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    Home » Editoriali » Non usare il MES indebolisce l’Italia

    Non usare il MES indebolisce l’Italia

    Lorenzo Robustelli</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@LRobustelli" target="_blank">@LRobustelli</a> di Lorenzo Robustelli @LRobustelli
    3 Luglio 2020
    in Editoriali
    Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

    Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte

    L’Italia vuole che il Recovery fund europeo sia di 750 miliardi, 500 dei quali a fondo perduto? L’Italia vuole che questo programma parta al più presto? L’Italia vuole davvero far fronte alle difficoltà in cui versano i suoi imprenditori e i suoi lavoratori? Allo si prenda questi 36 miliardi del MES, in questo momento sono la miglior tattica negoziale per ottenere anche l’obiettivo grande, i 175 miliardi che sono la fetta che potrebbe spettarle del piano della Commissione europea.

    Anche perché i soldi del MES sono lì, pronti entro pochi giorni, gli altri, con l’aria che tira, se arriveranno a gennaio 2021 sarà già un successo.

    Continuare a dire “no”, come fa l’opposizione, e vabbè, ma anche una consistente parte della maggioranza, un gruppone di 5 Stelle, è una posizione del tutto incomprensibile per i partner europei, lo è per i frugali ma lo è anche per Angela Merkel, che ha detto chiaramente che l’Italia quei soldi li deve prendere.

    Fuori dai nostri confini non è che si analizzi la politica italiana con la finezza che si usa in patria, non è che si dice: “Una buona fetta del governo vorrebbe accedere al MES, ma altri hanno una posizione ideologa contraria, dunque non c’è niente di nascosto, nessun ‘trucco’ in arrivo, ma solo una scarsa capacità di governo da parte di alcuni”. No, quello che si dicono, e che amano opporre ad esempio gli olandesi, è che “l’Italia non vuole quei soldi per qualche strano motivo incomprensibile, perché in realtà stanno nascondendo qualcosa, una situazione di bilancio più disastrosa di quanto si sappia, e per calcoli loro pensano sia meglio così”. Ci si accusa di scarsa trasparenza, oltre che di incapacità ad affrontare una situazione che per tutti gli altri, ripetiamo, tutti gli altri, in Europa è invece cristallina: ci sono dei soldi a costo praticamente zero, enormemente più basso del normale costo di mercato (prendendoli a dieci anni si risparmierebbero forse 500 milioni l’anno secondo molti economisti, e anche secondo il ministero dell’Economia, prendendoli a sette il costo sarebbe addirittura sotto zero), nella situazione italiana sarebbe folle non prenderli.

    Ed infatti è folle.

    Lo dice anche un gruppo di noti economisti che ha rivolto un appello alle autorità perché quei soldi si prendano, sfatando anche, come hanno già fatto in molti, come Carlo Cottarelli, le falsità che si stanno dicendo. C’è gente di diverse provenienze, del calibro di Enrico Giovannini, Ernesto Auci, Ferdinando Nelli Feroci, Franco Bassanini, Stefano Micossi, Lorenzo Bini Smaghi, Marcello Messori, Gloria Bartoli tutti insieme per spiegare che, ad esempio, se “nessun altro Paese, se non forse Cipro, sta attualmente pensando di fare domanda è che nessun altro paese ha uno spread alto come il nostro” e dunque a loro il mercato normale offre condizioni simili. Spagna e Portogallo sono alla metà dell’Italia, e la Grecia, che ha uno spread vicino al nostro, “non ha motivo di accedere al MES perché quest’anno non ha quasi bisogno di ricorrere al mercato”. Alto allarme ingiustificato è che i crediti MES sono privilegiati e quindi tendono a far aumentare il costo del resto del debito. “Al contrario, il credito di un’istituzione internazionale è un segnale di fiducia nei confronti di un Paese e tende addirittura ad avere un effetto catalizzatore degli investimenti privati”, scrivono gli esperti.

    Poi c’è l’obiezione davvero incomprensibile che toccare i soldi del MES darebbe uno stigma negativo sull’Italia. Abbiamo scritto prima che la questione è esattamente il contrario, e l’appello afferma anche che “con il ricorso al MES poco o nulla cambierebbe nella percezione dell’Italia da parte degli investitori”.

    Due cose deve fare l’Italia per presentarsi forte e credibile sul tavolo dell’Unione: accettare i soldi del MES e presentare un piano di riforme strutturali serio, credibile, con scadenze già fissate e un impegno evidente di tutta la maggioranza a realizzarlo. Per una volta l’interesse nazionale combacia perfettamente con quello europeo, è un momento che va sfruttato, perché davvero l’Unione è oggi pronta a pagare perché noi rinnoviamo la nostra casa. Non è cosa di tutti i giorni.

    Conquistare una credibilità a livello europeo vorrebbe dire conquistarla a livello globale, anche per investitori che arrivano da lontano.

    E bisogna fare in fretta.

    “Raggiungere un accordo rapido e ambizioso sul piano di rilancio europeo è la massima priorità dell’Unione europea per le prossime settimane”, ha ribadito ieri la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha organizzato anche una sorta di pre-vertice (il Consiglio europeo sarà il 17 e 18 luglio) mercoledì prossimo con David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, Angela Merkel, cancelliera tedesca e Charles Michel, presidente del Consiglio europeo “per fare il punto sui progressi compiuti e preparare gli intensi negoziati politici che ci aspettano”. L’Italia non può mettersi di traverso, non può presentarsi “scoperta” agli attacchi che certamente verranno al Piano della Commissione che è stato scritto, va ricordato, anche sulla base delle richieste italiane, con una grande opera di diplomazia che non si può ora buttare all’aria. Bisogna dimostrare capacità di governo, affidabilità, non solo di saper tendere la mano a coppetta.

    Bisogna fare in fretta anche perché il Patto di stabilità non sarà sospeso in eterno. Non potremo continuare ad accumulare debito e deficit senza limiti come accade dall’esplosione della Pandemia

    Il gruppo di esperti indipendenti che vigila sull’applicazione delle regole del Patto di stabilità, il Fiscal board, mercoledì ha raccomandato alla Commissione di rivedere al più tardi la prossima primavera lo stop temporaneo delle regole del Patto di Stabilità e Crescita. Il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis ha già spiegato che, sebbene le indicazioni siano in linea con il pensiero della Commissione, al momento non è previsto un calendario definito per ripristinare pienamente le regole del Patto di Stabilità. Ma la pressione cresce, appena altri Paesi si saranno rimessi in carreggiata anche da qualche cancelleria si chiederà di tornare alla normalità. E per l’Italia potrebbe essere molto più difficile che per altri farlo.

    “Sarà necessaria una forte leadership politica per giungere a una conclusione rapida e fruttuosa” sul piano di rilancio europeo, ha detto von der Leyen, e proprio qui sta il punto.

    Tags: Angela Merkelconsiglio europeoitaliamesrecovery fund

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