Rimini – Lo stato della Green Economy in Italia registra più ombre che luci. Il nostro Paese è un hotspot, sottoposto a gravi impatti della crisi climatica, tanto è vero che nel 2025, dopo anni di calo, le emissioni di gas serra sono aumentate; inoltre, si confermano i ritardi delle rinnovabili rispetto agli obiettivi al 2030. Il nostro Paese, poi, è primo in Europa per il consumo di acqua ed è uno degli Stati membri dell’UE con la più alta dipendenza energetica dall’estero. Allo stesso tempo, però, mantiene un primato in economia circolare: nel 2022 l’UE ha riciclato il 41 per cento dei rifiuti, l’Italia l’86 per cento. La fotografia è contenuta nella Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 presentata oggi (3 novembre) in apertura degli Stati Generali della Green Economy, organizzati dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, nell’ambito di Ecomondo.
Per Edo Ronchi, presidente della Fondazione Sviluppo Sostenibile “a livello internazionale registriamo importanti fattori di spinta alla green economy a fronte di un contesto globale caratterizzato da uno spazio fiscale limitato, incertezze economiche e minacce climatiche crescente”. La transizione ecologica, dice, “è diventata una necessità strutturale per la tenuta socioeconomica di molti Paesi e può essere un driver concreto di inclusione sociale e crescita economica”.
Dalla relazione emerge che l’impegno climatico dell’Italia “è inadeguato”. Proseguendo così “non raggiungerà il target al 2030”. Nel 2025 sono aumentate le emissioni di gas serra e nel 2026 stanno diminuendo di poco. Dal 2015 al 2024 l’Italia ha realizzato un taglio medio annuo di gas serra di 7 Mton. Per raggiungere il suo obiettivo, fissato dal Pniec 2030, l’Italia dovrebbe tagliarle di 14 Mton all’anno dal 2026 (il doppio di quanto fatto negli ultimi anni).
Non va meglio sul fronte delle rinnovabili. Nel 2025 l’Italia conferma i ritardi sugli obiettivi recepiti dal Pniec per il 2030: il Piano indica il target per l’Italia del 39,4 per cento di rinnovabili sul totale dell’energia consumata (per elettricità, calore e carburanti), ma nel 2024 era solo al 19,6 per cento, meno della media europea del 25,2 per cento. Inoltre, nel 2024 in Italia solo il 20 per cento dei consumi energetici per riscaldamento e raffrescamento veniva da rinnovabili, ben lontano dall’obbiettivo del Pniec del 35,9 per cento. Nello stesso anno, solo il 10 per cento dei consumi del settore trasporti veniva da rinnovabili, meno di un terzo dell’obiettivo del 34,2 per centoal 2030. Nel 2025 solo il 47 per cento dell’elettricità veniva dalle rinnovabili, con il target del Pniec del 70 per cento al 2030. Nel 2025 sono Stati installati solo 7,2 GW di rinnovabili (Germania 23,3 GW, Spagna 10,8 GW). Per raggiungere il target Pniec si dovrà aumentare l’installazione annua a 10 GW.
Lato energia, l’Italia resta fra i Paesi europea a più alta dipendenza dall’estero che da alcuni anni si è attestata su una media di circa il 74 per cento, ben più alta della media Ue di circa il 57 per cento. Una dipendenza, dice il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, è frutto di “scelte storiche ultra-decennali, non imputabili a un singolo governo”. Una dipendenza che, per il titolare del Mase, è “nefasta”.
Dalla relazione, emerge però, una medaglia d’oro: il tasso di utilizzo circolare di materia dell’Italia nel 2024 è stato del 21,6 per cento in Italia, della Ue del 12,2 per cento, della Francia del17,8 per cento e della Germania del 14,8 per cento. Nel 2022 l’UE ha riciclato il 41 per cento dei rifiuti, l’Italia l’86 per cento, la Germania il 44 per cento, la Francia il 52 per cento. Nel 2025 l’Italia ha riciclato il 77,3 per cento nel dei rifiuti d’imballaggio. “L’Italia parte in vantaggio”, sulla sostenibilità, dice in un videomessaggio il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, “grazie a imprese di ogni dimensione che sanno trasformare la materia in prodotto, anche partendo dai rifiuti. L’Italia è tra le prime grandi economie manifatturiere, secondi in Europa per circolarità. Ed è per questo che abbiamo fatto della circolarità una politica industriale, anche per quanto riguarda le materie prime critiche”.
L’Italia è il Paese europeo che consuma più acqua per uso civile e per uso industriale, ed è al secondo posto per i prelievi per usi agricoli, dopo la Spagna. La disponibilità di acqua per abitante all’anno in Italia, con circa 2.260 m³ è meno della metà della media UE. Il cambiamento climatico, secondo Ispra, ha contribuito a ridurre del 20 per cento la disponibilità idrica rispetto agli inizi del Novecento. Nell’estate del 2024 circa il 40 per cento del territorio nazionale è stato colpito da siccità. La rete idrica italiana disperde oltre il 40 per cento dell’acqua immessa. Secondo stime ENEA, il riutilizzo delle acque depurate in Italia è solo al 4 per cento, sebbene il potenziale di recupero idrico nazionale potrebbe raggiungere il 23 per cento.










