Bruxelles – La Commissione europea apre il secondo round di finanziamenti da 21,3 miliardi di euro nell’ambito di SAFE (Security Action for Europe), lo strumento di prestiti a lunga scadenza da 150 miliardi di euro per rafforzare le capacità di difesa degli Stati membri e accelerare gli investimenti nell’industria europea del settore. L’esecutivo invita i Paesi a utilizzare le nuove risorse anche per sostenere l’Ucraina e rispondere alle esigenze più urgenti delle sue forze armate. Lo rende noto la Commissione in una nota.
“Incoraggiamo gli Stati membri a utilizzare questi fondi per soddisfare i bisogni dell’Ucraina”, ha dichiarato il portavoce della Commissione europea, Thomas Regnier, durante il consueto incontro quotidiano con la stampa, sottolineando la necessità di affrontare con urgenza le esigenze di spesa per la difesa. Una volta ricevuti gli importi richiesti dagli Stati membri, la Commissione “informerà i Paesi sulle assegnazioni provvisorie entro due settimane dalla scadenza per la presentazione”.
Finora, ha riferito Regnier, 19 Stati membri hanno richiesto oltre 130 miliardi di euro sui 150 miliardi complessivamente disponibili. Tutti i piani nazionali sono stati approvati e la Commissione ha firmato 16 accordi di prestito. Undici Paesi hanno inoltre ricevuto un prefinanziamento: secondo i dati aggiornati comunicati dal portavoce, le erogazioni ammontano a quasi 13,5 miliardi di euro.
Il nuovo invito si inserisce nel quadro di SAFE, adottato nel maggio 2025 e parte integrante del piano europeo Readiness 2030. Lo strumento consente all’Unione europea di raccogliere fondi sui mercati dei capitali per concedere prestiti agli Stati membri, sulla base di piani nazionali di investimento nella difesa. L’obiettivo è accelerare l’acquisizione di equipaggiamenti militari, rafforzare la base industriale e tecnologica europea e ridurre la frammentazione tra i mercati nazionali attraverso una maggiore cooperazione.
Gli appalti comuni coinvolgono generalmente almeno due Paesi, di cui almeno uno beneficiario di SAFE, sebbene siano previste deroghe temporanee per consentire l’acquisizione tempestiva di capacità militari critiche. Almeno il 65 per cento dei costi dei componenti deve provenire dall’Unione europea, dall’Ucraina o dai Paesi ammissibili dello Spazio economico europeo e dell’Associazione europea di libero scambio.
Per quanto riguarda le priorità, la Commissione incoraggia gli Stati membri a inserire nei propri piani di investimento anche appalti congiunti con l’Ucraina. Tra i settori indicati figurano i sistemi di difesa aerea e missilistica, i droni e i sistemi antidroni, oltre alle munizioni e ai missili, considerati essenziali per rispondere alle necessità più urgenti delle forze armate ucraine e dei Paesi membri.
Nel quadro delle risorse disponibili attraverso SAFE, l’Italia ha deciso di chiedere 8,9 miliardi di euro, anziché i 14,9 miliardi inizialmente previsti. La scelta è stata illustrata ad agosto dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha motivato la riduzione con la necessità di “destinare maggiori risorse alla sanità e alle politiche sociali”. Il ridimensionamento della richiesta italiana si inserisce nel dibattito sulle priorità di spesa pubblica e sull’utilizzo dei prestiti europei per rafforzare la difesa, in un contesto segnato dalle tensioni geopolitiche e dalle pressioni sui bilanci nazionali.











