Bruxelles – La proposta per il bilancio pluriennale dell’UE (MFF 2028-2034) messa a punto dalla presidenza irlandese di turno del Consiglio dell’UE è un manifesto politico del Partito popolare europeo (PPE). Nell’incertezza del negoziato inter-istituzionale con il Parlamento europeo molto può ancora accadere, ma quanto emerge fin qui è un PPE di retroguardia, che dopo aver fatto l’Europa sceglie di disfarla.
C’è un’evidente, riconosciuta e anche comprensibile esigenza di sostenibilità delle finanze pubbliche, di controllo della spesa e di rientro da deficit e debito che hanno raggiunto livelli certamente elevati. Una necessità emersa e concordata già nella passata legislatura. Ma ci sono anche sfide non più rinviabili per cui serve un coraggio che il compromesso negoziale irlandese non mostra. Il governo di Dublino è presieduto da Micheal Martin, un liberale. La sua non appartenenza al PPE rende certamente più difficile il compito di fiaccare le resistenze dei popolari europei a limitare il bilancio, ed è comprensibile che la proposta vada verso chi, in seno al Consiglio, detiene il maggior numero di capi di Stato e di governo.
È qui che si registra il passo indietro di un PPE con tanti leader e poca leadership. Dodici governi su 27 a guida popolare (Austria, Cipro, Croazia, Germania, Grecia, Finlandia, Lussemburgo, Polonia, Portogallo, Slovenia, Svezia, Ungheria) dovrebbero rappresentare un numero sufficiente per dare un impulso pro-europeo, che nella questione finanziaria si traduce in più risorse.
Il principio di fondo non è poi così complicato da capire: più risorse gli Stati mettono per il bilancio comune e più si permette all’UE di funzionare e finanziare ciò che serve per essere competitiva e influenta su scala internazionale. Viceversa, meno si mobilita e più si rende l’UE debole e incapace di incidere.
Nelle scelte del PPE per un bilancio più austero si registra assenza di visione, carenza di prospettiva, mancanza di europeismo, che – indipendentemente della sua natura, sia una scelta politica consapevole, una paura per la sostenibilità di bilancio, governi traballanti in alcuni casi e campagne elettorali alle porte per altri – produce un allineamento sulle posizioni delle forze euro-scettiche e sovraniste che reclamano più poteri ai Parlamenti nazionali e meno centralità di Bruxelles.
Il PPE opera in sostanza una scelta che rompe con il suo passato, e che rompe anche la sua stessa famiglia. Perché le posizioni intransigenti sul bilancio hanno già prodotto lo scollamento tra PPE partito e PPE gruppo, con i popolari europei in Parlamento contro i popolari europei del Consiglio. Una vera e propria ‘guerra civile’ tutta interna alla principale forza politica UE che rischia di far esplodere l’intero funzionamento dell’Unione. In un momento in cui andrebbe rilanciata e rafforzata, il PPE di oggi, consapevolmente o meno, contribuisce a distruggerla.
![Il presidente del Partito popolare europeo (PPE) e del gruppo PPE al Parlamento europeo, Manfred Weber [foto: EPP. https://www.flickr.com/photos/eppofficial/albums/]](https://www.eunews.it/wp-content/uploads/2026/10/ppe-weber-750x375.jpg)
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