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    Home » Politica » Sicurezza, Londra vuole stretta cooperazione con l’Ue dopo la Brexit

    Sicurezza, Londra vuole stretta cooperazione con l’Ue dopo la Brexit

    Il ministro del Commercio britannico spera nel “più stretto accordo di cooperazione possibile” con Bruxelles. Nel frattempo Theresa May continua a fronteggiare spaccature interne sull'accordo finale sulla Brexit

    Caterina Tani</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/CTBRX" target="_blank">CTBRX</a> di Caterina Tani CTBRX
    15 Giugno 2018
    in Politica

    Bruxelles – Nonostante l’imminente divorzio dall’Ue, Londra non vuole rinunciare ai suoi legami con l’Unione in materia di politica estera e sicurezza, secondo quanto espresso da David Lidington, il ministro del Commercio britannico.

    Il Regno Unito vuole mantenere “il più stretto accordo di cooperazione possibile” ha dichiarato il ministro, parlando con il giornale tedesco Frankfurter Allgemeine il 15 giugno.

    Dopo la Brexit, e a seconda dal soddisfacimento di alcune condizioni chiave, la Gran Bretagna potrebbe essere aperta a una stretta collaborazione con l’Ue nell’ambito di una forza di intervento rapido, ha spiegato Lidington.

    La Gran Bretagna ha ripetutamente affermato di voler condividere parte dell’intelligence e della sicurezza con i suoi vicini europei per combattere gli effetti del terrorismo globale.

    Il ministro ha spiegato che la futura cooperazione di Londra con l’Ue, per quel che riguarda la politica estera la sicurezza, potrebbe essere formalizzata in un accordo. Un’idea, ha aggiunto Lidington, potrebbe essere quella di fare partecipare il ministro degli Esteri britannico alle riunioni del Consiglio affari Esteri Ue.

    Ma, secondo il ministro, sarebbe opportuno trovare nuovi formati per la cooperazione tra l’isola e il continente, dal momento che, ha dichiarato, “se l’Ue orienta sempre le sue proposte nei negoziati” in linea con “accordi esistenti con altri Paesi, c’è il rischio che alla fine ne risulti meno sicurezza per tutti”.

    Lidington ha affermato che il maggior rischio nei negoziati attualmente in corso è un divorzio amaro e divisivo, che potrebbe essere sfruttato dalla Russia e da coloro che hanno rifiutato i valori e la cooperazione europei.

    Nel frattempo, nel Parlamento britannico…

    Nel frattempo Theresa May sta lottando per unire il Partito conservatore attorno al suo piano per lasciare l’Ue, cercando di bilanciare le richieste di coloro che vogliono i legami più stretti possibili con il blocco e altri che vogliono una rottura netta.

    All’inizio di questa settimana, aveva calmato gli animi dei Tory ribelli Remainer, dicendo loro che il parlamento sarebbe stato in grado di avere voce in capitolo sull’accordo finale sulla Brexit, attraverso un emendamento al disegno di legge sul ritiro dell’Ue – il cosiddetto EU Withdrawal Bill.

    Tale emendamento avrebbe avuto l’obiettivo di prevenire una “no-deal” Brexit, consegnando ai parlamentari il potere di avere voce in capitolo sull’operato del governo se questo non fosse riusito a raggiungere un accordo con Bruxelles entro la fine di gennaio 2019.

    Ma l’emendamento, che è stato votato il 14 giugno, è stato modificato all’ultimo momento prima del voto, scatenando le ire funeste dei Tory ribelli.

    La modifica, nello specifico, prevede che,  in caso di “No-deal”, il Parlamento possa solo prendere atto della posizione –  invece che fornire indicazioni al governo.

    Dominic Grieve, ex procuratore generale e leader dei Tory ribelli, che ha proposto l’emendamento, ha commentato “Semplicemente non capisco perché l’abbiano fatto … “Sembra un po ‘uno schiaffo in faccia”.

    L’emendamento sarà votato nuovamente lunedì nella Camera dei Lord.

    Tags: AllgemeinebrexitDavid LidingtonDominic GrieveEU Withdrawal BillLidingtonno dealRemainerTheresa MayTory

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