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    Home » Economia » Vacondio (Federalimentare): Benvenuti a Ceta e Mercosur, e non capisco il terrorismo sulla sicurezza alimentare in Italia

    Vacondio (Federalimentare): Benvenuti a Ceta e Mercosur, e non capisco il terrorismo sulla sicurezza alimentare in Italia

    "L'export è dell'industria alimentare, non del primario, e noi vogliamo essere gli interlocutori delle istituzioni"

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    17 Settembre 2019
    in Economia
    Il Lina stores, un "italian delicatessen" a Soho, Londra

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    Roma – Un reggiano, che lavora a Modena da una vita. Amministratore di Molini Industriali e da alcuni mesi presidente di Federalimentare, l’associazione di Confindustria che rappresenta l’industria dell’alimentazione. Ivano Vacondio è un ex calciatore della Spal (quando era in Serie C), che a un certo punto decise che la sua strada era un impiego in azienda, dove poi da impiegato ha salito tutti i gradini, fino a diventarne amministratore e azionista di riferimento.

    Ivano Vacondio

    Un tipo deciso, un tipo che vuol portare il suo settore ad essere stabilmente nei tavoli che contano: “Noi conosciamo i mercati, e vogliamo essere gli interlocutori primari delle istituzioni, in Italia e in Europa”. E porta anche i numeri: “Esportiamo per 38 miliardi, il settore primario (cioè l’agricoltura, ndr) per 7 o 8, non c’è partita, è chiaro chi è protagonista del Made in Italy nel Mondo”. Lo incontriamo a Roma, in una bellissima piazza del centro storico in una giornata di sole, e, da tipo atletico quale è rimasto, è difficile farlo mettere a sedere per avere una conversazione un po’ più organizzata, senza equilibrismi col taccuino. “Noi abbiamo storicamente difficoltà – si lamenta più volte – a parlare con le istituzioni, e ad esempio a far capire che il Made in Italy è anche un prodotto non necessariamente fatto con tutta materia prima italiana, e per un motivo semplice: quel che produciamo nel nostro paese non basta all’industria, né per il mercato interno né per l’export”. E su questa strada intende invece camminare Vacondio, prendersi lo spazio che secondo lui spetta alla sua industria.

    Per l’export “ci serve l’aiuto della politica, in Italia come in Europa. Fino ad ora le Piccole e medie imprese hanno fatto moltissimo, ma non basta più. L’Unione europea deve aiutarci non dobbiamo chiedere che si allarghino i cordoni della borsa, che ci sia più flessibilità… noi dobbiamo stare nell’Unione con dignità, riducendo il debito e le spese. E lo stesso vale per il nostro settore, non chiediamo finanziamenti, ma politiche, per impedire che gli Stati Uniti pongano dei dazi, ad esempio, e per sostenere accordi bilaterali che aprano a mercati nuovi, dove si cercano i nostri prodotti di eccellenza. Abbiamo margini di crescita enormi ad esempio in Cina, in Vietnam”.

    E Vacondio non vuole ascoltare le lamentazioni di chi dice che gli accordi siglati dall’Unione europea sono stati un danno per il settore agroalimentare: “E’ Evidente che ogni accordo è un compromesso, e fino ad ora intese come il Ceta, il Mercosur o quella con il Giappone hanno dato benefici decisamente superiori ai costi. E questo lo diremo anche ai deputati europei, che incontreremo all’inizio di ottobre a Bruxelles”.

    Il settore però lamenta delle difficoltà in tutta Europa, sarà la crisi degli anni passati, saranno i comportamenti alimentari che cambiano, “sì – ammette – il settore è ‘povero’, è in difficoltà in tutta Europa. E’ una filiera che deve essere valorizzata senza però cercare un colpevole”. Vacondio ammette che “il mercato mondiale è depresso, che la grande distribuzione è in difficoltà, che il calo dei consumi ha fiaccato l’intero settore, ma la marginalità (il guadagno, ndr) si fa all’estero e per questo va sostenuto l’export europeo”.

    Una cosa che lo fa davvero innervosire è poi “il terrorismo sulla sicurezza alimentare in Italia. Non lo capisco, non c’è motivo di farlo neanche su quello che si importa. I risultato è che i consumi calano senza che ci sia un motivo di sicurezza. In Europa l’Autorità alimentare EFSA fa moltissimo, e in particolare in Italia i controlli delle varie autorità sulla produzione sono circa 720.000 l’anno e solo l’uno per cento risulta negativo, quasi nulla”.

    Tags: CetaexportfederalimentareIvano Vacondiomercosurunione europea

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