Bruxelles – Poche prospettive di una pace imminente in Ucraina, la necessità di rafforzare il sostegno militare a Kiev e di costruire una capacità europea di difesa che non dipenda esclusivamente dagli alleati. Sono queste le conclusioni della riunione del formato E5 della Difesa, che oggi (26 ottobre) ha visto incontrarsi a Parigi i ministri della Difesa di Italia, Francia, Germania, Polonia e Regno Unito, insieme all’Alta rappresentante UE per la politica estera, Kaja Kallas, al commissario europeo alla Difesa, Andrius Kubilius, e alla vice segretaria generale della Nato, Radmila Shekerinska.
All’orizzonte, nessuna possibilità di una soluzione a breve termine per il conflitto ucraino secondo Kallas: “Ci sono poche speranze di una pace imminente in Ucraina”, ha dichiarato al termine dell’incontro, avvertendo che il Paese si prepara ad affrontare “un altro brutale inverno di guerra”. Per l’Alta rappresentante, la priorità europea resta “aiutare Kiev a resistere agli attacchi russi e aumentare i costi per Mosca”. L’UE sta facendo la sua parte: proprio questo mese l’UE ha adottato le misure restrittive più ampie contro la Russia dall’inizio della guerra, mentre altre sono in preparazione. Inoltre, Kallas ha inoltre rivendicato i risultati dell’azione europea contro la flotta ombra russa, che ha portato alla rimozione di centinaia di petroliere illegali dalle rispettive bandiere.
Per l’Italia il supporto all’Ucraina non è destinato a cambiare. Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha ribadito che il sostegno a Kiev rappresenta un impegno assunto sul piano internazionale, europeo e atlantico. “Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto a una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza”, ha affermato, assicurando che Roma continuerà a sostenere il Paese “nel limite delle nostre possibilità”.
Tutto questo non basta. Per la NATO, gli alleati devono fare di più, soprattutto sul fronte della difesa aerea e missilistica. Shekerinska ha invitato i Paesi membri a intensificare gli sforzi, sottolineando che la pressione russa continua a farsi sentire ogni notte nelle città ucraine. Per sostenere Kiev, ha aggiunto, è necessario aumentare la produzione industriale e approfondire la cooperazione con l’industria della difesa ucraina: “Più produciamo, più possiamo sostenere l’Ucraina”.
È proprio sul rafforzamento della capacità produttiva europea che si concentra anche l’iniziativa annunciata da Kubilius. Il commissario ha anticipato un possibile nuovo strumento, SAFE 2.0, con l’apertura di “un bando da 21 miliardi di euro” rimasti inutilizzati nella prima tornata del programma SAFE, destinato a finanziare progetti congiunti con l’Ucraina, compreso il sostegno al progetto antimissilistico Freyja. Parallelamente, Bruxelles sta valutando come fornire assistenza ai servizi spaziali ucraini, di cui il Paese ha grande bisogno, auspicando che gli Stati Uniti mantengano il sostegno garantito finora.
La guerra in Ucraina entra così nella più ampia sfida europea di costruire capacità di difesa e deterrenza autonome, senza rinunciare alla cooperazione atlantica. Per Crosetto, si tratta di un obiettivo che nessun Paese può raggiungere da solo, nemmeno le maggiori potenze europee come Germania, Francia e Regno Unito. “Tutti insieme invece abbiamo la capacità, abbiamo la forza, sia militare che industriale, che politica, che economica”, ha osservato il ministro, indicando nella sicurezza dei cittadini europei il traguardo comune.
Sul tavolo resta anche la sicurezza delle rotte marittime. Kallas ha ringraziato Italia, Francia e Grecia per il contributo all’operazione navale europea Aspides nel Mar Rosso, “fondamentale per garantire la libera circolazione delle merci e del petrolio di fronte agli attacchi degli Houthi”. Sono “più di 60” i Paesi che hanno “aderito all’impegno contro l’imposizione di pedaggi sulle rotte internazionali”, ha ricordato l’Alta rappresentante. Si tratta sempre di un conflitto per cui l’Alta rappresentante non vede la fine imminente, anzi. A preoccupare Bruxelles è il rischio di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran. “Qualsiasi nuova escalation non farebbe che creare solo perdenti”, ha avvertito Kallas, richiamando l’attenzione su un ulteriore appesantimento di fronte di instabilità internazionale. Il tutto mentre l’Europa cerca di rafforzare la propria capacità di risposta alle crisi.


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