Bruxelles – L’anno prossimo “la Russia spenderà una somma pari, o addirittura leggermente superiore, a quella complessiva di tutti gli Stati membri dell’UE, ovvero tra i 500 e i 550 miliardi di euro”. Il Consiglio e il Parlamento europeo “devono comprenderlo e agire di conseguenza, anche a livello nazionale, in particolare per quanto riguarda la mobilità militare“. L’ha dichiarato oggi (7 ottobre) il commissario europeo per la Difesa, Andrius Kubilius, ad Amburgo (Germania) in occasione di una conferenza sulla “Schengen militare-logistica militare e trasporti”.
L’area Schengen militare è un’iniziativa della Commissione europea che mira a rendere più rapido lo spostamento di equipaggiamenti militari nell’Unione. Si tratta di una proposta che “sostituisce un mosaico di 27 diverse normative nazionali con un unico regolamento europeo chiaro”, ha chiarito il commissario europeo. In particolare, propone di eliminare gli ostacoli amministrativi, finanziari e infrastrutturali esistenti per creare una sorta di area di libera circolazione, ispirandosi all’omonimo “spazio Schengen“, la zona di libera circolazione in cui sono stati aboliti i controlli sistematici alle frontiere interne. Il testo è attualmente oggetto di negoziati in sede di trilogo – tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo – e l’esecutivo comunitario teme che possa uscire ridimensionato nelle ambizioni dalle trattative interistituzionali.
Sul palco tedesco, Kubilius ha colto l’occasione per ribadire che, invece, “la prontezza difensiva” va accelerata, in quanto “qualora dovesse arrivare il ‘giorno X’, cioè il giorno di un’eventuale aggressione russa, dobbiamo renderci conto che ci troveremmo di fronte a un esercito russo temprato dal combattimento e capace di impiegare 10 milioni di droni all’anno”. Secondo il commissario, “in Europa, la difesa di ogni singolo Paese dipende dall’architettura di difesa europea collettiva, all’interno della quale lo spostamento di truppe ed equipaggiamenti tra i vari Paesi e regioni riveste un’importanza cruciale”. Perciò “la nostra capacità di dissuadere un’aggressione non dipende soltanto da quanto spendiamo per la difesa”, ma “da come, a quale velocità e in quali quantità siamo in grado di movimentare materiali militari attraverso il continente europeo”. L’esecutivo comunitario l’ha compreso e “ha agito di conseguenza”. Il motivo? “La NATO non può farcela da sola. I singoli Stati membri neppure, né possono riuscirci da soli i militari o i civili. Ma insieme, come Unione, possiamo farcela”, ha concluso.







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