Bruxelles – Dalle batterie alla difesa, l’Unione europea vuole ridurre la dipendenza dalle materie prime che arrivano dall’estero. Per farlo, la Commissione europea punta su 46 nuovi progetti strategici in 16 Stati membri, cinque quelli in Italia, presentati oggi (9 ottobre) dal vicepresidente esecutivo per la Strategia industriale, Stéphane Séjourné. Le iniziative mirano a rafforzare la capacità europea di estrarre, lavorare e riciclare materiali fondamentali per l’industria. “Il nostro approccio è semplice: ridurre la dipendenza e aumentare la produzione in Europa”, ha dichiarato Séjourné. “Abbiamo le risorse, i progetti e i finanziamenti: ora stiamo accelerando”.
Senza un accesso sicuro a queste risorse, l’industria europea rischia di essere esposta alle decisioni dei Paesi da cui dipende per i propri approvvigionamenti. Litio, nichel, cobalto e terre rare sono essenziali per le batterie, mentre altre materie prime sono utilizzate nei settori della difesa e dell’aerospazio. La dipendenza dall’estero è una vulnerabilità che Bruxelles cerca di affrontare anche attraverso la diversificazione delle forniture energetiche e dei partner commerciali e il rafforzamento delle capacità produttive interne.
I 46 progetti sono stati selezionati tra 102 candidature e coinvolgono anche l’Italia, insieme ad altri 15 Paesi, tra cui Francia, Germania, Spagna, Svezia e Finlandia. Le iniziative coprono 15 delle 17 materie prime considerate strategiche dall’UE: otto riguardano l’estrazione, 11 la lavorazione e 19 il riciclo. Altri otto progetti integrano più fasi della filiera, combinando estrazione e lavorazione oppure lavorazione e riciclo. L’Italia, in particolare, “ha assunto un ruolo guida proponendo iniziative per lo stoccaggio strategico di alcune materie prime”, aggiunge il commissario alludendo alla candidatura di Porto Marghera per ospitare il primo sito strategico europeo di stoccaggio e hub logistico per le materie prime critiche.
Una parte consistente degli interventi riguarda i materiali necessari per produrre batterie. Sono previsti sette progetti sul litio, 12 sul nichel, dieci sul cobalto, cinque sul manganese e quattro sulla grafite. Altri investimenti interessano il magnesio e il tungsteno, utilizzati anche nella difesa e nell’aerospazio, mentre quattro progetti sulle terre rare puntano a sostenere la produzione di magneti permanenti.
L’obiettivo è arrivare al 2030 con una filiera europea più autonoma. La legge UE sulle materie prime critiche (CRMA), entrata in vigore nel maggio 2024, stabilisce che entro quella data l’UE sia in grado di estrarre almeno il 10 per cento del proprio consumo annuo di materie prime strategiche, lavorarne il 40 per cento e riciclarne il 25 per cento. Inoltre, non oltre il 65 per cento del consumo europeo di ciascuna materia prima strategica, nella fase di lavorazione pertinente, dovrebbe provenire da un unico Paese terzo.
I nuovi progetti si aggiungono ai 47 selezionati nell’UE nel 2025 e ai 13 in Paesi terzi. Secondo l’esecutivo comunitario, nel loro insieme potrebbero permettere di raggiungere gli obiettivi di estrazione per litio, nichel, terre rare, magnesio e tungsteno, quelli di lavorazione per litio e terre rare e quelli di riciclo per litio, cobalto e terre rare.
La sfida, ora, è trasformare i progetti sulla carta in impianti operativi e garantire un mercato alle materie prime prodotte. “Individuare i progetti non basta: abbiamo ottenuto i primi risultati e ora dobbiamo garantire sbocchi economici per queste materie prime“, ha sottolineato Séjourné. La Commissione sta quindi preparando la creazione del Centro europeo per le materie prime critiche, che dovrebbe sostenere i progetti con strumenti finanziari, tra cui controgaranzie e investimenti diretti, in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI) e gli investitori privati. L’Italia si è candidata a ospitare il Centro in Veneto.
Bruxelles punta intanto ad accelerare gli investimenti già avviati. Tra i progetti selezionati nel 2025, 25 hanno completato la valutazione d’impatto ambientale e 17 hanno ottenuto un permesso di costruzione. Attraverso il piano RESourceEU, lanciato a dicembre 2025, Team Europe ha inoltre mobilitato oltre due miliardi di euro in sostegno finanziario. Una nuova selezione di progetti strategici è prevista entro la fine del 2026.
I progetti italiani
Tra i 46 progetti, cinque sono italiani. Si tratta 9PV-UP, promosso in Italia da 9-Tech, sul riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita e sul recupero di alluminio, rame e silicio metallico. Alkeemia PureGraph, sviluppato da Alkeemia Spa, che punta alla lavorazione in Italia di grafite ad elevata purezza destinata alla produzione di batterie. ReSuPLIR, di Italrecycling & Investment Srl, integra attività di lavorazione e riciclo per recuperare metalli del gruppo del platino, tra cui platino, iridio e rutenio. Il quarto progetto è REW-ITA Green Hub, promosso in Italia da OMCD Tek Hub Spa, ed è dedicato al riciclo e al recupero di rame, cobalto e tungsteno. Infine, CRM4Defence, il progetto di Leonardo Spa che coinvolge Italia, Polonia, Francia e Regno Unito e punta al riciclo di alluminio, magnesio e titanio metallico per le esigenze dell’industria della difesa.

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