Bruxelles – Il Canada non può essere parte dell’Unione europea, geografia e oceano lo impediscono agli occhi dei Trattati. Ma si può creare qualcosa di nuovo, che possa far diventare il Paese nordamericano un partner che sia solo “a un passo dall’adesione”. Questo è il succo politico del vertice di Montréal che Unione europea e Canada hanno tenuto ieri e oggi (29 e 30 ottobre). Le due parti non possono ancora mettere agli atti la definizione di Ottawa quale “membro associato” dei Ventisette – che di conseguenza non compare nella dichiarazione congiunta finale del summit. Ma il tema non solo non è affatto fuori dal tavolo, ma ne esce più definito dalla riunione. Ed è solo una questione di tempo. Lo fa capire molto chiaramente, nella conferenza stampa al termine del summit con i presidenti della Commissione europea e del Consiglio europeo, Ursula von der Leyen e António Costa, il primo ministro canadese Mark Carney. “Stiamo lavorando per instaurare il partenariato più profondo possibile – senza arrivare alla adesione vera e propria data la nostra geografia. Il Canada diventerà il primo membro associato dell’Unione europea“, afferma.
Il percorso per raggiungere questa meta, tutta nuova, è ben definito. “Nei prossimi mesi definiremo nel dettaglio la sostanza, la portata e l’ambito di questa nuova forma” di associazione, dove “la presidente e io ci incontreremo periodicamente per monitorare i progressi“, spiega Carney. “A marzo, riuniremo qui in Canada il collegio dei commissari europei e il nostro governo federale per far avanzare questo lavoro“, prosegue. Inoltre, “ho accettato l’invito del presidente Costa a partecipare, a giugno, alle riunioni del Consiglio europeo; entro quella data, puntiamo a concludere i negoziati e le discussioni in corso”, dettaglia Carney. Per il premier, per i popoli europei e canadese, ciò significa “maggiori opportunità, una maggiore accessibilità economica e, sì, una sovranità più solida”.
Nel testo della dichiarazione, i leader precisano: “Ci adopereremo per definire, entro il vertice UE-Canada del 2027, il concetto di un’associazione sempre più stretta tra il Canada e l’UE, pur senza arrivare alla piena adesione, al fine di riflettere, attraverso tale associazione ancora più stretta, il nostro impegno comune e la nostra cooperazione verso i nostri obiettivi condivisi di prosperità, sicurezza economica e autonomia strategica”.
Ma le parole dei leader in conferenza stampa restituiscono qualcosa di più. “Il nostro rapporto è così speciale che vogliamo creare qualcosa di nuovo: andare oltre una semplice associazione, arrivando a un passo dalla piena adesione all’UE“, precisa Costa. “La nostra sarà l’associazione più stretta, profonda e unica nel suo genere. Lo faremo attraverso un impegno più intenso ai massimi livelli politici, individuando priorità condivise e coordinando le nostre risposte alle sfide comuni. È un percorso che abbiamo già iniziato a intraprendere”, continua il presidente del Consiglio ricordando la partecipazione di Carney a più riunioni dell’UE e della Comunità politica europea.
La prima a parlare del Canada quale membro associato dell’UE nel suo discorso sullo stato dell’Unione a settembre, von der Leyen, bolla come “terreno inesplorato” quello del Paese membro associato. Ma prova a dare qualche elemento in più. “L’idea è semplice: un’associazione senza adesione” sostituendo “il concetto di ‘adesione’ con un’ambizione e una visione condivise“, descrive. In altre parole, “possiamo instaurare un partenariato solido, che si avvicini all’adesione molto più di quanto abbiamo fatto in passato” con tre obiettivi: “Maggiori opportunità per i nostri cittadini, più prosperità su entrambe le sponde dell’Atlantico, maggiore sicurezza per tutti noi”. Per arrivarci servono tre pilastri per von der Leyen, “politiche, programmi e governance”, definendo un numero maggiore di politiche “in modo congiunto”; con la partecipazione “in modo più completo” del Canada ai programmi UE e, infine, avvicinando le istituzioni. E scandisce: “Questa è una partnership non contro qualcun altro, ma per la nostra forza comune”.
Nella vaghezza delle formulazioni e del lavoro politico che attende UE e Canada, una cosa intanto è chiara: l’inclusione di Ottawa nel concetto di Made in Europe, cioè la ‘preferenza europea’ per gli appalti pubblici in settori strategici, a cominciare da acciaio, cemento, alluminio, automotive e tecnologie a zero emissioni nette. “L’Industrial Accelerator Act è stato proposto dalla Commissione in modo tale da includere tutti i Paesi con cui abbiamo un accordo di libero scambio”, ricorda a proposito della proposta lanciata a marzo per accelerare il percorso di decarbonizzazione dell’industria europea. Con il Canada “noi abbiamo il CETA, quindi il Canada vi rientrerebbe automaticamente, naturalmente”, osserva.
Da Montréal, però, si guarda in lontananza a Washington. Per la presidente della Commissione europea “il Canada è, senza dubbio il Paese più europeo al di fuori dell’Europa” e ciò che unisce le due parti “va ben oltre la geografia“. Parole dirette a Carney, ma anche a Donald Trump a pochi giorni dal voto di metà del suo mandato. “Ciò che conta oggi non è la collocazione di un Paese sulla mappa, bensì ciò che è disposto a costruire insieme a noi e i valori che rappresenta in un mondo caratterizzato da forti venti contrari a livello geopolitico”, afferma la presidente, con un’eco sulla direzione di allontanamento presa dal partner a stelle e strisce. Si tratta per lei di venti che “non smetteranno di soffiare” perché rappresentano “un cambiamento permanente”. Perciò “è giunto il momento di agire con fiducia e lungimiranza per costruire un nuovo futuro” ed “è proprio questo a rendere il vertice odierno così unico e così storico”.
Infine, una rassicurazione che il futuro dovrà testare. Secondo von der Leyen tra gli Stati membri dell’UE c’è un “ampio sostegno” e “un’ambizione condivisa” per avvicinare il Canada all’Unione e anche al “Parlamento europeo si riscontra una vasta maggioranza favorevole” al progetto. I prossimi mesi diranno se un’Unione preoccupata per l’anno elettorale che si sta aprendo e immersa nelle fatiche e nelle divisioni per trovare un bilancio comune per il settennato 2028-2034 e per ristrutturarsi nella prospettiva dell’allargamento futuro ad altri membri, saprà essere in grado di creare un rapporto nuovo anche con il Canada.










