Bruxelles – Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si presentano ai giornalisti uniti, ed esprimono parole di gratitudine e sostegno reciproco. “Sono davvero grato per l’immenso sostegno che riceviamo dal Consiglio europeo, dalla Commissione e dai leader europei. Veri leader, che ci sono rimasti accanto fin dall’inizio di questa guerra. È un aspetto cruciale e noi contiamo su questo sostegno”, dichiara Zelensky al punto stampa prima dell’apertura della seconda giornata del Consiglio europeo. “Il nostro messaggio al presidente Zelensky è molto semplice: il sostegno dell’Unione europea all’Ucraina rimane forte come non mai“, ribadisce Costa. “Siamo dalla vostra parte, vi supporteremo”, conclude von der Leyen.
Dopo le parole di sostegno, il discorso si sposta sul futuro dell’Ucraina nell’Unione europea. “È tempo di pace, non di continuare la guerra. Caro Volodymyr, puoi contare su di noi, non solo per il sostegno durante il conflitto, ma soprattutto per il futuro all’interno dell’Unione europea“, afferma Costa, rivolgendosi direttamente al presidente ucraino. Proprio questa settimana, Kiev ha compiuto un nuovo passo nel percorso di adesione, con l’apertura dei negoziati sui cluster relativi al mercato interno e alla competitività e crescita inclusiva.
L’avanzamento dell’Ucraina si inserisce in una strategia di allargamento che i Ventisette considerano “un investimento geostrategico per la pace, la sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente“. Nelle conclusioni della prima giornata del vertice (15 ottobre) i leader hanno ribadito la centralità del processo di adesione, sottolineando, però, che la preparazione deve procedere su due fronti: quello dei Paesi candidati, chiamati a continuare le riforme, soprattutto sullo Stato di diritto, e quello dell’Unione europea, che deve adeguare le proprie politiche e il proprio funzionamento in vista di un’eventuale nuova composizione.
Il principio guida resta quello del merito: ciascun Paese candidato avanza nei negoziati sulla base dei progressi compiuti individualmente. Parallelamente, Bruxelles è chiamata a interrogarsi sulla propria capacità di accogliere nuovi membri senza compromettere l’efficacia dell’azione europea. Una doppia esigenza al centro anche del piano di pre-allargamento presentato dalla commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, lo scorso 6 ottobre: un pacchetto di misure per preparare istituzioni, politiche e bilancio dell’Ue a un’Unione con nuovi membri. Nelle conclusioni del vertice, i leader hanno quindi invitato il Consiglio a esaminare la comunicazione della Commissione Prepararsi a un’Unione più ampia e a proseguire i lavori sulle riforme interne, sulle priorità di lungo periodo dell’Ue e sulle modalità per realizzarle.
Tra i dossier sul tavolo c’è anche quello del Montenegro, il Paese “all’ultimo miglio” verso l’ingresso, per il quale è in corso la redazione del trattato di adesione. Il Consiglio europeo ha accolto con favore il lavoro avviato e preso atto dell’intenzione della presidenza irlandese del Consiglio dell’UE di adoperarsi per la chiusura provvisoria dei capitoli negoziali rimanenti, subordinata all’attuazione delle riforme richieste a Podgorica. Ma i leader frenano sulle tempistiche ed è qui il punto di possibile frustrazione per il piccolo Paese balcanico che inizia a vedere vicino l’obiettivo di diventare il 28esimo membro dell’UE entro il 2028. Come riporta The New Union Post, la versione di conclusioni licenziata dai Ventisette elimina i riferimenti riportati nella precedente bozza: sia quello relativo alla chiusura provvisoria dei capitoli negoziali rimanenti “entro la fine di quest’anno”, sia quello sull’impegno di “lavorare per finalizzare la stesura del trattato di adesione il prima possibile”.
Quello che resta chiaro è che l’obiettivo dichiarato dai leader UE è di preparare entrambe le parti all’allargamento: i candidati, chiamati a soddisfare i criteri di adesione, e l’UE, che dovrà riformarsi per affrontare le questioni legate alle proprie politiche e alla capacità di agire. Un percorso che, nelle intenzioni dei leader, dovrà “rafforzare l’Unione” e “accrescere la sovranità europea”.


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