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    Home » Politica Estera » Investimenti e più cooperazione, ora l’UE vuole il controllo del bacino del Mediterraneo

    Investimenti e più cooperazione, ora l’UE vuole il controllo del bacino del Mediterraneo

    Presentata la nuova proposta di agenda per il vicinato meridionale, che implica affermare presenza e sfera d'influenza in nord Africa e Medio Oriente. Si parte con 30 miliardi di euro. Sfida a Russia e Turchia. Borrell: "Agire a stretto contatto come partner, nell'interesse di tutti noi"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    9 Febbraio 2021
    in Politica Estera
    Il commissario per l'Allargamento e le politiche di vicinato, Oliver Varhely, mentre illustra la nuova agenda per il Mediterraneo [Bruxelles, 9 febbraio 2020]

    Il commissario per l'Allargamento e le politiche di vicinato, Oliver Varhely, mentre illustra la nuova agenda per il Mediterraneo [Bruxelles, 9 febbraio 2020]

    Bruxelles – L’Unione europea prova a essere sempre più presente sullo scacchiere internazionale, e lo fa attraverso un piano di influenza per il mar Mediterraneo che intende rafforzare la presenza a dodici stelle in un territorio già oggetto di mire e contese. Il nome della strategia  – “Nuova partnership con il vicinato meridionale – Una nuova agenda per il Mediterraneo” – non intende lasciare nulla di celato. 

    Di fatto l’UE dichiara al mondo intero di essere interessata al controllo dell’area. Nord Africa e Medio Oriente: l’Europa vuole sottrarre queste regioni a Russia e Turchia, che da tempo si sono riposizionate accrescendo presenza e influenza in zone del globo fino a non poco tempo fa appannaggio di altri attori. La Libia è il terreno che più di ogni altro conferma l’accresciuto peso russo nella fascia del Maghreb, mentre la Siria e l’offensiva turca contri i curdi hanno mostrato il vuoto europeo in un’area sempre più strategica.

    L’UE intende rilanciare la sua politica nei confronti di Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. Ma nella comunicazione indirizzata agli Stati membri si precisa che la stessa UE “sarà inoltre pronta a esplorare ulteriori cooperazioni regionali, subregionali o trilaterali e iniziative congiunte tra i paesi partner su tutta la linea, anche alla luce della recente normalizzazione delle relazioni tra Israele e una serie di paesi arabi” che non modifica l’approccio dell’UE per una soluzione a due Stati nella questione israelo-palestinese.

    La lotta alla pandemia rappresenta un nuovo tassello ulteriore attorno cui rilanciare la politica per il vicinato orientale. Si intende accelerare la distribuzione di siero anti-COVID in ciascuno dei Paesi oggetto del partenariato, e si ragiona alla possibilità di istituire “un meccanismo di condivisione dei vaccini”.

    Ma l’iniziativa geopolitica dell’UE richiederà impegni economico-finanziari la cui copertura è al momento non chiara. Tra tutti i vari fondi comunitari il team von der Leyen si dice sicuro che si potranno mobilitare almeno 30 miliardi di euro di risorse. Ma visto che uno degli obiettivi dichiarati di questa nuova strategia per il Mediterraneo è “sostenere i partner nei loro sforzi di ripresa”, appare quantomeno dubbio che 30 miliardi per dieci Paesi possano bastare. Basta pensare che il meccanismo per la ripresa di cui l’UE si è dotata per cancellare la recessione da Coronavirus ha un ordine di grandezza pari a 750 miliardi di euro.

    L’UE intende spendere per il rilancio dei Paesi del bacino del Mediterraneo un venticinquesimo di quello messo in campo per risollevare sé stessa. Una scommessa, che però a Bruxelles sono convinti di vincere, consapevoli che da qualche parte e in qualche modo occorre comunque iniziare. “Le sfide nel Mediterraneo, molte delle quali derivanti dalle tendenze globali, rimangono scoraggianti”, ricorda l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’UE, Josep Borrell. “Per affrontare queste sfide dobbiamo rinnovare i nostri sforzi reciproci e agire a stretto contatto come partner, nell’interesse di tutti noi. Questo è lo scopo di questa nuova agenda”.

    Tra gli assi portanti di questa nuovo politica per il vicinato sud, il sostegno all’istruzione. L’UE propone di sostenere l’integrazione della gioventù nelle politiche nazionali, aiutare i nostri partner a migliorare la governance dei loro sistemi educativi e dare priorità all’affrontare le cause strutturali dell’abbandono scolastico. Queste tre azioni implicano la centralità dei Paesi della regione del Mediterraneo per programmi quali Erasmus+ (mobilità studentesca e giovanile), Marie Curie (formazione e tirocini), Horizon Europe (ricerca e sviluppo), Europa creativa (cultura).

    Formazione e preparazione quale chiave di rinascita economica e freno per i migranti economici. A questo si aggiungono sostegni mirati per Paesi per sviluppo di economia circolare e modelli produttivi sostenibili (Algeria e Marocco), ricostruzione (Libano), sostegno all’occupazione e alle imprese (Palestina), ammodernamento dei servizi di trasporto pubblico (Egitto), nuovi accordi di cooperazione per l’aviazione civile (Tunisia).

    “In stretto dialogo con i nostri partner, abbiamo individuato una serie di settori prioritari, dalla creazione di crescita e occupazione, agli investimenti in capitale umano o al buon governo”, sottolinea Oliver Varhely, commissario per l’Allargamento e le politiche di vicinato. Si parte da qui, dal risultato di queste consultazioni. Con la proposta di oggi si inaugura “un nuovo inizio nelle nostre relazioni con i nostri partner meridionali”. Concorrenti permettendo.

    Tags: AlgeriacoronavirusegittoGiordaniaisraeleistruzionejosep borrellLibanoMaroccoMedio OrientemediterraneoNord AfricaOlivér Várhelyipalestinarussiasiriatunisiaturchiauevaccino covidvicinato meridionale UE

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