Bruxelles – In materia di immigrazione “i dati dimostrano che l’approccio globale dell’UE sta dando i suoi frutti: gli attraversamenti irregolari delle frontiere verso l’UE si attestano al livello più basso dal 2021″. Allo stesso tempo “dobbiamo tuttavia restare vigili e intensificare la lotta contro il traffico di migranti e contro ogni forma di strumentalizzazione dei migranti stessi”. Il presidente del Consiglio europeo, António Costa, sintetizza così la situazione e il senso del dibattito tra i capi di Stato e di governo oggi (16 ottobre) su un tema che continua ad infiammare gli animi.
Le regole comuni in materia di immigrazione, soprattutto quella irregolare, funzionano a detta di Bruxelles. Ma la crisi di Ceuta irrompe nel dibattito politico e riproporre litigi e divisioni registrati ad agosto. È la Danimarca ad aprire lo strappo con la Spagna, per uno scontro tutto interno alla famiglia socialista. La prima ministra danese, Mette Frederiksen, critica pubblicamente le politiche in materia di immigrazione varate dal governo socialista di Pedro Sánchez, chiedendo a Bruxelles europea di esaminare la compatibilità con le regole comuni del piano per regolarizzare la posizione di 600mila richiedenti asilo.
“Ho chiesto alla Commissione europea di verificare che cosa succede quando un Paese fa quasi l’esatto opposto di ciò che tutti gli altri stiamo facendo”, e cioè favorire gli arrivi su suolo UE, le dichiarazioni del capo di governo danese in occasione del secondo giorno di lavori del vertice del Consiglio europeo, con il dibattito sull’immigrazione tra i punti all’ordine del giorno. Frederiksen insiste: “Ritengo che questo sia in contrasto con la politica migratoria sostenuta oggi da una larga maggioranza in Europa“.
Per il governo spagnolo dimissionario e il suo leader la spallata arriva dunque da esponenti di forze politiche teoricamente amiche, i socialisti danesi, che invece dimostrano la loro anima conservatrice e intransigente che consente loro di trovare intese con il centro-destra europeo e le forze più estreme. Sull’immigrazione il governo di Copenhagen si trova sulle stesse posizioni dell’Italia di Giorgia Meloni, che contro Madrid decreta l’estensione dei controlli a quanti arrivano dalla Spagna.
Il motivo delle tensioni sta proprio nell’analisi condivisa tra tutti i leader attorno al tavolo: il numero di arrivi irregolari è diminuito grazie a una costante cooperazione con i Paesi partner e a misure preventive nei principali paesi di partenza e di transito. Le scelte compiute dal governo di Sánchez vengono viste come in contraddizione con il lavoro svolto negli ultimi anni, e dunque si teme che i risultati conseguiti possano essere messi a rischio.
Soddisfatta del dibattito la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nel corso del Consiglio europeo “abbiamo discusso di migrazione”, anche se è “l’inizio di un dibattito che si concluderà nel prossimo Consiglio europeo”, ha spiegato in un punto stampa al temine dei lavori. “Ma mi pare molto importante l’annuncio da parte della Commissione europea di nuove misure e di una valutazione insieme agli Stati membri per capire come si possa mettere in capo una cornice di misure capaci di consentire agli Stati membri di dare risposte immediate nel caso di crisi”, ha osservato. “Quello che abbiamo visto accadere ad esempio a Ceuta all’inizio di agosto racconta questo tipo di scenario, e quindi c’è il riferimento a questa cornice d’emergenza”, ha evidenziato la premier precisando che si tratta di “strumenti per gli Stati nazionali per poter intervenire in questo scenario”. Per l’Italia “è molto importante” dal momento che ha “posto il problema mesi e mesi fa, molto prima anche della crisi di Ceuta”, attraverso uno dei “disegni di legge sulla sicurezza”.
E proprio su Ceuta e la rottura con la Spagna, Meloni spiega di aver parlato con Sánchez e annuncia il lavoro verso una soluzione con Madrid dopo la proroga di 7 giorni sulla sospensione dell’accordo Schengen con la monarchia iberica. “Abbiamo deciso di far lavorare i nostri ministri dell’Interno la prossima settimana per arrivare a sostituire le misure che reciprocamente abbiamo in essere con altre forme di cooperazione. Stiamo andando verso un altro tipo di soluzione, ma sicuramente continuando il nostro monitoraggio per chiaramente garantire il funzionamento da una parte di Schengen, ma dall’altra anche garantire la difesa dei confini della nostra nazione”, ha dichiarato. Un elemento messo in luce anche dal premier spagnolo. Sulla sospensione temporanea delle norme Schengen fra Italia e Spagna, “spero che si possa trovare un accordo il prima possibile”, ha dichiarato Sánchez in conferenza stampa al termine del vertice europeo. “I governi di Italia e Spagna lavoreranno per dare una risposta tempestiva a alla situazione eccezionale della non applicazione di Schengen tra la Spagna e l’Italia”, ha precisato.
Come di consueto, anche a margine di questo Consiglio europeo, Meloni, insieme alla danese Frederiksen, e al premier olandese, Rob Jetten, ha ospitato questa mattina una riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea – ha fatto sapere Palazzo Chigi – hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. “La riunione ha consentito di fare il punto sui progressi raggiunti negli ultimi mesi e sulle prossime iniziative, con particolare attenzione alla prevenzione degli arrivi irregolari di massa, alla strumentalizzazione dei migranti e all’attuazione del nuovo quadro normativo europeo” si legge nella nota. Mentre rispetto agli eventi di Ceuta, Meloni ha sottolineato “la necessità di mantenere alta la vigilanza sulle frontiere esterne dell’Unione, focalizzandosi sulla prevenzione dell’immigrazione irregolare e dei relativi rischi di sicurezza”, e “ha posto il tema di una revisione mirata della legislazione europea per rendere più efficaci le nuove procedure relative al trattenimento dei migranti irregolari durante le procedure di frontiera”, ha precisato ancora Chigi.