Bruxelles – “Le proposte franco-tedesche sono ambiziose, mirate e benvenute”, La presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Christine Lagarde è soddisfatta degli esiti dell’incontro di ieri tra la cancelliera tedesca e il presidente francese, e lo dice in una lunga intervista concessa al Corriere della Sera, El Mundo, Les Echos, Handelsblatt .
I 500 miliardi proposti per rilanciare l’economia europea “aprono la strada a un’emissione di debito a lungo termine effettuata dalla Commissione europea e soprattutto permettono di attribuire aiuti diretti importanti a favore degli Stati più colpiti dalla crisi. Ciò – continua Lagarde – dimostra lo spirito di solidarietà e di responsabilità a cui ha fatto riferimento la cancelliera la settimana scorsa. Non può esserci un rafforzamento della solidarietà finanziaria senza un maggiore coordinamento delle decisioni a livello europeo”.
La presidente dalla BCE ricorda poi le previsioni del suo Istituto sull’andamento dell’economia europea: “I nostri scenari vanno da una recessione del 5% a una del 12% nell’area euro per quest’anno, con un’ipotesi centrale dell’ 8%. Rivedremo le proiezioni il 4 giugno, ma ci aspettiamo nello scenario più grave una caduta del prodotto interno lordo del 15% solo per il secondo trimestre”.
Per la ripartenza si dovrà anche mettere mano al Patto di Stabilità e Crescita. “Penso che questa crisi sia una buona occasione di modernizzare le modalità del Patto di stabilità e di crescita, oggi sospeso – afferma Lagarde -. In passato sono state fatte delle proposte innovative, in particolare da parte dell’Fmi, che sarebbe utile riesaminare. Ne va misurata la pertinenza e l’efficacia. Credo che i termini del Patto di stabilità e di crescita debbano essere rivisti e semplificati prima che si pensi a reintrodurlo, quando saremo usciti da questa crisi»
Riguardo all’intervento del Fondo Salvastati, il MES, anche Lagarde ripete che “le linee di credito del MES non hanno niente a che fare con i piani di salvataggio del passato. Si tratta di offerte di prestiti che possono andare fino al 2% del Pil di ogni Paese, a tassi molto bassi e a condizioni minime. Basta dimostrare che i fondi sono destinati alle spese sanitarie dirette e indirette volte a lottare contro la pandemia”.


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