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    Home » Diritti » Allarme del Consiglio d’Europa: “Libertà di stampa sotto pressione”. Critiche al sistema Italia

    Allarme del Consiglio d’Europa: “Libertà di stampa sotto pressione”. Critiche al sistema Italia

    La relazione annuale 2025 registra peggioramento per le condizioni dei giornalisti. Il Paese del governo Meloni tra gli esempi meno virtuosi

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Marzo 2026
    in Diritti
    [foto: imagoeconomica]

    [foto: imagoeconomica]

    Bruxelles – Non è un bel momento storico per l’informazione, che sconta “un ambiente sempre più ostile per il giornalismo in Europa“. È la denuncia che arriva dal Consiglio d’Europa, nella relazione annuale pubblicata oggi (3 marzo) e che descrive una situazione preoccupante: “Nel 2025 la libertà di stampa ha continuato a essere sottoposta a continue pressioni in Europa, a causa di minacce legali, attacchi fisici e intimidazioni, tentativi di sequestro dei media e repressione transnazionale”.

    Numeri alla mano, nel 2025, i partner della piattaforma del Consiglio d’Europa per la promozione della tutela del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti hanno pubblicato 344 segnalazioni di gravi minacce alla libertà dei media, con un aumento significativo (+29 per cento) rispetto al 2024, quando ne erano state registrate 266. I Paesi con il maggior numero di segnalazioni sono stati Russia (50), Turchia (49), Georgia (35), Serbia (35) e Ucraina (27). In generale, documentare in maniera precisa momenti di cronaca diventa sempre più complicato, poiché “in tutta Europa, durante le proteste, i giornalisti sono stati spesso aggrediti fisicamente dalla polizia, da esponenti politici e dai dimostranti”.

    Nella tendenza generale l’Italia non fa eccezione, e anzi si adegua la momento e al contesto. Così il Paese si guadagna passaggi e menzioni all’interno del documento. Si cita lo Stivale come esempio di controllo statale. Non si fa il nome della RAI, ma si dice che “i Paesi con i più alti tassi di rischio di interferenza politica nei media pubblici sono Ungheria, Malta e Turchia, seguiti da Slovacchia, Bosnia-Erzegovina, Italia, Croazia, Polonia, Grecia, Serbia e Romania”.

    Libertà di stampa, nuove tensioni Italia-Ue

    I rilievi del Consiglio d’Europa, istituzione non dell’UE, si uniscono a quelli già sollevati dalla Commissione europea tre anni fa, a riprova di una situazione ancora non sanata in materia di indipendenza della TV di Stato e informazione libera.

    A proposito di ingerenza della politica, il Consiglio d’Europa non può non denunciare il caso di spionaggio condotto dalla politica ai danni di testate critiche nei confronti dell’attuale governo italiano. “Nel giugno 2025, due giornalisti italiani, Francesco Cancellato, caporedattore di Fanpage, e Ciro Pellegrino, responsabile della redazione di Napoli, sono stati presi di mira dallo spyware Graphite, sviluppato dall’azienda israeliana Paragon Solutions”, si legge nel rapporto. Un terzo giornalista ha scelto di rimanere anonimo. “Le indagini hanno confermato che lo spyware veniva utilizzato per monitorare giornalisti critici e membri della società civile”.

    Il caso assume rilevanza considerando che “ad oggi, le indagini nazionali non hanno avuto successo e nessuno è stato ritenuto responsabile“. In questo contesto, “la lenta risposta delle autorità ha spinto il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), Vittorio Di Trapani, a denunciare “l’inaccettabile inazione”, portando la FNSI e l’Ordine Nazionale dei Giornalisti a presentare una denuncia penale alla Procura della Repubblica di Roma.

    Per l’Italia di Giorgia Meloni le critiche non finiscono qui. Il Consiglio d’Europa include, tra i vari elementi di pressione per l’ambiente giornalistico, la stampa libera e l’informazione, anche “le decisioni di finanziamento del servizio pubblico ritardate per mesi in Francia e Italia, nonostante i loro sistemi di media di servizio pubblico siano ben consolidati”.

    L’Italia, dunque, dimostra che c’è un problema con il rispetto dei fondamentali delle democrazia e lo stato di diritto. Gli attacchi giungono da più parti: “Casi di licenziamenti, come in Serbia, Italia e Svizzera, hanno evidenziato le minacce all’indipendenza dei giornalisti non solo a causa di pressioni esterne, ma anche a causa della loro stessa gerarchia e dei loro proprietari“. Un esempio lampante, in tal senso, quello registrato il 27 ottobre, quando “l’agenzia di stampa italiana Agenzia Nova ha licenziato il suo corrispondente da Bruxelles, Gabriele Nunziati, per aver posto una domanda ritenuta ‘inappropriata’ al portavoce capo della Commissione europea”. 

    Tags: consiglio d'europademocraziagiornalistigoverno meloniitalialibertà di stampastato di dirittoue

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