Bruxelles – Accelerare l’uscita dai combustibili fossili, triplicare le energie rinnovabili e rafforzare l’adattamento ai cambiamenti climatici. È questa la linea che fonti europee riferiscono che l’Unione europea porterà alla COP31, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima in programma dal 9 al 20 novembre ad Antalya, in Turchia. Per Bruxelles, l’obiettivo è passare dagli impegni politici alla loro attuazione concreta, senza rimettere in discussione gli accordi già raggiunti.
La COP, acronimo di Conference of the Parties, è il vertice annuale dei Paesi aderenti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Vi partecipano quasi 200 Stati, chiamati a negoziare le strategie globali per contenere il riscaldamento globale, ridurre le emissioni e sostenere i Paesi più vulnerabili. Dopo l’Accordo di Parigi del 2015 e il primo bilancio globale sul clima del 2023, la COP31 dovrà concentrarsi soprattutto sull’attuazione degli obiettivi già concordati. La prima settimana sarà dedicata prevalentemente agli eventi paralleli e al confronto con i partner internazionali, mentre nella seconda entreranno nel vivo i negoziati.
“Questa non è la COP della rivoluzione, è la COP dell’attuazione”, hanno spiegato fonti europee durante un briefing con la stampa. La posizione negoziale approvata dai Ventisette il 12 ottobre indica come priorità il rispetto degli impegni assunti a Dubai nel 2023: triplicare la capacità globale di energia rinnovabile, raddoppiare il tasso di miglioramento dell’efficienza energetica e avviare la transizione dai combustibili fossili. Bruxelles vuole inoltre sostenere una maggiore elettrificazione dell’economia, possibilmente alimentata da fonti pulite, e lavorerà affinché il tema trovi spazio nelle conclusioni politiche del vertice.
Tra gli altri dossier ci sono quelli della riduzione delle emissioni di metano e il contrasto alla deforestazione, con l’obiettivo di arrestarla e invertirne la tendenza entro il 2030. L’UE intende inoltre partecipare ai negoziati sugli indicatori di adattamento di Belém, che dovranno fornire un quadro condiviso per misurare i progressi dei singoli Paesi, e presentare ai partner internazionali il proprio quadro sulla resilienza climatica.
Più delicato il capitolo dei finanziamenti. Nel 2025 l’UE e i suoi 27 Stati membri hanno fornito 32,3 miliardi di euro di risorse pubbliche per il clima e mobilitato altri 9,3 miliardi di finanziamenti privati a sostegno dei Paesi in via di sviluppo. Bruxelles sostiene l’impegno a triplicare i finanziamenti per l’adattamento entro il 2035, ma non intende assumere nuovi impegni economici oltre il quadro concordato a Baku, che prevede almeno 300 miliardi di dollari all’anno entro il 2035. La priorità, hanno chiarito le fonti europee, sarà migliorare l’accesso alle risorse esistenti e destinarle ai Paesi più vulnerabili.
Sul fronte degli obiettivi climatici, i Ventisette riconoscono che il superamento temporaneo della soglia di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali è ormai probabile. L’UE chiede tuttavia di limitare durata ed entità dello sforamento, con una traiettoria che riporti il riscaldamento entro quel tetto alla fine del secolo. Ad Antalya, la sfida sarà trasformare questi impegni in risultati concreti, difendendo la cooperazione multilaterale in un contesto geopolitico sempre più frammentato.












