Bruxelles – Più tempo per adeguarsi alle norme europee sulle emissioni di metano. Il Parlamento europeo ha approvato oggi (22 ottobre) un rinvio di tre anni degli obblighi che riguardano gli importatori di combustibili fossili, andando oltre la proroga di un anno proposta dalla Commissione europea. La decisione è stata votata oggi (22 ottobre) in plenaria e ha ottenuto 341 voti a favore, 225 contrari e 6 astensioni. Punta a concedere più tempo alle aziende per dimostrare che i combustibili importati rispettano requisiti equivalenti a quelli europei in materia di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni. Il testo dovrà ora essere negoziato dal Parlamento con il Consiglio dell’UE per arrivare a una versione definitiva.
A far passare il testo è stato un asse che parte dal Partito popolare europeo e arriva all’estrema destra di Patrioti per l’Europa (PfE) ed Europa delle nazioni sovrane (ESN) passando per i Conservatori e riformisti (ECR). Hanno votato contro le forze progressiste: S&d, Verdi, Left. Diviso il gruppo dei liberali di Renew: 25 a favore, 40 e due astenuti. Sul fronte italiano a favore Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Futuro nazionale, ma anche Elisabetta Gualmini di Azione e Pina Picierno di Spazio Pubblico. Contrari M5s, AVS e il PD, con l’astensione di Giorgio Gori.
In base alla posizione dell’Eurocamera, gli importatori di petrolio greggio, gas naturale e carbone avranno tempo fino al 31 maggio 2031 per dimostrare che i contratti di fornitura conclusi o rinnovati dal 4 agosto 2024 prevedono misure equivalenti a quelle stabilite dalla normativa europea. Il rinvio riguarda gli obblighi legati alle importazioni, mentre la normativa sul metano persegue l’obiettivo di ridurre le emissioni del settore energetico.
La proposta della Commissione, presentata il 14 ottobre, prevedeva invece di posticipare di un anno gli obblighi di monitoraggio, comunicazione e verifica, inizialmente attesi dal primo gennaio 2027. Bruxelles ha motivato la revisione con le tensioni sui mercati energetici e i rischi per la sicurezza degli approvvigionamenti, in un contesto di difficoltà delle forniture globali e di pressione sui prezzi.
Il Partito popolare europeo (PPE) ha sostenuto il rinvio invocando la necessità di proteggere la sicurezza energetica e contenere i costi per famiglie e imprese. “Non dobbiamo imporre nuove regole più velocemente di quanto i fornitori di energia riescano ad adattarsi”, ha dichiarato Dimitris Tsiodras, eurodeputato del PPE e negoziatore del gruppo sul dossier. Secondo Tsiodras, obblighi introdotti troppo rapidamente rischiano di rendere le importazioni di gas più difficili e costose.
Con il rinvio di tre anni del regolamento metano “abbiamo corretto la proposta della Commissione, che prevedeva un solo anno: un tempo insufficiente, come avevano denunciato già quest’estate 22 governi, 70 organizzazioni industriali e la maggioranza di quest’Aula già nell’ultima plenaria con un dibattito da noi richiesto”, ha commentato l’eurodeputata di FdI-ECR e vicepresidente della commissione Itre, Elena Donazzan. “Oggi, con la maggioranza ‘Giorgia’, lo otteniamo”, ha evidenziato sottolineato che si tratta della “conferma che, quando il centrodestra europeo è unito, il pragmatismo prevale sull’ideologia e le ragioni dell’industria e della sicurezza energetica tornano al centro delle scelte dell’Unione”.
Di scandalo assoluto parlano i Verdi. “La richiesta dei conservatori e dell’estrema destra di rinviare di tre anni il regolamento sul metano è uno scandalo assoluto. Ancora una volta, i conservatori e l’estrema destra stanno perseguendo politiche che minano l’azione per il clima e favoriscono gli interessi dell’industria dei combustibili fossili”, ha commentato l’europarlamentare dei Verdi, Jutta Paulus, negoziatrice capo del Parlamento europeo per il regolamento sul metano. “L’attuazione del regolamento rafforzerebbe la nostra sicurezza energetica e ridurrebbe in modo significativo le emissioni del secondo gas serra più importante. Invece, la Commissione e il Parlamento stanno cedendo alle pressioni della lobby dei combustibili fossili e al ricatto dell’amministrazione Trump. È assolutamente incomprensibile che, nel bel mezzo di una crisi dei prezzi dell’energia, il gas venga bruciato inutilmente o lasciato fuoriuscire nell’atmosfera”, ha scandito.
La revisione riapre il confronto tra la necessità di garantire forniture energetiche affidabili e l’ambizione climatica dell’UE. “Rallentare il percorso di riduzione delle emissioni di metano rischia di indebolire la sicurezza energetica europea nel lungo periodo”, ha affermato Giulia Signorelli, ricercatrice decarbonizzazione di ECCO, il think tank italiano per il clima. “Un rinvio di tre anni prolungherebbe l’incertezza per imprese e investitori, penalizzando chi ha già investito per adeguarsi ai target”. Ma non solo. “Non sottovalutiamo i costi di un rinvio, che sarebbero significativi. Un’attuazione tempestiva del Regolamento potrebbe generare circa 700 miliardi di euro di benefici climatici, sanitari ed economici a fronte di 49 miliardi di costi regolatori. Inoltre, un rinvio di tre anni porterebbe con sé una perdita potenziale di circa 185 miliardi di euro di benefici a fronte di appena 11 miliardi di risparmi, con circa 40mila morti premature aggiuntive,” ha concluso Signorelli.

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