa con un’autobomba nel 2017 per le sue indagini sullo scandalo finanziario noto come “malta files” – come “un momento di svolta per il giornalismo europeo” e ha ribadito l’impegno di tutte le istituzioni europee per far sì che “coloro che si fanno avanti per rivelare informazioni su attività illegali o dannose non debbano temere rappresaglie”, con riferimento sia ai giornalisti che agli informatori.

Da oggi il premio sarà assegnato ogni anno ai progetti giornalistici che si schierano a tutela dei diritti fondamentali e della libertà di informazione. La giuria, composta da membri di tutti e 27 i Paesi membri, insieme al riconoscimento assegna anche un premio da 20mila euro.

 

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