Bruxelles – Accuse di genocidio; pronunciamenti della Corte penale internazionale; mandato d’arresto internazionale contro il premier israeliano uscente, Benjamin Netanyahu, e l’ex ministro della Difesa, Yoav Gallant, per crimini contro l’umanità e crimini di guerra: non c’è alcun riferimento a tutto ciò nelle parole scelte dalla Commissione europea per commentare il voto in Israele. Anzi. “L’Unione europea auspica di collaborare con il futuro governo di Israele, sulla base delle nostre relazioni di lunga data e del comune impegno verso i principi democratici e i valori condivisi”, ha dichiarato oggi (28 ottobre) il portavoce per gli Affari esteri dell’esecutivo comunitario, Anouar El Anouni, in merito alle elezioni in quella che per Bruxelles è la più grande democrazia del Medio Oriente.
Ieri, martedì 26 ottobre, oltre 7,3 milioni di israeliani sono stati chiamati alle urne per votare il partito che guiderà la Knesset, il Parlamento del Paese. Secondo quanto riportato nel pomeriggio di oggi (28 ottobre) da Reuters, le elezioni israeliane producono una situazione di stallo in cui né il primo ministro israeliano uscente, Benjamin Netanyahu, né il candidato all’opposizione, Gadi Eisenkot, hanno davanti un chiaro percorso per formare un governo. Dopo aver contato circa l’85,6 per cento dei voti, si prevede che il blocco di Netanyahu vinca circa il 43,7 per cento, mentre Eisenkot circa il 37,7 per cento.
Durante il briefing di oggi (28 ottobre) con la stampa, El Anouni ha affermato che “l’Unione europea si congratula con il popolo israeliano per le elezioni di ieri, caratterizzate da un’elevata affluenza alle urne che riflette la vivace democrazia di Israele”. Mentre nel Paese “si apre ora una fase di negoziati politici per la formazione del prossimo governo israeliano”, ha spiegato il portavoce, “il nostro approccio continuerà a fondarsi su un dialogo franco e aperto, volto a rafforzare la cooperazione bilaterale, ad affrontare tutte le questioni di reciproco interesse e a lavorare insieme per favorire la stabilità regionale, la sicurezza e una pace giusta e duratura”.
El Anouni ha evidenziato di non poter sapere “quali saranno i prossimi passi né quale sarà l’evoluzione della situazione”, pertanto ha evitato di esprimersi “su ciò che potrebbe o non potrebbe accadere”. Quello che è certo, però, è che l’Unione europea desidera tenere attivi tutti i canali di collaborazione, “puntando su un dialogo franco e aperto, con l’obiettivo di rafforzare la nostra cooperazione bilaterale, affrontare tutte le questioni che destano preoccupazione e collaborare per promuovere la stabilità regionale, la sicurezza e una pace giusta e duratura”, ha aggiunto il portavoce.
Davanti agli entusiasmi di Palazzo Berlaymont, l’eurodeputata PD (S&D), Cecilia Strada, ha ricordato che, in attesa dei risultati definitivi, “una cosa è chiara” e cioè che “il problema non è solo Netanyahu o il suo governo, ma un intero sistema che fa della violazione dei diritti e della violenza un metodo politico mentre i governi occidentali si voltano dall’altra parte, come continua a fare l’Unione europea”. Secondo Strada, adesso bisogna “andare avanti a lottare come prima e più di prima, nelle istituzioni e nelle piazze per ottenere giustizia, autodeterminazione e libertà per il popolo palestinese”. Finché Gaza “resterà una prigione a cielo aperto, finché l’occupazione strangolerà la vita, l’economia e il futuro della Cisgiordania e finché gli insediamenti nei Territori occupati non saranno smantellati”, ha commentato, “chiunque siederà nel nuovo governo israeliano, niente andrà bene”.













