Bruxelles – L’inverno che si avvicina sarà molto difficile sul piano energetico per cittadini e imprese e l’Unione europea sta lavorando per valutare sforzi aggiuntivi per abbassare i prezzi, così come concodato al Consiglio europeo della settimana scorsa dai leader di Ventisette Paesi membri. Lo sottolinea da Bratislava – dove ha incontrato i ministri dell’Energia del gruppo Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) – il commissario europeo all’Energia, Dan Jørgensen.
Nella conferenza stampa dalla capitale slovacca, Jørgensen evidenzia che i prezzi dell’energia sono “estremamente elevati” e che i cittadini subiscono “quotidianamente” questa situazione – “alla pompa di benzina” o “quando pagano le bollette” o, ancora, “quando accendono il riscaldamento”. Una realtà in cui sembra non bastare il lavoro fatto fin qui dall’Europa. Da un lato “siamo meglio preparati rispetto al 2022 – quando la Russia ha dato il via alla sua terribile invasione su vasta scala dell’Ucraina” – perché “abbiamo una maggiore diversificazione delle nostre fonti energetiche” e “siamo più efficienti dal punto di vista energetico”, dato che “utilizziamo il 18 per cento in meno di gas rispetto al 2022”. Quindi senza l’adozione di questo tipo di misure “ci saremmo trovati in una situazione ancora peggiore”. Dall’altro, però, “ci troviamo in un momento molto difficile“, dove “la situazione geopolitica mondiale sta ora influenzando l’Unione nel suo complesso“. Inoltre, “ci stiamo avvicinando a un inverno che sarà molto difficile per molti dei nostri cittadini” e “le nostre aziende faticano a competere“. Di fatto, “una situazione estremamente seria” che è emersa al Consiglio europeo della settimana scorsa dove i leader hanno concluso che è necessario valutare “ulteriori sforzi per abbassare i prezzi”. E “lo stiamo facendo”, assicura il commissario.
In un contesto di crisi, l’UE deve “aiutare al meglio i cittadini, con misure mirate e temporanee”, ma senza dimenticare la strategia a lungo termine che è “molto chiara” ed è quella che punta a un’Europa libera dalle sue dipendenze. “Un tempo dipendevamo dalla Russia; ora ci stiamo allontanando da quella dipendenza, e questo è positivo”, mette in rilievo Jørgensen. “Ma la situazione attuale ci mostra che ora dipendiamo dal mercato globale”, sottolinea ancora. Dunque, quanto avviene in Medio Oriente “può avere ripercussioni sui cittadini” europei “perché importiamo troppo”. Per questa ragione “la nostra strategia è chiara: dobbiamo uscire da questa dipendenza“. Che, tradotto, significa “energie rinnovabili, nucleare, diversificazione, efficienza energetica”.
Infine, per il commissario la questione energetica non ha un impatto solo sulle tasche dei cittadini, ma anche sulla loro sicurezza. “In un mondo turbolento come quello in cui viviamo oggi, la sicurezza energetica è anche la sicurezza delle nostre società nel loro complesso”, precisa. E per questo motivo incalza: “La decarbonizzazione è ancora in cima alla nostra agenda politica” anche perché “quest’estate abbiamo visto come le temperature record abbiano causato problemi anche ad alcune centrali nucleari in Europa, anche in questa regione”. Si tratta di problemi “estremamente gravi”. Ma per Jørgensen “le soluzioni esistono davvero” e l’UE conosce “la via d’uscita”.

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